Il mensile Lavoro e Salute ha affrontato, a più voci, il tema della Legge di Iniziativa Popolare (LIP) sul tema della sanità promossa dalla “Via Maestra” coordinata dalla Cgil.
Le nostre esplicite critiche all’iniziativa del sindacato, e di alcune associazioni, a prescindere dalla lodevole volontà che sta dietro l’intenzione della LIP, a nostro circostanziato parere, stranamente e incomprensibilmente, elude i principali nodi che stanno indebolendo e sgretolando definitivamente il Servizio Sanitario Nazionale – dopo essere stato picconato dai governi di centrosinistra e di centrodestra, compresi quelli “tecnici” di Monti e Draghi – indebolendo il diritto alla salute. In sostanza questa LIP ripropone i percorsi che hanno portato alla debilitazione della sanità con i governi citati.
Nella proposta “LIP sanità” ci sono alcune lodevoli intenzioni che però vengono vanificate quando si affrontano i punti che hanno portato a questo disastro.
Vediamo quali.
– Si scrive che l’intera destinazione delle risorse aggiuntive al potenziamento dei servizi nelle strutture pubbliche, il rafforzamento, la valorizzazione del personale, lo stop alle esternalizzazioni. Si desume che resta confermato l’attuale 50% di risorse pubbliche alla sanità privata?
– Si scrive che priorità è quella di contrastare la “fuga” di medici e infermieri. Domanda, come si fa a fermare la fuga se non si usano le risorse totali e non solo quelle aggiuntive richieste?
– Poi c’è l’equiparazione stipendiale per i dipendenti sanitari e sociosanitari delle strutture di assistenza residenziale e semiresidenziale. Domanda, come si fa se non si usano le risorse totali e non solo quelle aggiuntive richieste?
– Si chiede l’applicazione del contratto collettivo nazionale al personale delle strutture accreditate, del settore sociosanitario privato. Per le risorse idem come sopra. Domanda, giusto ma come si fa se non si usano le risorse totali e non solo quelle aggiuntive richieste?
A questo punto viene spontanea la domanda: perchè questioni dirimenti come: l’Aziendalizzazione, i Processi legislativi di privatizzazione, le logiche debilitanti per la sanità pubblica utilizzate nella Spesa sanitaria, i Fondi sanitari nel Welfare aziendale, la Libera professione intramuraria e il Sistema di finanziamento non sono state affrontare, nonostante siano state poste fermamente da alcune associazioni associate alla “Via Maestra”?
Forse la spiegazione sta nell’affermazione che la LIP proposta “non intende provvedere ad una integrale riforma dell’organizzazione e del funzionamento del SSN” Perchè si fa questa premessa programmatica che di fatto destruttura le citate intenzioni lodevoli della LIP?
Nel merito della questione Lavoro e Salute sottoscrive il documento di critica dei Comitati contro ogni Autonomia Differenziata presentato nella “Via Maestra” ma respinte senza alcun confronto approfondito. Confronto che noi non evitiamo e nel prossimo numero di giugno pubblicheremo un intervento di Marco Caldiroli, Presidente di Medicina Democratica – nella quale noi siamo impegnati da 50 anni con la nostra autonomia di pensiero – che sostiene, diversamente da noi e da altri aderenti a MD – la bontà complessiva della proposta contenuta nella LIP.
La LIP della CGIL (Via Maestra) elude i principali nodi di crisi della sanità pubblica.
La Proposta di legge d’iniziativa popolare contenente “Disposizioni per rendere effettivo il diritto alla salute mediante il rafforzamento del Servizio Sanitario Nazionale e la valorizzazione del personale”, elaborata da La Via Maestra, su mandato della CGIL, attraverso l’impegno e la partecipazione di oltre cento associazioni è ora approvata. Nella relazione di accompagnamento si legge che essa …non intende provvedere ad una integrale riforma dell’organizzazione e del funzionamento del SSN, ma si concentra invece sulle azioni da intraprendere per un rilancio del SSN che lo preservi dalla crisi incombente attraverso l’adeguamento del finanziamento e della dotazione di personale. L’intenzione è lodevole, ma non affronta i veri nodi che stanno portando al crollo del SSN, come avevano richiesto varie associazioni nelle loro proposte di integrazione. (…..)
- L’aziendalizzazione, introdotta dal D.lg. 502/1992, Ministro De Lorenzo, e confermata dal D.lg. 229/1999, Ministra Bindi, ha trasformato USL e ospedali in aziende, per cui gli obiettivi di salute, da quel momento, sono stati improntati a logiche di efficienza e produttività e subordinati agli equilibri di bilancio. Con ciò, l’individuazione e l’attuazione dei livelli essenziali e uniformi di assistenza è stata subordinata alla disponibilità delle risorse e al rispetto delle compatibilità finanziarie, ponendo fine all’equità nell’erogazione delle prestazioni prevista dalla L. 833/1978, (Art.3) e all’uniformità su tutto il territorio nazionale, (Art.4).
