La decisione dell’amministrazione comunale di Torino di muoversi apertamente contro la deliberazione popolare di indirizzo per la trasformazione di SMAT in azienda di diritto pubblico rappresenta l’ennesimo capitolo di un tradimento politico consumato ai danni dei cittadini. I movimenti torinesi per l’acqua pubblica, che da anni si battono con generosità e competenza per l’attuazione del referendum del 2011, hanno espresso una rabbia e una delusione che non sono solo giustissime, ma tragicamente sacrosante.
Quello che si è consumato sotto la Mole non è un semplice intoppo burocratico o una scelta tecnica, bensì un preciso posizionamento ideologico che svela, per l’ennesima volta, la vera natura del centrosinistra italiano.La deliberazione popolare ignorata era il frutto di una mobilitazione democratica dal basso, uno strumento con cui la cittadinanza chiedeva di sottrarre il bene comune per eccellenza alle logiche del profitto, del codice civile e dei dividendi da spartire tra i Comuni azionisti. La risposta della giunta torinese è stata un muro di gomma, infarcito di tecnicismi giuridici ed economici utili unicamente a blindare lo status quo societario di SMAT.
Si preferisce mantenere l’acqua all’interno di una gestione di stampo privatistico, dove la priorità resta l’utile di bilancio anziché la tutela della risorsa e il diritto universale al suo accesso.Questo copione, purtroppo, non è nuovo. Chi ha memoria storica non può non istituire un parallelismo immediato con quanto accaduto a Napoli.
Nella città partenopea, l’unica grande metropoli che aveva coraggiosamente trasformato la propria azienda idrica in un ente di diritto pubblico (ABC Napoli), il centrosinistra, una volta tornato al governo locale, ha progressivamente svuotato e soffocato quell’esperienza, dimostrando una totale allergia alla gestione realmente pubblica dei beni comuni.
Torino si inserisce perfettamente in questa scia di restaurazione neoliberista.Il fallimento politico della coalizione che guida Torino risiede nell’incapacità strutturale di offrire una reale alternativa alla destra. Quando si arriva ai temi fondamentali – la gestione dei servizi pubblici essenziali, la difesa dei beni comuni, la transizione ecologica slegata dalle logiche di mercato – il centrosinistra si dimostra del tutto intercambiabile con i suoi storici avversari.
Entrambi gli schieramenti condividono la medesima fede nell’efficienza del mercato e la stessa diffidenza verso la democrazia partecipativa. La destra lo fa apertamente, esaltando il privato; il centrosinistra lo fa in modo più subdolo, parlando di “sostenibilità” e “buon governo” mentre privatizza nei fatti o blocca le spinte alla ripubblicizzazione.
La delusione dei comitati torinesi è la delusione di chi vede la partecipazione democratica ridotta a un fastidioso rumore di fondo da ignorare nei palazzi del potere. Liquidare la delibera sull’acqua pubblica significa dire ai cittadini che il loro voto e il loro impegno non contano nulla di fronte agli equilibri finanziari e alle poltrone delle partecipate. Se l’alternativa alla destra si riduce alla gestione più educata ma altrettanto spietata delle stesse politiche liberiste, non ci si deve poi stupire dell’astensionismo e della disaffezione democratica. Torino ha perso un’occasione storica, e il centrosinistra ha perso l’ennesimo briciolo di credibilità.
Leggi anche:
Sicilia, l’acqua c’è ma manca chi la sappia gestire: invasi pieni, rubinetti a secco e milioni di euro persi –
L’acqua è un diritto dell’umanità non merce per le borse e le privatizzazioni –
Il tradimento del bene comune: a Napoli l’acqua diventa merce del campo largo –
Le privatizzazioni “fanno acqua” da tutte le parti –