Editoriali

Aggressione all’Iran. Torniamo in piazza contro la guerra infinita

In queste ore si parla molto della uccisione dell’ayatollah Khamenei, molto meno meno dell’uccisione di 108 bambine, ma forse il numero è ancora superiore, in una scuola elementare e di centinaia di altri civili iraniani a seguito dell’attacco criminale di Usa e Israele all’Iran. Effetto collaterale dei bombardamenti che portano la pax imperiale di Trump con al seguito il fido Netanyahu, una pax il cui obbiettivo è non solo l’abbattimento (in forme violente e illegali) di un regime ma la distruzione di un intero Paese e delle relazioni che questo intrattiene con Russia e Cina. Pazzoidi criminali nei cui confronti non si registra nessuna condanna, nessuna ferma opposizione politica nell’emisfero occidentale. Come nel caso del genocidio del popolo palestinese le accuse di violazione del diritto internazionale fioccano da mezzo mondo ma non dalle classi dirigenti dell’Occidente, dell’Ue che cianciano di democrazia, di libertà, di diritti umani prodomo loro. Che giustificano senza ritegno l’atto di aggressione militare. Che mettono a disposizione, come nel caso dell’Italia, le basi militari per partecipare alle operazioni di guerra. Al massimo si assiste a qualche espressione di preoccupazione, qualche pigolio politico su una possibile escalation che non cambia la sostanza delle cose. Un atteggiamento rivoltante. La “guerra infinita”, per queste classi dirigenti, è diventata una componente irrinunciabile per fare affari, per rispondere alle crisi economiche devastanti che attraversano i loro rispettivi paesi, per mantenere in vita un sistema economico malato fino al midollo, un sistema che vive di predazione, sfruttamento, diseguaglianze. Torniamo in piazza contro la guerra, il genocidio, il riarmo. Torniamo in piazza contro una classe dirigente degenerata che ci ha portato sul baratro di una guerra infinita, di un omicidio di massa.

Il Partito Democratico: l’illusione dell’identità nel recinto del neoliberismo bellicista

L’analisi di Antonio Floridia su Il Manifesto del 26 febbraio solleva una questione annosa: la presunta mancanza di un’identità politico-culturale del Partito Democratico, descritto come un “partito-ombrello” svuotato di senso e in balia dei segretari di turno. Tuttavia, questa critica appare parziale e, in ultima istanza, fuorviante.

Il problema del PD non è l’assenza di identità, ma l’esatto contrario: la sua natura fin troppo definita e strutturalmente immodificabile di pilastro dell’ordine neoliberista e dell’atlantismo più intransigente.

Mentre il dibattito interno si trascina su stanchi schemi tra “riformisti” e “sinistra identitaria” di Elly Schlein, si ignora sistematicamente l’elefante nella stanza. Il PD non è un’entità incompiuta; è, fin dalla sua nascita (la fusione a freddo tra post-comunismo di governo e cattolicesimo liberale), il terminale politico delle classi dominanti e dei vincoli esterni. La sua vera identità è scolpita nel dogma dell’austerità europea e in un’accettazione acritica delle ricette economiche che hanno smantellato lo stato sociale e precarizzato il lavoro in Italia negli ultimi trent’anni.

L’attuale segreteria Schlein, nonostante la retorica sui diritti civili e una vaga redistribuzione, non ha minimamente scalfito questa corazza. Quando si arriva ai nodi cruciali della politica internazionale e della spesa pubblica, la continuità con il passato è totale.

Il PD rimane la forza politica più organicamente piegata al bellicismo occidentale di marca neocon. Il sostegno incondizionato all’escalation militare, l’allineamento ai diktat della NATO e l’accettazione di un’economia di guerra sono i veri tratti distintivi di un partito che ha barattato il pacifismo storico della sinistra con un ruolo di guardiano del regime liberista in crisi, di cui sottovaluta o ignora le contraddizioni evidenti che richiederebbero svolte sul terreno sociale, ambientale e di equilibrî internazionali.

In questo contesto, invocare una “rielaborazione identitaria” come fa Floridia è un esercizio di stile che non tocca il punto: il PD non può cambiare perché la sua funzione sistemica è proprio quella di impedire l’emergere di una vera alternativa al neoliberismo.

