Luci ed ombre del successo del NO in Sicilia

A più di 48 ore dal successo del No al referendum, dopo aver smaltito editoriali e articoli di ogni tipo, dove le analisi sul successo del No facevano a pugni tra loro, dopo le sofferte dimissioni della ministra Santanchè del sottosegretario Delmastro e della capo di Gabinetto di Nordio, Bartolozzi, finalmente a bocce ferme, provo, sommessamente, ad analizzare il voto siciliano.

Nella mia isola il No ha stravinto. E su questo non ci sono dubbi.

Ma in questa terra “bellissima e disgraziata” un successo, qualunque esso sia, non è mai pieno, completo, totale.
No! Qui la parzialità, o meglio, l’incompletezza è un fatto strutturale. Infatti, al successo del No corrisponde, di contro, il dato dell’affluenza al voto che è il più basso d’Italia. Due risultati che per certi versi posso sembrare in contrapposizione, ma non è così.

In Sicilia mai nulla accade per caso e questi due dati sono la risultante di un fatto: i capi bastone del centrodestra, esclusi alcuni di fratelli d’Italia, non si sono impegnati tanto in questa campagna referendaria. Questa volta, come poche volte nella storia elettorale di questa terra, il voto dei siciliani non è stato quindi oppresso da quella cappa clientelare gestita da sempre da quelle figure storiche che nell’isola hanno fatto e fanno il bello e il cattivo tempo.
Questi signori sono dei terminator, hanno un potente endoscheletro politico e quindi non c’è mai stata inchiesta che li abbia indeboliti, non c’è stata magistratura che li abbia intimoriti, non c’è polizia che li abbia spaventi, non c’è carcere che li abbia redenti.
Lor signori: Cuffaro, Lombardo, Dell’Utri e Cardinale (D’Ali attualmente e in carcere) da almeno trent’anni, malgrado inchieste, condanne assoluzioni, o detenzioni; sono lì, comandano, gestiscono voti per poi ottenere posti di governo o sottogoverno e quindi controllano in modo soffocante la sanità i consorzi di bonifica le società partecipate dalla regione e tutto ciò che si deve “governare” in questa terra.
Dove c’era e c’è potere da spartire, nominare da fare, posti da occupare, c’erano e ci sono loro con il codazzo di vassalli, valvassini e valvassori. Il referndum, questo referendum, non dava a loro la possibilità di mettere in moto le loro specificità e quindi, per questa volta, liberi tutti.
E poi chi ha gestito e gestisce il potere in Sicilia non aveva e non ha bisogno, per il disbrigo quotidiano dei propri interessi politici, della separazione delle carriere dei giudici; quello che ha fatto prima, pur essendo sottoposta alla “gogna giudiziaria” continuerà a farlo con la disinvoltura e l’arroganza di sempre. E’ inutile che i soloni del campo largo siciliano si atteggino, come si dice in siciliano: “si annacano” (si dondolano). Molti di questi sono stati alla corte di lor signori e se quelli con un fischio li richiamano è probabile che corrono a riservirli.

Chi deve esultare è l’associazionismo di base siciliano, i comitati per la difesa dei beni pubblici, le associazioni dei non professionisti dell’antimafia i tanti giovani di questa terra che in questi mesi hanno manifestato a difesa del popolo palestinese e dalla pace disarmata e disarmante. Questa vittoria è tutta loro e di quei partiti o movimenti politici che hanno avuto la volontà e la forza di organizzarli. Tutto il resto è fuffa.