Tratto da Terramatta, il blog di Giorgio Stracquadanio
L’ultima intensa attività eruttiva dell’Etna sta generando un dibattito surreale che non tiene assolutamente in conto un fatto: l’Etna è un vulcano, è li da 500 mila anni e ciclicamente, come tutti i vulcani, erutta e sputa cenere e lapilli. Ho chiesto ad un amico geologo che lavora all’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, di spiegare, lo ha fatto a titolo esclusivamente personale, l’attuale fase parossistica, le sue parole sono tanto chiare quanto precise.
“L’Etna sta dando luogo ad una intensa attività eruttiva. Allo stato attuale le fratture che si sono aperte nell’area sommitale, sui fianchi dell’area craterica e in particolare in Valle del Leone e in Valle del Bove, testimonierebbero una migrazione passiva di magma dai condotti centrali. Questo, significa che è presente molto magma nell’area dei condotti e lo stesso riesce a migrare lungo le fratture preesistenti e quindi fuoriuscire in modo tranquillo, con effusioni spettacolari e ben alimentate. Ma, tralasciando le fratture eruttive, quello che si sta manifestando con una certa intensità è una sostenuta e continua attività esplosiva nell’area sommitale del vulcano, dal cratere chiamato Voragine. Questa attività, abbastanza inusuale rispetto alle fontane di lava del Cratere di Sud Est che si sono manifestate nel recente passato, sta causando una persistente presenza di cenere in quota che rende problematica la “vita” agli aerei. A ciò si somma un altro evento che sta aggravando l’attuale crisi ed è la prevalente direzione dei venti di questi giorni in direzione Sud, ovvero proprio verso l’aeroporto di Fontanarossa. Insomma, la concomitanza di due fattori naturali non frequentissimi sta causando una crisi che si lega ad un terzo fattore molto “umano”, ovvero il fatto che tutto questo sta accadendo sotto ferragosto, periodo di grandi spostamenti proprio in direzione Sicilia. Tre eventi concomitanti che, per fortuna, non si verificano spesso. Non c’è, tra l’altro, una particolare predisposizione da parte dell’Etna a manifestarsi durante l’estate, anzi, se guardiamo alla frequenza di accadimento dei fenomeni esplosivi che causano l’emissione di comunicati specifici di allerta per l’aviazione, questi si concentrano, negli ultimi anni, in inverno con ricadute solo sul traffico “normale” e al di fuori di periodi di particolare turismo. Tutto questo, in modo razionale, dovrebbe far riflettere sulle scelte e sulle politiche di implementazione infrastrutturale da più parti invocate.”
Ecco, ciò che è mancato e che manca è una seria e attenta riflessione “sulle scelte e sulle politiche di implementazione infrastrutturale”. In questi anni, per scelte politiche unilaterali (forse sarebbe più giusto dire discriminatorie?) la Società Aeroporti di Catania e Comiso (SAC) non ha voluto effettuare investimenti strutturali all’aeroporto di Comiso. Mentre a Catania venivano ampliati i terminal, i parcheggi e la pista, Comiso stava a guardare, rimanendo un aeroportino, una struttura snobbato dalle compagnie aeree, quantunque le stesse venissero invitate ad atterrare nell’aeroporto ibleo a suon di migliaia di euro. E così, mentre l’aerostazione catanese diventare, con i suoi 12 milioni di passeggeri, il quinto aeroporto italiano, Comiso lentamente affondava. Ma la cosa strana è che la massa di capitale speso a Catania non è riuscita ad attivare lo sviluppo economico sperato. In questi anni gli utili prodotti, a fronte degli investimenti effettuati sono stati notevolmente inferiori a quelli di strutture più piccole (vedi l’aeroporto di Bologna). Le cicliche ma brevi attività vulcaniche dell’Etna non impensierivano più di tanto, qualche ora di disservizio, al massimo un giorno, a cui seguivano le polemiche di rito e poi tutto lentamente si spegneva. Questa volta no. Il vulcano non è stato inclemente solo ed esclusivamente con i passeggeri, è stato volutamente spietato con chi amministra e sostiene politicamente la SAC. L’Etna ha ricordato a lor signori che è li da 500 mila anni e che sa far bene il suo lavoro sin da quando è nata, cioè eruttare e sputare cenere anche per giorni. Tutto questo ha messo in evidenza le tante lacune gestionali: dagli investimenti che hanno prodotto utili limitati, alla cattiva gestione dell’aeroporto di Comiso, il quale, va detto con forza, malgrado le sue condizioni, di fronte all’attuale difficoltà, ha saputo e sta riuscendo a tenere botta gestendo più di 100 voli in pochissimi giorni.
E allora, prima di pensare alla privatizzazione della SAC, il piatto ricco su cui in tanti si vogliono ficcare; prima di spendere 47 milioni di euro per un’area cargo a Comiso che forse serve più a creare un hub logistico per l’industria bellica che alle nostre produzioni agroalimentari; prima di continuare a fare altre fesserie che non produrranno nulla, si pensi a “implementare” sin da subito l’area passeggeri di Comiso prevendendo terminal adeguati a ricevere più persone, sia in arrivo che in partenza, e si realizzino più posti aereo sulla pista e quindi più gates; si rafforzino i servizi in modo da avere un’aeroporto in grado di camminare da solo e di saper sostenere sufficientemente quello di Catania, soprattutto quando si verificano eventi di questa portata. Tutto il resto è fuffa, baggianate, inezie, utili a lasciare tutto com’è nella logica gattopardesca del cambiare, con gli annunci, tutto per non modificare nulla, continuando così a far vivere l’aeroporto di Comiso nel fango, o nella cenere, dell’immobilismo.