Rifondazione Comunista Emilia-Romagna esprime la propria netta contrarietà al progetto di quadruplicamento della linea ferroviaria tra Bologna e Castel Bolognese. Si tratta dell’ennesima “grande opera” calata dall’alto da RFI con l’avallo e il pieno sostegno della Regione Emilia-Romagna: una scelta che risponde alle logiche del profitto e delle grandi infrastrutture, ignorando i bisogni reali dei territori e dei cittadini.
Siamo di fronte a un investimento dai costi esorbitanti: 3,6 miliardi di euro per soli 37 chilometri di nuova infrastruttura, gran parte dei quali in viadotto alto 18 metri, con un impatto ambientale pesantissimo. L’opera comporterebbe infatti un enorme consumo di suolo agricolo in una regione già duramente segnata dalla cementificazione e dal dissesto idrogeologico. La cosa sorprendente è che leggendo le stesse relazioni di RFI E Regione Emilia-Romagna l’opera non eliminerebbe le criticità nei nodi di Bologna e Castel-Bolognese, il traffico e i rallentamenti dei treni merci resterebbero lo stesso. Quindi vogliono costruire un viadotto di 18 metri lungo 37 chilometri in pianura, spendere 3 miliardi e 600 milioni di euro e neanche risolvono il problema.
A ciò si aggiunge una criticità tecnica segnalata da diversi esperti. Progettare una linea ad alta velocità su una distanza così breve appare privo di reale utilità. Inoltre, Regione e RFI ignorano che l’introduzione della tecnologia ERTMS (European Rail Traffic Management System), già in fase di installazione sulla rete ferroviaria, consente di aumentare in modo significativo la capacità della linea esistente, ottenendo benefici analoghi per il traffico ferroviario in tempi più rapidi e senza ulteriore consumo di suolo.
Denunciamo anche la totale assenza di confronto con le comunità locali. I comitati di cittadini che da mesi chiedono ascolto e trasparenza sono stati sistematicamente ignorati. Ancora una volta la democrazia partecipativa viene sostituita da decisioni prese nelle stanze del potere tra RFI e Giunta regionale, trattando territori e amministrazioni locali come semplici spettatori.
Rifondazione Comunista chiede l’immediato stop al progetto e l’apertura di un vero tavolo di confronto con comitati, amministrazioni locali e cittadini per valutare alternative a basso impatto. La transizione ecologica non si realizza con nuove colate di cemento, ma con il potenziamento tecnologico dell’esistente, la tutela del territorio e la partecipazione delle comunità. Quest’opera rischia di diventare il “Ponte sullo stretto” dell’Emilia-Romagna cioè un pozzo senza fondo dove gettare milioni di euro.