Comunicazione stampa CO.S.RE.S.S.
Nello spazio della Casa del Popolo, in via degli Amici, si è acceso ieri pomeriggio un dibattito che va ben oltre i confini della città dello Stretto. L’incontro-dibattito sull’hub crocieristico, organizzato dalla Casa del Popolo insieme al CO.S.RE.S.S. e Freedom Flotilla, ha messo sul tavolo temi cruciali per il futuro di Messina, toccando corde politiche, sociali ed ecologiche. Un parterre di voci autorevoli ha scandagliato la questione.
Dal palco, il docente e giornalista d’inchiesta Antonio Mazzeo ha guidato l’uditorio con il suo stile investigativo, svelando dettagli e retroscena.
Luigi Sturniolo, storico militante dell’Assemblea NOPONTE, ha messo l’accento sulle strategie di mobilitazione necessarie per contrastare logiche percepite come imposte “dall’alto”.
Nonostante una partecipazione che Sturniolo auspica più ampia, il suo messaggio è chiaro: è fondamentale continuare a informare, collegando questa lotta a quella contro il Ponte sullo Stretto.
Gli interventi di Peppe Marra dell’USB Calabria, Zaher Darwish della Freedom Flotilla (in collegamento audio) e Mimmo Macrì dell’ORSA Porti hanno poi ampliato la prospettiva, delineando il quadro delle cointeressenze geostrategiche, in particolare pro le logiche di guerra israeliane, e politiche che ruotano attorno alla costruzione e gestione del nuovo terminal crociere, un progetto che vede coinvolte MSC Crociere e l’Autorità di Sistema Portuale dello Stretto.
Tania Poguisch, segretaria regionale del PRC e qui però in qualità di coordinatrice del CO.S.RE.S.S. ha moderato con attenzione intervenendo sul merito delle questioni sollevate.
Il dibattito ha messo in luce una serie di problematiche politiche, etiche e procedurali che, comunque la si pensi, meritano attenzione.
Il rischio principale, sottolineato dai presenti, è che le scelte strategiche vengano decise senza un reale dibattito sociale, ignorando l’impatto concreto sulla mobilità dei cittadini e sulla qualità della vita urbana.
Non meno importante è l’impatto ambientale: l’aumento delle emissioni delle grandi navi in prossimità del centro cittadino solleva interrogativi urgenti. Di qui la richiesta, da parte di chi si oppone o esprime riserve, di una forte accelerazione sui progetti di elettrificazione delle banchine e sui corridoi marittimi verdi.
Le posizioni, come spesso accade in politica, sono state descritte in modo netto. Le forze di destra sono entusiasticamente favorevoli mentre le forze progressiste e i sindacati confederali in modo sfumato sono sostanzialmente favorevoli allo sviluppo dell’hub.
Al contrario, invece, la gran parte della sinistra radicale e dei movimenti civici esprime convinta contrarietà sollevando forti dubbi di natura etica, ecologica e di vivibilità urbana.
Eppure, al di là degli schieramenti ideologici ciò che emerge con forza è un sentimento diffuso di preoccupazione territoriale.
Il confronto di ieri che fortunatamente ha coinvolto finalmente Sla cittadinanza e la società messinese in modo diretto dimostra come le grandi opere non siano mai solo questioni tecniche o economiche ma abbiano ricadute profonde sulla vita di una comunità.
La domanda che risuona a Messina e che dovrebbe risuonare in ogni città alle prese con progetti di trasformazione urbana, è chiara: come conciliare le esigenze di sviluppo economico con la tutela dell’ambiente e la qualità della vita dei cittadini?
Le soluzioni possibili passano inevitabilmente attraverso un dialogo trasparente e partecipato dove le istanze dei territori non vengano ascoltate solo a posteriori ma siano parte integrante del processo decisionale.
Investire in tecnologie pulite, garantire corridoi verdi effettivi e valutare attentamente l’impatto sociale sono passi fondamentali.
La mobilitazione civica, come dimostra l’iniziativa di ieri, è uno strumento potente per far sentire la propria voce, ma deve essere accompagnata da proposte concrete e strategie politiche lungimiranti che mettano al centro il benessere collettivo, senza cedere a logiche di mero profitto o a decisioni calate dall’alto.
Messina, con questo dibattito ci ricorda che il vero cambiamento politico e sociale si costruisce anche e soprattutto nelle piazze, tra la gente e attraverso la capacità di informare e mobilitare.