✍ Editoriali

L’ Europa della polvere da sparo e del clima tradito

Mentre il pianeta brucia e i territori europei fanno i conti con una crisi climatica che non è più una minaccia futura, ma una devastante realtà quotidiana, la Commissione Europea compie l’ennesimo avvitamento ideologico. La decisione di tagliare il sistema ETS (Emission Trading System) non è soltanto un errore tecnico. È un atto di capitolazione politica, una scelta demenziale che certifica il definitivo mutamento genetico dell’Unione: da progetto di pace e transizione ecologica a fortezza militarizzata, sorda ai bisogni dei suoi cittadini. Il quadro d’insieme è del resto disarmante.

Osserviamo un’Europa sempre più votata al riarmo, dove le risorse pubbliche vengono sottratte con scientifica freddezza al welfare, alla sanità e alla riconversione industriale verde per essere iniettate nei bilanci della difesa. Le priorità di Bruxelles si misurano ormai in munizioni, non in pannelli solari o tutele sociali.

In questa recrudescenza bellicista, persino i valori fondamentali di accoglienza e diritti umani vengono calpestati: il rifiuto sistematico di concedere asilo ai disertori ucraini – uomini che scelgono semplicemente di non uccidere e non morire per una guerra di logoramento – mostra il volto più cinico e spietato di questa nuova dottrina eurounitaria.

La bussola etica ed economica è completamente smarrita. Lo dimostra il viaggio oltreoceano di Christine Lagarde, volata negli Stati Uniti non per concertare piani di pace o investimenti transnazionali nella resilienza climatica, ma per decifrare gli oracoli geopolitici di Washington.

L’obiettivo dei banchieri centrali è cinico nella sua linearità: capire se la ripresa della guerra con l’Iran significherà una nuova fiammata dell’inflazione e, di conseguenza, un ulteriore e asfissiante rialzo dei tassi d’interesse. Siamo ostaggi di un’economia di guerra permanente, dove le vite delle persone e il potere d’acquisto dei lavoratori sono ridotti a semplici variabili macroeconomiche da calibrare in base alle bombe che cadono in Medio Oriente.

In questo scenario di totale smarrimento, il taglio delle quote ETS rappresenta il colpo di grazia alla credibilità ambientale dell’Unione. Proprio nel momento in cui i cambiamenti climatici si manifestano con una violenza inaudita, colpendo milioni di europei con alluvioni, siccità prolungate e ondate di calore killer, Bruxelles decide di allentare la pressione sui grandi inquinatori. Le ripercussioni sulla salute pubblica e sulla vivibilità delle nostre città saranno enormi e sempre più pesanti nei prossimi anni.

L’aumento delle malattie respiratorie, il collasso dei sistemi sanitari locali sotto il peso delle emergenze climatiche e l’invivibilità di intere regioni non sono distopie, ma cronaca di un disastro annunciato e parzialmente sovvenzionato dallo Stato.Scegliere di depotenziare l’unico strumento di mercato strutturato per penalizzare le emissioni fossili significa fare un regalo alle lobby industriali della vecchia energia, sacrificando il futuro collettivo sull’altare di un profitto a brevissimo termine.

È la logica del paradosso: si taglia la spesa sociale per finanziare le armi e si tagliano le tutele ambientali per non disturbare i manovratori dell’energia sporca. L’Europa ha deciso di abdicare al suo ruolo di leader globale nella transizione ecologica per riscoprirsi una potenza militare di seconda fascia, impoverita nel welfare e vulnerabile di fronte alla natura che si ribella.

Questa non è la transizione che ci era stata promessa; questo è il manifesto di un continente che ha deciso di rassegnarsi al proprio declino ecologico, sociale e morale.

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