Non facciamo morire il risveglio popolare: costruiamo l’alternativa dopo il risultato del Referendum

“L’Italia s’è desta” vien da dire, ma io più che alla “Patria” credo alla “Madre”, ossia la Costituzione. Per cui partirei proprio dagli attacchi e non solo, visto che la nostra Costituzione ha dovuto subire umiliazioni che stavano riducendo una Carta così importante a carta straccia. Ho partecipato intensamente alla campagna referendaria con i Comitati catanesi, fianco a fianco con chi come promotore e promotrici siamo andati in strada, nei mercatini, dove il cuore pulsa e lotta quotidianamente per un pezzo di pane. Questa esperienza ha dato occasioni che si devono ripetere per parlare con la gente, perché proprio lì abbiamo toccato il vero senso della vita e della sopravvivenza. Gran parte della campagna referendaria, ove gestita dai partiti e sindacati, si è svolta nei teatri e negli spazi al chiuso, quasi fosse un preallenamento per prepararsi alle prossime iniziative elettorali.

I Comitati referendari, invece, hanno scelto la strada, le viuzze dei mercatini, dove la gente davanti al volantino, soprattutto le donne lavoratrici nei mercati e quelle che facevano la spesa, hanno parlato della vita, una vita che non sa più dove arriva perché il pane è insicuro sulle tavole di casa. I figli devono lavorare in situazioni precarie per potersi mantenere agli studi e la sanità è un lusso.

Non è stato facile interagire con queste persone perché nei fatti ci siamo disabituati e da qui dobbiamo imparare lezioni di vivere politico. Credo, infatti, che nelle giornate di campagna referendaria siano stati gettati i primi semi per far germogliare quella pianta che ci servirà anche adesso. Forse pure di più adesso perché quel SI governativo ancora ci alita sul collo. E noi in questa occasione abbiamo potuto incontrare il popolo delle periferie guardato sempre come se fosse il “brutto” del Sud. Incontrando la gente comune, quella che vive con pensioni e stipendi da fame, ci ha fatto mettere in atto ciò che spesso sentiamo predicare e non praticare. Viviamo a fianco e camminiamo a fianco di chi ha difficoltà a pagare l’affitto, i libri ai figli, le tasse universitarie e non è stato facile interagire con queste persone. Ma nei fatti erano loro a dirci che questa guerra non è della Costituzione, che loro sanno che bisogna fermarla. Quel popolo trattato solo come “Popolo bue” a volte ci ha dato grandi lezioni durante i volantinaggi perché capiscono che la fame e la guerra camminano insieme.

In questi mesi sono stati gli scioperi per Gaza, pieni di giovani e donne, e oggi la lotta referendaria per difendere la Costituzione a darci il miglior risultato, perché la gente incontrata a cui dicevamo di non credere alle menzogne del governo e a quelli che volevano il SI, nelle urne hanno dato una risposta chiara alla politica e soprattutto nelle regioni del Sud, del Mezzogiorno con percentuali notevoli (vedi Napoli con il 70%).

Questi semi sono preziosi: rimaniamo nelle strade e nelle piazze perché è lì che stanno ragazze e ragazzi che si sono battuti per il NO. Il segnale è inequivocabile!

Chiara Petrelli- segreteria regionale PRC Sicilia e Comitato referendario catanese