L’Europa si trova davanti a una fase politica decisiva. Da qui alla fine del 2027 sono previste numerose elezioni importanti in diversi Paesi europei e il rischio di una nuova avanzata delle destre, comprese quelle di estrema destra, è ormai evidente.
La questione riguarda anche l’Italia. Nel 2027 si tornerà al voto per le elezioni politiche e il rischio di una nuova affermazione della destra è concreto. L’ingresso sulla scena politica di figure come Roberto Vannacci contribuisce inoltre a spostare ulteriormente il dibattito pubblico verso posizioni sempre più radicali.
Non possiamo limitarci a registrare questo fenomeno. Dobbiamo interrogarci sulle ragioni profonde che lo alimentano.
Da anni milioni di cittadini europei vivono una condizione di crescente precarietà: salari insufficienti, lavoro sempre più instabile, difficoltà nell’accesso alla casa, servizi pubblici indeboliti e una sanità pubblica che in molti territori non riesce più a garantire il diritto universale alla cura. A tutto questo si aggiungono le conseguenze delle politiche di austerità e delle scelte economiche liberiste sostenute nel corso degli anni dalle istituzioni europee e da forze politiche moderate e di centrosinistra.
Quando una parte crescente della popolazione non trova nella politica una risposta ai propri problemi, la destra riesce a trasformare il disagio sociale in consenso, alimentando paura, divisioni e contrapposizioni.
Anche per questo riteniamo che il cosiddetto campo largo non possa rappresentare, da solo, una risposta adeguata all’avanzata delle destre. Una sinistra che voglia realmente contrastare il centrodestra non può limitarsi a riproporre le stesse politiche economiche e sociali che hanno contribuito alla disaffezione e alla perdita di fiducia di una parte dell’elettorato.
In una fase segnata dalla guerra in Ucraina, dalla drammatica situazione nella Striscia di Gaza e dalla crescente corsa al riarmo europeo, occorre una scelta netta: mettere le persone al centro della politica, non le armi.
Serve una sinistra autonoma, sociale, pacifista ed ecologista, capace di costruire un’alternativa tanto alla destra quanto alle politiche neoliberiste e di austerità.
Al centro del programma devono esserci:
– il rilancio e il finanziamento della sanità pubblica e universale;
– la difesa del welfare e dei servizi pubblici;
– salari più alti e maggiori diritti per lavoratrici e lavoratori;
– il contrasto alla precarietà e alla povertà;
– il diritto alla casa e a una vita dignitosa;
– una vera transizione ecologica e sociale;
– una politica estera fondata sulla pace, sul diritto internazionale e sulla cooperazione, non sulla corsa al riarmo;
– una nuova idea di Europa, solidale e sociale, alternativa alle politiche di austerità.
Combattere l’estrema destra significa innanzitutto costruire una società nella quale paura, precarietà e abbandono non siano più il terreno sul quale le destre possono costruire il proprio consenso.
L’Italia ha bisogno di una svolta. Non di una semplice alternanza di governo, ma di una vera alternativa politica e sociale.
Per fermare l’avanzata delle destre è necessario ricostruire una sinistra degna del suo nome, capace di tornare a parlare alle persone, ai lavoratori e alle lavoratrici, ai giovani, ai pensionati, a chi difende i servizi pubblici e a chi chiede semplicemente di poter vivere con dignità.
La sfida è aperta: costruire oggi l’alternativa per cambiare domani l’Italia e l’Europa.