Aleksej Navalny, il suprematista bianco che piace all’UE – Parte I

Era da un po’ di tempo che non si sentiva parlare di Aleksej Navalny, lo storico oppositore di Putin. La morte di Aleksej Navalny in un campo di prigionia russo il 16 febbraio 2024 ha suscitato un iniziale sgomento, seguito da un’ondata di elogi da parte dei politici e dei media occidentali, in totale strumentalizzazione ai fini della loro campagna anti-russa, in atto da oltre un decennio.

Immediata l’accusa secondo cui il presidente russo Vladimir Putin aveva fatto uccidere il leader dell’opposizione sostenuto dall’Occidente. Putin è stato a lungo credibilmente collegato all’assassinio di rivali politici, ma le accuse secondo cui sarebbe stato Putin il mandante dell’uccisione di Navalny non hanno mai avuto prove. Già nel 2020, quattro anni prima della morte, Navalny era stato curato a Berlino per quello che gli esperti occidentali indicano come un avvelenamento da Novichok – una tossina nervina di tipo militare – subito in Siberia e per il quale sospettano i servizi segreti del Cremlino. Ma anche qui, nessuna prova a sostegno delle accuse.

Il 15 febbraio 2026, cinque Paesi europei – Gran Bretagna, Francia, Germania, Svezia e Paesi Bassi – hanno accusato apertamente il Cremlino di aver ucciso Alexey Navalny con l’epibatidina, un veleno che si trova sulla pelle delle rane freccia, esemplare di anfibio della famiglia dei dendrobatidi originarie del Sud America conosciute per essere i vertebrati più velenosi conosciuti, più di qualsiasi specie di serpente. Pur non avendo prove in mano, i cinque Paesi hanno denunciato la Russia di Vladimir Putin di avere “i mezzi, il movente e l’opportunità di somministrargli questo veleno”, affermando di basare le loro conclusioni “sull’analisi di campioni” del corpo dell’oppositore russo. I cinque Paesi europei hanno anche annunciato di aver segnalato la Russia all’Organizzazione per la Proibizione delle Armi Chimiche (Opac) e di sospettare che “la Russia non abbia distrutto tutte le sue armi chimiche”. Segnalazione enfatica proveniente proprio da quei Paesi europei la cui storia coloniale è intrisa di crimini di guerra, sperimentazioni militari nucleari devastanti e massacri di cui ormai è nauseante solo parlarne.

Secondo molti analisti la storia della rana ecuadoregna, che Putin avrebbe usato per avvelenare Navalny, è equiparabile al sipario che il Segretario di Stato USA Colin Powell, 5 febbraio 2003, inscenò davanti al Consiglio di Sicurezza ONU mostrando una fiala come presunta prova di antrace (armi biologiche) in Iraq per giustificare la conseguente invasione. Su questo sarà la storia a giudicare.

Intanto, la storia della rana ecuadoregna ha permesso, in tutto l’Occidente, di riattivare una martellante campagna che descrive Navalny totalmente in positivo, un “eroe liberale della democrazia e dei diritti umani”, un martire simbolo della libertà, in un’ondata di isteria staccata dalla realtà che non si vedeva – appunto – dai tempi di Zelensky.

E’ arrivato il momento di porre fine a questa campagna di mitizzazione tout court, che ha raggiunto il suo apice nel 2022 con il film “Navalny”, che ha vinto l’Oscar per il miglior film documentario nel 2023, oltre al grande successo del suo libro “Io non ho paura, non abbiatene neanche voi”.

Dobbiamo avere il coraggio di dire chiaramente che questa messinscena globale sull’elogio incondizionato della figura di Navalny è pura finzione, un’invenzione della propaganda occidentale.

Navalny non è stato il “più grande oppositore di Putin” e non è molto amato dalla maggior parte dell’opposizione a Putin. Gennady Zyuganov, Segretario del Partito Comunista della Federazione Russa, lo descrive così: “Navalny è un giovane Eltsin, solo più sobrio. Conosco questa gentaglia a memoria.”

Per quanto si possa avere opinioni politiche divergenti sulla figura di Gennady Zyuganov, è interessante notare come in Europa sia arrivata solo la fama di Aleksej Navalny come “oppositore di Putin” il quale, a differenza di Zyuganov che ha il 20% dei consensi, ha sempre avuto un consenso bassissimo.

Navalny, purtroppo, rimane anche da morto ciò che era in vita: un razzista di estrema destra dichiarato, sia o non sia stato un oppositore di Putin. Si tratta di un blogger ultranazionalista di estrema destra che ha avuto il 2% di consensi, che ha dichiarato più volte la sua volontà di “cacciare tutti gli immigrati dalla Russia”.

