Grande agitazione e tensione ai vertici della Regione Lombardia perché si profila un possibile disavanzo nel bilancio regionale dovuto ai maggiori costi complessivi della spesa globale sanitaria, che in questo momento non hanno copertura finanziaria e che impongono addirittura un freno alle assunzioni programmate e approvate nelle varie ASST per garantire i vari piani strategici Il messaggio per i dirigenti è” niente nuove assunzioni se non quelle necessarie per coprire buchi di pensionamenti e dimissioni.”
Del resto l’aumento dei costi è certificato dalle tabelle ufficiali presentate in Regione dall’Assessore Bertolaso il 10 marzo in una informativa urgente. Mentre l’Assessore continua a sostenere che i conti sono sotto controllo, anche a partire dalla sua esposizione (che continua a puntare sulla narrazione della eccellenza della sanità lombarda) si evidenzia comunque una oggettiva e grave discrepanza fra quello che la Regione si aspetta dallo stato centrale e quello che il governo intende per ora dare.
Quindi il deficit è possibile, ma non ancora certo né quantificabile. La discrepanza oscilla fra 1 miliardo e 600 mila euro e 200 mila euro. E’ comunque assodato che la spesa sanitaria lombarda è lievitata nella componente farmaceutica, in quella relativa a beni e servizi e in quella per il personale causa il riconoscimento dei rinnovi contrattuali. I risultati finali sono incerti anche perché è in atto una contrattazione fra Regione e Governo e non è ancora stato concluso il passaggio decisivo nella conferenza Stato Regioni. In quel contesto è aperta anche la richiesta da parte di altre regioni di rivedere le modalità con cui si ripartisce il fondo nazionale. Il conflitto fra Regione Lombardia e Governo nasce da gennaio in occasione della approvazione della ripartizione del FSN del 2025 e si tratta di una questione squisitamente politica.
Il Governo sarebbe disponibile ad un nuovo criterio di riparto del FSU chiesto e rivendicato dal governatore dell’Abruzzo, Marco Marsilio, eletto nelle fila di Fratelli d’Italia, insieme ai governatori di Molise (centro destra), Umbria, (centro sinistra) Basilicata (centro destra), Calabria (centro destra), Sardegna (centro sinistra) per compensare le Regioni “a bassa densità demografica” e “con forte dispersione territoriale” ai fini di una ripartizione ritenuta più equa.
Un problema, questo, che divide gli schieramenti di centro destra e di centro sinistra e che ripropone drammaticamente nella concretezza dei bisogni di salute dei territori il nodo della lotta necessaria contro l’autonomia differenziata, che di fatto è già in essere nella sanità, fatto che ha prodotto solo aumento delle disuguaglianze e dei profitti della sanità privata convenzionata e non. Il carattere dirimente di tutti questi problemi purtroppo non emerge dallo stanco dibattito che è avvenuto in consiglio regionale lombardo fra chi dice che i conti sono in ordine e chi, l’opposizione del centro sinistra, non ci crede e paventa che questo vada a detrimento della qualità del SS lombardo.
Nel linguaggio popolare si direbbe che scoprono l’acqua calda. Le spese sanitarie aumentano e la regione deve ottenere più fondi dal governo centrale. Ma se li spende come in passato dando più soldi ai privati convenzionati per abbattere le liste di attesa o ai medici a partita Iva per far fronte a un organico inadeguato, la situazione peggiorerà fino al collasso.
Ci vuole un cambio di passo e un’inversione delle priorità: da subito un grande piano di assunzioni che tenga conto di tutte le carenze accumulate da anni di blocco delle assunzioni praticato da tutti i governi passati, (tecnici, di centro destra e di centro sinistra) a cui si aggiunge il personale necessario per le Case di Comunità e gli Ospedali di comunità che sono state aperte con i fondi europei del PNRR e che ora sorgono semivuote o incomplete nei territori. Inoltre deve essere chiaro a chi lotta per la difesa del Servizio Sanitario Nazionale che gli aumenti del Fondo devono essere indirizzati solo alla Sanità Pubblica.
Solo così si ferma la privatizzazione e si ripristina il diritto di tutte e tutti alla salute, come viene affermato nell’art. 32 della nostra costituzione. L’opposizione non si può più muovere dentro al meno peggio del neoliberismo, ma costruire la rottura con quel paradigma.