NO all’ipocrisia del “campo largo”

Tratto da Lavoro e Salute n. 4 – Aprile 2026

Questo editoriale è fuori dal coro e risulterà antipatico a qualcuno, li capisco perchè esco, senza giri di parole, fuori dalla narrazione di tante e tanti sui social, ma credo, ho sempre creduto, nel mio ultra cinquantennale impegno politico, che in ogni evento felicemente popolare c’è sempre qualcuno in agguato e che trama – mentre esprime una contingente gioia ipocrita- per speculare un proprio profitto politico, funzionale alla relativa messa in atto di contromisure contro l’evento popolare coadiuvati dalla stampa e TV a loro associate.

A cosa mi riferisco? Ovviamente all’entusiasmante e netto NO al referendum del Governo contro la giustizia e la Magistratura, ma non solo perché bisognerebbe ricordare i tanti progressi sociali messi subito in discussione, valga come esempio la Riforma sanitaria 833 del 1978 oppure il Referendum, per restare in tema, sull’acqua pubblica del giugno 2011 con il voto favorevole della stragrande maggioranza del popolo italiano, risultato subito negato e quindi mai rispettato, dal  Governo Berlusconi in carica e poi dai governi di centrosinistra.

Ecco, temo che lo stesso percorso di negazione del NO al Referendum sulla giustizia verrà fatto da questo Governo e anche dall’ipotizzato, dagli screditati sondaggisti di queste settimane, Governo di centrosinistra, battezzato come “Campo largo”.

Perché temo? Perché per capire, dopo l’entusiasmo, il reazionario attacco alla Costituzione non possiamo dimenticare quanto successo con l’involuzione politica degli ultimi trentacinque anni sull’onda del berlusconismo nato con il Programma P2 della Loggia massonica segreta di Licio Gelli, onda mai contrastata, nei fatti che ha prodotto, dai governi e singoli Partiti del centrosinistra. Ecco perché non mi fido che quella stessa sinistra di Governo e di negazione culturale e repressiva della lotta sociale che oggi brinda alla Costituzione mentre a contribuito a svuotarla nei suoi aspetti democratici più incisivi. Basta poco a confermarlo se, ad esempio, ricordiamo l’era di Renzi al Governo e alla guida del PD.

Oppure ricordare il governo Monti, nel 2012, sostenuto da Forza Italia, PD e centrosinistra vario, approvò anche la possibilità, del voto popolare per un referendum confermativo, senza dimenticare la modifica dell’articolo 81 per introdurre il pareggio di bilancio, fonte di tutte le sofferenze sociali, in Costituzione.

A fronte di questi inconfutabili, e politicamente criminosi, fatti, affermo (sempre con il dubbio di suscitare antipatia in qualcuno) che cacciare il pericoloso, anche per i suoi scatarri neofascisti Governo Meloni se da una parte è urgente dall’altra non è la panacea per la vergognosa e pericolosa politica attuale.

Sono prevenuto e pessimista? No, sono con i piedi per terra e non faccio voli pindarici spinto dall’entusiasmo, in particolare per il voto cosciente di milioni di giovani. Se si vuole l’inizio di un cambiamento senza SE e senza MA si deve guardare la realtà senza il fumo negli occhi del “contro la destra” a tutti i costi, perché questi costi potrebbero essere salati e nel migliore dei casi deludenti a tal punto da aumentare l’attuale odio verso la politica “sono tutti uguali” e “rimpiangere la destra ufficiale, storia elementare del dopo Berlusconi., per chi ha memoria.

Quindi è salutare chiedersi a cosa serve sostituire la destra ufficiale con un governo a guida PD che ha dimostrato da alcuni decenni di essere una seconda destra economica e guerrafondaia (vedi il voto per il riarmo europeo e relativo sostegno al governo neonazista dell’Ucraina con i soldi degli italiani, rubati alla sanità, alla scuola) che non è colpita, come lo è la maggioranza degli italiani, dello sfascio della democrazia politica e sociale, ma ne è uno dei principali promotori. Non dimentichiamo, ad esempio, che ha promosso ogni sorta di privatizzazioni che ha distrutto grande parte dell’industria e lo stato sociale, mi limito a citare scuola e università, come della sanità (con la Bindi che ora si erige, senza nessuna autocritica, a sua difesa dopo aver dato il colpo finale con l’attività privata negli ospedali propedeutica ai feroci colpi attuali del governo).

Si può dire che l’alternanza è una tragicommedia di simili?

Qual è oggi il problema di fondo che può darci ancora una volta l’alternanza e non il cambiamento?

Lo si può individuare nell’aver plasmato per decenni intere generazioni debilitando la democrazia sostanziale (di quella formale si riempiono la bocca senza alcuna vergogna) e, di conseguenza la partecipazione politica che forse oggi, considerando il NO dei giovani al referendum, ritorna come bisogno vitale.

Con questo NO la speranza sopravvive, ma per viverla a pieni polmoni non dobbiamo illuderci sul cambiamento immediato con il “campo largo” ma ricostruire più comunità sui territori, più movimenti di massa nelle piazze, per programmare al più presto una onesta alternativa politica.