Fermo dell’autotrasporto in Sicilia: escalation e fine (per ora) di un melodramma e non solo

Ora, a bocce ferme, dopo la sbornia di comunicati, video sui social, articoli di quotidiani online e post di ogni tipo e giusto fare un riepilogo di questa commedia dell’assurdo che è andata in onda in questa terra “bellissima e disgraziata“. Come avevo già scritto in precedenza, il sig. Salvatore Bella da Campobello di Licata utilizzando una fantomatica sigla, comitato trasportatori siciliani (cts), innesca la miccia del fermo dell’autotrasporto in Sicilia. Le motivazioni in buona parte sono condivisibili, ma la cosa che subito salta agli occhi e che questa protesta pare venga organizzata con la complicità dei vertici che governano la Regione Sicilia e cioè: il presidente Renato Schifani, il suo vice Luca Sammartino e il presidente dell’Assemblea regionale siciliana Gaetano Galvagno. Venerdì 16 ottobre il fermo non è neanche iniziato e già Bella (dirigente della lega di Salvini) esulta: “Matteo Salvini…accoglierà le principali istanze presentate”. E infatti pochi giorni dopo, nel pomeriggio del 20 ottobre il ministro dei trasporti incontra il sig. Bella – in modo esclusivo – e ne accoglie le richieste, che sono identiche a quelle dalle organizzazioni nazionali incontrate però la mattina. Non solo, riconosce il cts come interlocutore politico del settore trasporti siciliano. Per il sig. Bella è una grande vittoria. Ma la festa, di questa sceneggiata tutta siciliana, dura poco. Il catanese Giuseppe Richichi, presidente di un’altra impalpabile aggregazione, l’associazione imprese autotrasportatori siciliani (aias), fino a poche ore prima, è stato un tutt’uno con Bella, e forse, pare, abbia gestito con i suoi associati i vari blocchi. Ma succede un fatto che sancisce la rottura tra i due. Il ministro, a differenza di Bella, riceve Richichi a margine degli incontri ufficiali e non considera la sua piattaforma rivendicativa. Apriti cielo. Dalla bocca del leader degli autotrasportatori catanesi viene fuori una frase che è tutto un programma: “gli autotrasportatori e non solo hanno fatto i blocchi e i fermi e quelli dell’intermodalità si sono presi i soldi senza fare niente. Ora vedremo il da farsi”, (https://palermo.gds.it/articoli/cronaca/2026/10/21/richichi-aias-contro-il-comitato-trasportatori-le-minacce-le-subiamo-noi-eafd7d0a-cf8d-432b-860c-48201bdd075c/.)

In poche ore il blocco al casello autostradale di San Gregorio a Catania (anche nell’area di Tremestieri a Messina, nei porti di Termini Imerese e di Palermo) si gonfia di persone e di rimorchi come una zampogna. Non passa nessuno e in alcuni casi avvengono pure degli atti poco civili (nei social girano foto di pneumatici danneggiati).

Il governo ha sbloccato i fondi del sea modal shift (ex marebonus) e del credito d’imposta sul gasolio, ma le migliaia di padroncini siciliani o su sub-vettori, che eseguono materialmente il trasporto di merci per conto dei grandi imprenditori, percepiranno poco o nulla di tutto ciò. Queste attività sono da tempo in difficoltà, il caro gasolio le ha messe definitivamente ko. Non c’è modo di poterli aiutare perché molte di queste attività hanno mezzi obsoleti con motori diesel euro 4 o euro 3 e non sono nemmeno in regola con la propria posizione contributiva (DURC). Tutte le agevolazioni riconcesse dal ministro Salvini (erano state già concesse ad aprile e poi a maggio ma mai messe in pagamento) possono essere liquidate solo se i mezzi sono euro 5 o euro 6 e se si ha il DURC in regola, quindi verranno captate prevalentemente dalle grandi imprese. Ma queste quanto riconoscono attualmente ai sub-vettori per il loro servizio? Le informazioni non sono precise ma pare che vengano riconosciuti da € 1,00 a un € 1,20 a chilometro. Questo importo forse poteva andare bene con il diesel a €1,70 a litro, ma con il carburante a € 2,40 a litro queste attività non arrancano più…muoiono.

Gli autotrasportatori e non solo bloccano la Sicilia per quasi 24 ore, dal pomeriggio del 20 ottobre fino al tardo pomeriggio del 21. Nella prima serata del 21 ottobre Richichi viene convocato in prefettura a Catania insieme al sindaco Trantino, alle organizzazioni di categoria e ai comandanti della Guardia di Finanza, dei Carabinieri e al vicequestore di Catania. In tarda sera si raggiunge un accordo e i blocchi vengono revocati. Nel comunicato stampa della prefettura si legge: “Un risultato di grande rilevanza, raggiunto grazie a un confronto costruttivo tra istituzioni, rappresentanti del mondo produttivo e organizzazioni degli autotrasportatori, che hanno saputo individuare una soluzione condivisa nell’interesse dell’intera collettività“. La domanda che viene subito in mente è: qual è questa soluzione condivisa? Forse quelli dell’intermodalità hanno concesso qualche centesimo in più ai sub-vettori? Penso, è una mia impressione, che la risposta forse è nella foto che ho allegato all’inizio del post – scattata nella Prefettura a Catania dopo che è stato raggiunto l’accordo – dove al centro ci stanno Richichi, la presidente di Confindustria Catania e il delegato di Federdistribuzione Sicilia, tutto il resto sembra un contorno. Ma alla fine, come dice il saggio nei fumetti di Nick Carter: tutto è bene ciò che finisce bene…e l’ultimo chiude la porta.
Mi rimane un dubbio, uno solo (che nessuno chiarirà), cosa intendeva dire Richichi con: autotrasportatori e non solo?

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Storia del fermo (melodrammatico) voluto dalle grandi imprese dell’autotrasporto siciliano –

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