La sua carriera politica inizia nel 2000 quando si iscrive al partito Jabloko – il più antico partito liberale russo d’ispirazione filo-occidentale – del quale fra il 2004 e il 2007 diventò uno dei leader nell’area di Mosca. Dal 2005 ha ricevuto finanziamenti dalla Nel 2005 fondò il gruppo giovanile Democrazia Alternativa (abbreviato in DA!), la cui dirigente Marija Gajdar ricevette finanziamenti dall’agenzia statunitense NED National Endowment for Democracy, ONG con sede a Washington e finanziata dal Congresso degli Stati Uniti.

Navalny è stato una forza trainante dell’annuale “marcia russa” antimusulmana, antisemita e anti-immigrazione, a Mosca. I suoi temi centrali sono “Riprendiamoci la Russia”, “La Russia per i russi” e “Smettere di nutrire il Caucaso” – quest’ultimo una richiesta di porre fine ai sussidi federali alle regioni più povere, meno sviluppate e in gran parte musulmane della Russia.

Le manifestazioni della “Marcia Russa” erano raduni di elementi nazisti, monarchici e gruppi religiosi ortodossi. In mostra c’erano svastiche, bandiere confederate, insegne religiose e appelli alla “vendetta bianca”. A queste manifestazioni ultranazionaliste si sono contrapposte per la maggior parte degli anni manifestazioni di sinistra guidate dal Fronte antifascista russo, attivisti di strada progressisti e giovani comunisti.

I primi problemi di Navalny iniziarono nel 2006, quando il municipio di Mosca vietò la sua manifestazione nazionalista “Marcia Russa”, temendone le implicite connotazioni razziste e xenofobe. Nel 2007, il partito Jabloko ha cacciato Navalny per le sue “opinioni nazionaliste” e per la partecipazione alla Marcia Russa, una manifestazione annuale che riunisce migliaia di nazionalisti, monarchici e suprematisti bianchi di estrema destra russi sotto lo slogan “Russia per i Russi etnici”.

Navalny è l’organizzatore del “Movimento contro gli immigrati clandestini” e della “Grande Russia”; ha chiesto l’espulsione di tutti i popoli non-bianchi e non-russi dal Caucaso e dall’Asia, siano essi cittadini che vivono in quella che ancora fa parte della Federazione Russa o provenienti dalle repubbliche circostanti dell’Asia centrale, che furono separate dopo il crollo dell’Unione Sovietica. Qui le manifestazioni della campagna xenofoba di Navalny: “Stop feeding the Caucasus!”.

Fu proprio Navalny a riassumere la sua islamofobia e il suo razzismo (parla esplicitamente di “razze”) in uno strepitoso video trash in cui si presenta come un “nazionalista certificato”, mentre etichettando la popolazione musulmana del Caucaso e o popoli dell’Asia centrale come “denti marci, da estrarre” e “scarafaggi che devono essere sterminati”. Il suo sfogo veniva interrotto, nel video, da inquadrature di uomini musulmani barbuti. Nel video – che vi invitiamo a vedere su YouTube – Navalny estrae una pistola e spara a un attore che indossa una kefiah, che viene ritratto mentre cerca di attaccarlo. Un inneggio alla violenza settaria che ha pochi eguali. Ma d’altronde fa audience: non dimentichiamoci che i siti YouTube di estrema destra di Navalny hanno ancora oggi 8 milioni di abbonati e uno staff di 130 persone.

Nel 2007 fondò il movimento politico nazionalista “Popolo” e iniziò a criticare pesantemente il presidente russo Vladimir Putin.

Nel 2010 partecipò al programma Yale World Fellows, organizzato dall’Università di Yale per supportare la crescita di “nuovi leader”, come quello che nel 2019 tenterà un golpe elettorale in Venezuela autoproclamandosi Presidente ad interim contro il legittimo Presidente costituzionale Nicolas Maduro. Quel giovane leader era niente popò di meno che Juan Guaidò, il golpista venezuelano ex-leader dell’opposizione della destra eversiva, ora nel dimenticatoio internazionale. Dal 2011 Navalny iniziò a organizzare manifestazioni contro Putin.

Che Navalny sia stato un razzista e suprematista lo scriveva, del resto, La Stampa in quest’articolo dal titolo abbastanza inequivocabile pubblicato nel 2012: “Il blogger xenofobo che unisce la piazza contro lo zar Putin” (https://www.lastampa.it/esteri/2012/01/02/news/il-blogger-xenofobo-br-che-unisce-la-piazza-contro-lo-zar-putin-1.36504028). Nell’articolo si dichiarano le sue simpatie nazionaliste e le sue “tendenze giustizialiste” che “lui non rinnega”. Sempre nell’articolo si dava la notizia che a novembre 2006 Navalny era in prima fila alla Marcia Russa tra neonazisti e slogan anti-Caucaso. La cosiddetta marcia dei «rivoluzionari bianchi» che venne convocata fondamentalmente grazie a lui, dopo “aver stanato i dissidenti nascosti sul web trasformandoli in attivisti”, come si legge nell’articolo del 2012.

