Alessandro Volpi, Università di Pisa
La posizione dei tre colossi globali del risparmio gestito, BlackRock, Vanguard e State Street, di fronte al delicato appuntamento con le elezioni di midterm americane si caratterizza per un approccio improntato al più stretto pragmatismo, volto a sfumare le tensioni maturate nel recente passato con l’amministrazione Trump.
Dopo anni passati al centro di un fuoco incrociato tra i Repubblicani, pronti ad accusare il risparmio gestito di promuovere agende ideologiche distorsive, e i Democratici, inclini a pretendere impegni ambientali ancora più stringenti, le Big Three chiedono a Capitol Hill un quadro normativo chiaro, prevedibile e soprattutto tutelato da ritorsioni legislative statali o da interventi regolatori penalizzanti.
Accanto a questo tema, si colloca la regolamentazione sui mercati del credito privato e sugli asset alternativi: in un contesto in cui la finanza non bancaria cresce a ritmi sostenuti, evitare una sovra-regolamentazione che soffochi la liquidità diventa fondamentale per garantire ai portafogli istituzionali la flessibilità necessaria. Sullo sfondo di un simile scenario normativo si innesta l’effetto della cosiddetta bolla dell’intelligenza artificiale. La massiccia concentrazione dei rendimenti azionari attorno a poche mega-cap tecnologiche espone i mercati al rischio di volatilità estrema qualora le enormi spese in conto capitale per l’infrastruttura digitale non trovino un immediato riscontro nella redditività.
Su questo punto la posizione di Larry Fink, fondatore e CEO di BlackRock, è particolarmente emblematica: Fink osserva l’avvento dell’intelligenza artificiale non come una mera scommessa speculativa sui titoli azionari, ma come una gigantesca opportunità e necessità infrastrutturale. Secondo la sua visione, la vera strozzatura non è solo nei modelli matematici ma nella disponibilità di energia e di data center. Per tale ragione, la priorità normativa per le Big Three sul fronte tecnologico coincide con la semplificazione dei permessi burocratici per la produzione di energia pulita, la modernizzazione della rete elettrica e lo sviluppo del nucleare di nuova generazione. Senza un’adeguata stabilità normativa in materia energetica, gli investimenti nell’infrastruttura dell’IA rischiano di subire rallentamenti critici per la crescita del sistema economico.
Parallelamente al tema della tecnologia, il rischio rappresentato dal debito federale statunitense costituisce un altro snodo fondamentale. La traiettoria ascensionale del deficit pubblico e il conseguente aumento del costo del rifinanziamento generano crescenti apprensioni. Jamie Dimon, alla guida di JPMorgan, ha lanciato reiterati moniti nei confronti della classe politica, definendo il deficit incontrollato come la minaccia più prevedibile e pericolosa per la stabilità economica globale e per la stessa tenuta del dollaro a lungo termine. Dimon enfatizza il rischio che la mancanza di disciplina fiscale possa innescare pressioni inflazionistiche persistenti o repentini rialzi dei tassi sui Treasury, con effetti destabilizzanti sui bilanci delle imprese e sui risparmiatori. Da parte sua, Larry Fink converge sulla diagnosi di gravità sottolineando come la spesa per gli interessi sul debito rischi di spiazzare le spese pubbliche essenziali e gli investimenti produttivi; per superare questa impasse senza ricorrere a incrementi di tassazione o tagli insostenibili, Fink promuove l’impiego massiccio di risparmio privato attraverso partnership pubblico-private destinate al finanziamento delle opere strategiche.
Infine, un peso determinante nelle agende elettorali dei grandi gestori è rivestito dalla necessità di riforme normative a favore dei fondi pensione e del risparmio integrativo. Di fronte all’invecchiamento demografico e all’inadeguatezza delle coperture previdenziali pubbliche, le Big Three spingono per interventi legislativi che rendano più agevole e sicuro l’inserimento di asset alternativi, credito privato e infrastrutture nei piani individuali di accumulo come i 401(k). Lo stesso Fink ha riassunto questa urgenza denunciando la presenza di una vera e propria crisi globale del pensionamento: la ricetta proposta al legislatore prevede di sbloccare il risparmio previdenziale permettendo ai lavoratori di beneficiare dei rendimenti dei mercati privati e proteggere il proprio potere d’acquisto dall’inflazione. In sostanza, di fronte alle midterm la posizione delle Big Three si articola sulla richiesta di responsabilità fiscale sul debito, sblocchi burocratici per l’energia legata all’IA e modernizzazione delle norme previdenziali, affidando alla leadership di figure come Fink e Dimon la guida di questo confronto con le istituzioni politiche, senza troppe differenze fra democratici e trumpiani.