✍ Editoriali
L’illusione dell’alternativa: il costo del militarismo e il declino del welfare nell’Italia bipartisan
Parliamo di fatti maledettamente concreti, non di supposizioni o peggio slogan vuoti e i fatti hanno la testa dura, soprattutto mettono in evidenza le contraddizioni palesi di retoriche di alternativa quando in realtà è solo alternanza.
Mentre il dibattito pubblico viene distratto da schermaglie di facciata, i numeri della finanza pubblica rivelano una realtà ben più cruda: l’Italia si è avviata verso un’economia di guerra strutturale con il consenso unanime del suo intero arco di “governabilità”. L’ultima deliberazione europea del prestito da 90 miliardi di euro all’Ucraina non è che l’ultimo tassello di un mosaico che vede l’Italia esposta per una cifra complessiva stimata tra i 15 e i 18 miliardi di euro (ma ci sono studi economici che parlano di 28 miliardi) se si sommano gli aiuti bilaterali diretti e la quota parte del debito comune europeo.
L’unanimità bellica dietro la finta contrapposizione
Al di là delle coreografie parlamentari, su un tema di portata storica come il sostegno militare a oltranza, la contrapposizione tra governo e il principale partito d’opposizione, il PD, svanisce. Entrambi hanno votato sistematicamente a favore dei pacchetti di aiuti e dei decreti per l’invio di armi, uniti dall’obiettivo bipartisan di “sconfiggere la Russia sul campo”. Questa convergenza di fatto trasforma l’alternativa politica in una semplice alternanza al potere: cambiano i volti dei ministri, ma non gli obiettivi strategici che vedono l’Italia subordinata a una logica di riarmo permanente. Perchè sia chiaro, non esiste il centrosinistra senza il PD che ne è il maggior partito.
Due pesi e due misure: Maastricht per il welfare, flessibilità per le armi
Il paradosso più stridente emerge dal confronto con le politiche sociali. Mentre sanità e scuola vengono strangolate dai vincoli del nuovo Patto di Stabilità e Crescita — con la spesa sanitaria sul PIL prevista in calo fino al minimo storico del 5,9% nel 2028 — le spese militari godono di una “corsia preferenziale”. Le nuove regole europee classificano infatti gli investimenti nella difesa come un “fattore rilevante” che permette di ammorbidire le procedure d’infrazione per deficit eccessivo. In altre parole: il debito per le armi è tollerato e incentivato, quello per curare i cittadini o istruire i giovani è soggetto ai rigidi percorsi di aggiustamento settennali e di fatto in contrazione sino alla stessa messa in discussione di diritti costituzionali.
Il “miraggio” dell’esercito europeo
In questo quadro, la proposta del PD di destinare gli investimenti a un “esercito europeo” non cambia la sostanza economica dell’operazione. Si tratta di un progetto i cui meccanismi di controllo democratico restano opachi (chi lo gestisce e dirige che non esiste l’entità politica di riferimento?) , ma il cui costo ricade interamente sulla sottrazione di risorse al welfare nazionale. Non è una strategia di difesa della pace, ma un cambio di paradigma verso un modello industriale militare che vede i budget per il lobbying delle aziende degli armamenti crescere del 40% in un anno, a fronte di una marginalizzazione della società civile e una annunciata devastazione sociale, con in prospettiva una guerra mondiale.
Una politica, questa, di destra senza se e senza ma
La credibilità di chi parla di lotta alla povertà e alle ingiustizie sociali crolla di fronte all’assenso dato a fondi miliardari che sfuggono ai vincoli di stabilità, mentre le spese sociali vengono massacrate in termini reali dall’inflazione e dai tagli strutturali. Decisioni che peseranno sui bilanci di oggi e del futuro prossimo per moltissimi anni. Quella messa in atto dall’opposizione di centrosinistra non è un’alternativa alla destra, ma il suo specchio: un progetto militarista che accetta l’impoverimento dei servizi pubblici come prezzo inevitabile della guerra.
Battere “fintamente” la destra per accaparrarsi voti non serve se, una volta al potere, gli obiettivi politici ed economici restano i medesimi: dirigere un’economia di guerra in cui il benessere dei cittadini è l’unico parametro sacrificabile.
Ecco perchè, fatti alla mano, anche solo parlare di “desistenza” per battere la destra, significa in realtà dare forza al sistema bipolare dell’alternanza allargando il solco sempre più con quella fascia sociale che si dice di voler interpretare e difendere.