Sono note le numerose dichiarazioni di Navalny, la sua partecipazione a marce razziste piene di svastiche e altri simboli nazisti e i suoi saccheggi di piccoli negozi di proprietà di migranti. I video delle marce razziste scompaiono censurati, ma alcuni sopravvivono

Migliaia sono le foto sul web che ritraggono Navalny presente a manifestazioni circondato da bandiere imperiali (nera-gialla-bianca), simbolo dagli anni Ottanta di organizzazioni di estrema destra e monarchiche, molto popolare tra i gruppi etnonazionalisti russi.

La sua base elettorale a livello nazionale, durante il biennio 2012-2013, è stata approssimativamente del 5%, secondo le valutazioni di Levada Center.

In occasione delle elezioni comunali a Mosca del settembre 2013, Navalny si è candidato alla carica di sindaco, nella lista del Partito Repubblicano di Russia – Partito della Libertà Popolare. Navalny ovviamente non ha riconosciuto i risultati delle elezioni gridando ai “brogli elettorali”, ma il 20 settembre il tribunale della città di Mosca ha rifiutato di soddisfare le richieste di Naval’nyj. La candidatura di Naval’nyj, oltre ad aver ottenuto il 27,24% (632.697 voti) contro il 51,37% del sindaco ad interim uscente Sergej Sobjanin, ha generato una scissione interna scissione interna al Partito Repubblicano di Russia, portando alle dimissioni del fondatore e leader del Partito stesso Vladimir Ryzhkov, avvenuto l’8 febbraio 2014.

Secondo un sondaggio dell’istituto indipendente Levada Center, organizzazione di ricerca sociologica indipendente non-governativa, nel febbraio 2017, il 53% dei russi non conosceva Navalny, il 43% lo conosceva ma aveva di lui un’opinione negativa, al 35% restava indifferente, mentre il 16% aveva di lui un’opinione positiva.

Resta il fatto che Aleksej Navalny, è stato molto popolare nel mondo occidentale, dove anche grazie alla russofobia montante gode di una popolarità che non trova ovviamente riscontri in Russia.

Fonti sull’accusa di aver avvelenato Navalny con la rana ecuadoregna:

https://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/2026/02/14/la-rana-freccia-dellecuador-il-vertebrato-piu-velenoso-al-mondo_3dbe7c2f-d318-4d6f-bcd6-97bf16a2891b.html

https://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/europa/2026/02/14/cinque-paesi-europei-navalny-ucciso-dalla-russia-con-il-veleno-delle_a42437b4-895d-4c19-b366-d8da840329dc.html

https://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/2026/02/14/la-rana-freccia-dellecuador-il-vertebrato-piu-velenoso-al-mondo_3dbe7c2f-d318-4d6f-bcd6-97bf16a2891b.html

Fonti su Navalny:

https://contropiano.org/news/internazionale-news/2024/02/25/appunti-per-limminente-instant-book-il-pensiero-di-navalny-0169704

https://it.blastingnews.com/cronaca/2018/05/russia-fermato-navalny-attivista-anti-putin-lue-protesta-002553389.html

https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-oltre_le_fake_news_siamo_al_delirio_il_razzista_navalny_per_la_stampa__il_mandela_russo/82_39252

https://www.sott.net/article/290362-Exploring-the-possibility-of-a-Russian-Maidan

Independent Auditors’ Report NED 2008 https://www.ned.org/docs/08annual/PDFs/AR_Financials08.pdf

Lorenzo Poli, Non si può paragonare il razzista Aleskej Navalny a Nelson Mandela, Invicta Palestina, 21/01/2021 https://www.invictapalestina.org/archives/41480

Sara Flounders, Who was Alexei Navalny? A violent white supremacist and fascist on U.S. payroll, Workers World February 20, 2024. https://www.workers.org/2024/02/77031/

Matthew Puddister, Alexei Navalny Was an Ultra-Right Nationalist Who Compared Muslims to Cockroaches, Medium 22.02.2024 https://medium.com/@matthew.puddister/alexei-navalny-was-an-ultra-right-nationalist-who-compared-muslims-to-cockroaches-1864e0cda000

Robert Coalson, Is Aleksei Navalny a Liberal or a Nationalist?, July 29, 2013 https://www.theatlantic.com/international/archive/2013/07/is-aleksei-navalny-a-liberal-or-a-nationalist/278186/  

Marcia Russa del 2010

Marcia Russa del 2011: Navalny partecipa e supporta.

Marcia Russa del 2011, Al Jazeera e Euronews

Discorso di Navalny dal palco durante la marcia Russa del 2011. Prima e dopo alcuni ospiti neonazisti, Navalny parla dal minuto 3:20 circa.

Video razzista e xenofobo di Navalny postato sul sito Narod: parla dei musulmani in termini razzisti, supporta l’uso di armi in Russia per i “Veri Russi”. Purtroppo per lui. Si trova su Internet Archive.

https://archive.org/details/VideoAlexeiNavalnyComparesMuslimsToCockroaches

Al Jazeera. Pogrom razzisti contro i migranti in Russia del 2013; il supporto di Navalny

La seconda parte sarà pubblicata il 28 febbraio 2026