Il regalo a sorpresa arriva proprio nella domenica di Pasqua, 5 aprile 2026, confezionato non dentro l’uovo di cioccolato ma in una pagina interna del quotidiano “La Sicilia”. Qui una delle firme più importanti del giornale catanese, Mario Barresi, intervista il sottosegretario all’Innovazione, Alessio Butti, sotto un titolone virgolettato, sebbene sintatticamente zoppicante: «Sicilia, non solo Ponte può candidarsi a essere un hub dei data center». Affannosa ricerca sulla soccorrevole Wikipedia per sapere chi è costui, a molti ignoto. E si apprende che è un politico di lungo corso, comasco di nascita, senatore, con un percorso coerente che lo porta dal MSI a Fratelli d’Italia. Parla a un tempo da suadente politico ma anche da manager: pensoso del bene della Nazione e della regione, naturalmente. Il giornalista, che non è certo uno sprovveduto, sembra porre le domande secondo una scaletta predisposta dall’intervistato; ma forse mi sbaglio.
Il titolo ci dice già tutto, ma seguiamo la linea dell’intervista: la Sicilia ha bisogno sia del Ponte per antonomasia, sia di altri ponti, ossia di infrastrutture fisiche e infrastrutture digitali, data la sua posizione strategica di snodo entro il traffico globale dei dati, ci dice il sottosegretario. E occorre anche proteggere i cavi sottomarini, essenziali per la Nato. Per il bene della Sicilia, della Nazione tutta, si passa così a valutare il ruolo della base di Sigonella sia del MUOS di Niscemi. Non è che l’isola diventa così ancor di più un obiettivo sensibile, azzarda il giornalista? La risposta: «Il Muos di Niscemi, così come altre infrastrutture presenti sull’Isola, testimonia una centralità che pochi territori in Europa possono vantare. La Sicilia è già oggi un nodo fondamentale nelle reti globali di comunicazione e nei sistemi avanzati di connessione, ma questo non deve essere letto in chiave di vulnerabilità, ma di responsabilità e opportunità. Significa essere al centro delle grandi traiettorie tecnologiche e geopolitiche del nostro tempo. Il Governo sta accompagnando questa centralità con la giusta visione. Siamo convinti che sicurezza, innovazione e sviluppo debbano procedere insieme». Magnifico: come siciliani siamo lietissimi di questa centralità, di questa opportunità e di questa responsabilità strategica.
Non crediate che sia finita. Dobbiamo tenerci così, asciutti asciutti, direbbe Totò? No di certo, perché l’innovazione tecnologica può diventare l’antidoto allo spopolamento e alla fuga dei cervelli, azzarda l’intervistatore; ovviamente riceve la conferma dell’intervistato, il quale, così favorevolmente imbeccato, va avanti a pieni giri, ampliando il discorso sull’indispensabilità del mercato dei data center, da esportare anche in Sicilia, «serissima candidata per ospitare asset digitali strategici»; e poi non mancano le lodi alla diffusa digitalizzazione delle pubbliche amministrazioni. Così Mario Barresi può tentare una sortita su un tema drammatico, quella delle liste d’attesa in Sanità: non è, azzarda, che l’intelligenza artificiale potrà dare una mano «dove la deficienza umana ha finora fallito»? Il sottosegretario-manager sembra qui più cauto dell’intervistatore, perché non può fare a meno di dire che essa non può sostituire ma solo aiutare la responsabilità umana. Coglie tuttavia l’assist forse involontario e c’informa del mirabolante progetto Reg4IA, che evoca alle mie rugginose sinapsi cerebrali film distopici tutti da girare. E si finisce con la responsabilità politica e umana, garantita peraltro, ci dice il sottosegretario, dalla recente legge che «affida ad AgID e ACN funzioni nazionali di governance e controllo», e conclude con l’elogio finale alla IA, veicolo delle magnifiche sorti e progressive, «ma solo se resta compatibile con la centralità della persona, la trasparenza delle decisioni e con la responsabilità umana finale». Amen!
Ci rassereniamo di certo grazie ad AgID e ACN, oltre che a Reg4IA. Ma non possiamo sottrarci a qualche riflessione. Primo: dobbiamo proprio aggiungere al Ponte anche questi ulteriori e numerosi ponti (IA, data center, cavi marini, torri eoliche e pannellizzazione, concentrazione della produzione/redistribuzione energetica), mentre le strutture sociali e civili dell’isola crollano (alla lettera e metaforicamente) e lo spopolamento avanza inesorabile di pari passo con il crollo dell’offerta di lavoro e la diffusione della miseria; mentre cresce simmetricamente la corruzione e il clientelismo; se questo è vero non possiamo che prendere atto di una neocolonizzazione della Sicilia. Secondo: chi e perché ha teletrasportato un sottosegretario/manager comasco sulle pagine di un giornale locale che ambisce a farsi, con la nuova proprietà, punto di riferimento regionale?