La richiesta è stata respinta.
- La privatizzazione, anche questa è stata introdotta dal D.lg. 502/92 e ridefinita dal Decreto Bindi. Si è iniziato con l’introduzione di meccanismi e logiche di mercato esternalizzando servizi logistici e amministrativi, per poi passare al cuore dell’assistenza. L’aziendalizzazione e i meccanismi connessi di gestione privatistica (equilibrio di bilancio, codifica delle prestazioni tramite DRG, concorrenzialità tra pubblico e privato, logiche di mercato etc.) hanno preparato il passaggio alla progressiva privatizzazione del SSN: accreditamento di servizi privati, trasferimento dei servizi di assistenza pubblica al settore privato e a fondi privati, trasformazione degli enti pubblici in soggetti a scopo di lucro (es. Fondazioni), creazione di agenzie autonome, ‘introduzione della libera professione negli ospedali pubblici.
- Il privato accreditato convenzionato, è composto da strutture di diritto privato (ospedali, ambulatori, laboratori, servizi diagnostici, servizi di riabilitazione, istituti religiosi, presidi socio-sanitari) che sono però finanziati dallo Stato attraverso apposite convenzioni. La quota di finanziamento pubblico che annualmente va al privato convenzionato, supera ormai in alcune regioni la metà del finanziamento pubblico totale e si attesta, in Lombardia e Lazio, sul 50-60%. Per contenere il privato, la LIP prevede (Art.2) che l’incremento del finanziamento sia interamente destinato ai servizi e ai percorsi di cura direttamente erogati dal SSN e che le Regioni non superino i livelli di spesa dell’anno 2024 per le prestazioni sanitarie fornite da parte dei soggetti privati accreditati. Queste misure non bastano poiché la diffusione del privato accreditato si è allargata e radicata al punto tale da rendere incompatibili i due sistemi e da mettere a rischio la sopravvivenza del pubblico.
Richiesta non recepita.
- La spesa sanitaria intermediata, di cui nella LIP non si parla, è costituita da quelli che vengono chiamati i “terzi paganti” (fondi sanitari, casse mutue, assicurazioni etc.), che vanno a costituire il cosiddetto “secondo pilastro”. Rientra in questo capitolo anche il welfare aziendale.
I Fondi sanitari sono composti da centinaia di soggetti molto eterogenei quanto a coperture, premi, modalità di gestione delle attività, erogazione delle prestazioni. Sono raccolti nell’Anagrafe dei fondi sanitari integrativi presso il Ministero della Salute, non consultabile pubblicamente dal sito web, per cui le informazioni disponibili provengono da fonti secondarie e settoriali. Il totale degli iscritti potrebbe ormai raggiungere i 15 milioni. (….)
Le polizze assicurative sono polizze malattia, individuali o collettive, e polizze di LTC (Long term care), cioè assicurazioni vita, che, in caso di non autosufficienza, garantiscono una rendita. Sono prevalentemente di natura sostitutiva, cioè intervengono per prestazioni già incluse nel SSN (ricoveri ospedalieri e altro). Il rimborso dipende dal premio pagato.
Infine, nel privato si deve citare la Libera professione intramuraria, su cui era stato presentato un emendamento dal Forum per il Diritto alla Salute, che mirava a vietarla nelle Regioni che non rispettassero i tempi di attesa per le prestazioni previste dai Lea.
Neppure questo è stato accettato.
Per concludere una considerazione sul sistema di finanziamento
Si prevede per il finanziamento, un incremento progressivo, fino a raggiungere il 7,50 % del PIL a decorrere dal 2030 adeguandosi così alla media dei maggiori paesi europei. Inoltre, tale spesa, non potrà essere inferiore a quella dell’anno precedente, indipendentemente dall’aumento della spesa per la difesa. Come già detto tale incremento sarà interamente destinato al potenziamento dei servizi e dei percorsi di cura direttamente erogati dalle strutture pubbliche del SSN.
Se si vuole salvare il SSN è necessaria una netta inversione di rotta che preveda la sospensione di nuovi accreditamenti e la progressiva riconversione del privato al pubblico, ove possibile, ovvero il passaggio al regime completamente privato (togliendo al privato l’accreditamento).
N.B. Stralci redazionali del documento Tavolo NO AD – Comitati contro Ogni Autonomia Differenziata pubblicato sul numero di aprile 2026