È un apparato deputato a gestire il declino entro i confini tracciati dai mercati, nella speranza che passi la nottata trumpiana e si ritorni al vecchio equilibrio. Una speranza vana, perché i problemi USA sono strutturali e rendono quel Paese un attore comunque problematico in un mondo che cambia e avrebbe bisogno di rivedere relazioni, collaborazioni economiche e politiche su un nuovo terreno plurale.

Fino a quando la “visione d’assieme” del partito sarà confinata nel perimetro dell’ordine costituito, ogni spostamento a sinistra resterà puramente cosmetico, utile solo a raccogliere qualche voto di protesta per poi riportarlo nell’alveo della conservazione dell’esistente. Il PD non è un progetto fallito; è un progetto riuscito fin troppo bene per chi lavora a perpetuare, con difficoltà enormi sul versante del radicamento e della credibilità popolari, un modello di gestione dell’ esistente su basi più o meno tecnocratiche, solidamente in connessione con un bipolarismo stanco ma ferreo.

Per lasciare da parte le illusioni di Floridia, occorre investire in un processo serio di costruzione di una soggettività plurale, connotata socialmente, in grado di mettere in piedi una alternativa chiara, capibile, da sostenere ogni giorno. È per questo che una assemblea come quella lanciata da Antonella Bundu per sabato a Firenze, rappresenta una vera boccata d’ossigeno, fuori da oziose domande, che non possono certo influire per cambiare la natura stabilita di un partito che ha quasi venti anni di storia acquisita

Pagina 1 di 18

⭐ In Evidenza

Io dico NO!

Renata Puleo, ex dirigente scolastica Con questa breve riflessione vorrei contribuire alla campagna referendaria per... Italia

Rogoredo non è un caso isolato

Tratto da Osservatorio Repressione Uso della forza, repressione del dissenso e scudo penale: quando la... Italia
Pagina 1 di 17

📰 Ultimi Articoli

C’è un giudice a Berlino, ma anche ad Agrigento, Roma e Palermo. Migranti salvati in mare: il diritto contro la prepotenza

Tratto dal blog www.dirittoepersona.it Si racconta che, alcuni secoli fa, il mugnaio...

ZES in Piemonte: l’ennesima promessa di cartone di Cirio. Un modello inefficiente che maschera l’assenza di una vera politica industriale

“La recente proposta del Presidente della Regione Alberto Cirio – dichiara Alberto...

Olgiate Comasco: Moretti applichi la costituzione antifascista

Circa due settimane fa siamo stati tra chi, con maggiore determinazione, ha...

Un aeroporto intercontinentale nella Valle del Mela? Ancora un progetto di devastazione territoriale e sociale

Non si fa a tempo, in Sicilia, a ingoiare la notizia di...

12 anni a Massimo Adriatici

Massimo Adriatici, l’ex assessore leghista di Voghera (PV) che cinque anni fa...

Cancellato il credito d’imposta per l’acquisto della carta per la pubblicazione di quotidiani e periodici. Il colpo finale alla carta stampata?

Paolo Bertolozzi, coordinatore nazionale dei Giovani Comunisti/e Apprendiamo come nel decreto Milleproroghe...

Diario da Gaza. Un libro da leggere

Diario da Gaza, di Wi’am Qudaib, uscito il 14 marzo del 2025...

Toscana Rossa, ricorso al TAR: le motivazioni confermano la necessità di andare avanti

​“In sostanza si conferma che c’è un vuoto nella legge, che vanifica...

Il Partito degli Affari si compatta: tutti insieme, centrodestra e centrosinistra, per il cemento

“L’ultima maschera – dichiara Alberto Deambrogio, segretario regionale PRC-SE per il Piemonte...

Senza consenso è stupro: una riflessione critica sul Ddl Bongiorno

  La storia infinita della libertà femminile non si è mai conclusa....

L’abisso dell’Occidente: il caso Epstein, i crimini contro l’umanità e il collasso del sistema di potere

Cade in frantumi la narrazione rassicurante delle democrazie occidentali, schiantandosi contro l’emergere...

Messina, riviera jonica tra propaganda e cemento: il doppio gioco che affonda il futuro del territorio

La riviera jonica messinese si trova oggi a un bivio drammatico, sospesa...
Pagina 1 di 51