CallMat, ora basta: 350 posti di lavoro a rischio. La Basilicata non può continuare a morire nel silenzio generale

Mentre oggi al Ministero delle Imprese e del Made in Italy si apre il tavolo sulla vertenza CallMat, quasi 350 lavoratrici e lavoratori di Matera attendono risposte concrete sul proprio futuro. Non si tratta di numeri o statistiche: dietro questi posti di lavoro ci sono famiglie, mutui, figli, progetti di vita e la dignità di persone che rischiano di pagare ancora una volta il prezzo di scelte industriali sbagliate e dell’assenza di una vera politica di sviluppo per il Mezzogiorno.

La Basilicata sta vivendo una delle fasi più difficili della sua storia occupazionale. Da anni assistiamo alla chiusura di aziende, alla riduzione delle attività produttive, alla fuga dei giovani e allo svuotamento del tessuto economico regionale. Oggi la vicenda CallMat rappresenta l’ennesimo tassello di una crisi che non può più essere affrontata con dichiarazioni di circostanza e promesse rinviate.

Le lavoratrici e i lavoratori sono stanchi di essere considerati una variabile sacrificabile. Ogni crisi viene scaricata su chi vive del proprio salario, mentre si continua a discutere senza assumere decisioni capaci di garantire occupazione e prospettive.

Se dovessero essere confermati i licenziamenti, ci troveremmo di fronte a una vera e propria emergenza sociale. Quando centinaia di famiglie vengono private della sicurezza economica, quando interi territori vedono svanire opportunità e speranze, il disagio sociale cresce inevitabilmente. Chi governa e chi ha responsabilità industriali non può ignorare il rischio che questa situazione alimenti una profonda frattura sociale.

Per questo chiediamo al Governo, alla Regione Basilicata e a tutti i soggetti coinvolti di assumersi fino in fondo le proprie responsabilità. Servono atti concreti, investimenti, garanzie occupazionali e un piano industriale serio. Non accetteremo che 350 lavoratori vengano lasciati soli davanti all’ennesima crisi.

La pazienza dei lavoratori e delle comunità lucane è arrivata al limite. La difesa del lavoro non è una battaglia di categoria, ma una questione di giustizia sociale e di democrazia. Senza lavoro non c’è futuro, non c’è sviluppo e non c’è coesione sociale.

È il momento delle scelte. Chi ha responsabilità istituzionali e imprenditoriali dimostri con i fatti da che parte sta.

Matera e la Basilicata non possono essere abbandonate. I posti di lavoro si difendono, non si cancellano.

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