Stato sociale e leggi di classe: un disegno eversivo in atto verso il regime delle oligarchie

Secondo l’istituto Forbes, in Italia nell’anno 2025, a seguito dell’incremento della produttività ottenuta dai lavoratori, la ricchezza è aumentata di 380 miliardi di euro, di cui ben il 91% è andata ai ceti ricchi e super ricchi, mentre ai ceti medio/poveri sono andate le briciole, con un ulteriore impoverimento rispetto all’anno precedente, a causa dell’aumento del costo della vita; in Italia il 5% della popolazione detiene il 52% della ricchezza totale. Imprenditori, manager e politici guadagnano da 200.000 a 21.000.000 di euro all’anno; circa 1.000 persone detengono una ricchezza tra i 10 ed i 40 miliardi di euro, ma la Meloni ha detto di NO alla proposta della CGIL di tassarli con il 2% per recuperare 25 miliardi di euro da destinare alla sanità pubblica.

L’Istituto di ricerca Oxfam sostiene che nel Mondo negli ultimi 5 anni i miliardari hanno raggiunto la cifra record di una ricchezza di 18.300 miliardi, con un incremento di ben 81% rispetto a 2020. La concentrazione di ricchezza nelle mani delle oligarchie ha fatto assumere   il potere direttamente alle élites filoatlantiche in quasi tutti i Paesi Occidentali, in modo diretto o indiretto. In questo contesto vediamo quali siano le conseguenze di 3 anni di governo Meloni in Italia. La tabella qui sotto riprodotta le illustra significativamente  

  • 5,7 milioni di persone in povertà assoluta, che non hanno cibo per sfamarsi;
  • una povertà relativa che investe 8,7 milioni di persone che non arrivano alla fine del mese;
  • 4,5 milioni di persone che, pur lavorando, percepiscono meno di 1.000 euro al mese;
  • un terzo delle famiglie taglia sul cibo e sulle cure
  • le pensioni più basse d’Europa e l’età pensionabile più alta d’Europa;
  • i salari più bassi d’Europa diminuiti del 15% negli ultimi 15 anni 
  • un sistema fiscale iniquo con l’80% di tutte le risorse a carico dei lavoratori dipendenti e pensionati, mentre i ricchi autonomi con la flat tax pagano solo 15% di ritenute fiscali, (almeno 10 punti meno di chi lavora);
  • una legge sugli appalti del governo Meloni, che prevede i subappalti a cascata al massimo ribasso, con conseguente incremento degli omicidi sul lavoro;
  • la legge “Biagi” voluta da Berlusconi nel 2003 (Meloni ministra della gioventù) che prevede 45 forme di lavoro a termine, precario, flessibile, frantumato, con il 35% della forza lavoro priva di diritti;
  • la maggioranza delle aziende pur di fare più soldi, non fanno la prevenzione e gli investimenti necessari sulla sicurezza mettendo in conto 1.400 morti sul lavoro l’anno;
  • alla sanità pubblica disastrata dai tagli fatti negli ultimi 30 anni il governo Meloni per il 2024/25 ha tolto ulteriori 5 miliardi, ma ha aumentato le risorse per la sanità   private, alla faccia di chi è malato ed ha bisogno di cure;  
  • edifici scolastici pericolanti, una didattica al servizio delle imprese, insegnanti meno pagati d’Europa;
  • una Italia cementificata, con tracimazioni e crolli ad ogni acquazzone, mentre si continua a consumare suolo pubblico con grandi o piccole opere 
  • Contemporaneamente il governo incrementa le spese militari per il 2025/30 di 145 miliardi di euro entro 7 anni pari al 5% del PIL, come richiesto da TRUMP/USA/NATO;

È dalla metà degli anni 80’ che il sistema di potere economico, finanziario e politico, ha messo al centro degli interessi generali, l’obiettivo di arricchire i ricchi, (una volta si diceva i padroni) tentando di convincere che così si sarebbero avuti anche dei benefici per le masse popolari, cancellando l’obiettivo marxista della “redistribuzione della ricchezza”. 

Chi governa il nostro Paese ora ha fatto un salto di qualità nell’eversione del sistema per garantire alle lobby di continuare ad arricchirsi con ogni mezzo, con grave danno dei ceti popolari; è servo delle classi capitaliste dominanti, legifera per garantire l’impunità quando commettono reati, mentre si puniscono i lavoratori, gli studenti, il popolo che protesta. Si sta costruendo un regime che garantisce i “colletti bianchi “e impone una svolta autoritaria. Il combinato disposto delle leggi a favore dei colletti bianchi (a partire dall’abolizione del reato dell’abuso d’ufficio, considerato da tutti i magistrati antimafia un reato spia delle infiltrazioni criminali) del Decreto 1660 sulla “sicurezza”, che criminalizza le lotte e il dissenso, della riforma della Corte dei Conti e della riforma contro l’autonomia della Magistratura (a cui siamo chiamati dal voto referendario) costruisce un contesto legislativo di pericoloso restringimento della democrazia.

Malgrado i disastri economici sopra descritti e questa svolta autoritaria non sembra che la destra perda significativamente consensi, anche da parte dei ceti che vengono danneggiati dalle sue stesse politiche: da un lato significa che non viene percepita una reale differenza tra ciò che fa la destra e ciò che fa la sinistra e dall’altro il totale fallimento della destra rispetto alle promesse fatte (pensioni, aiuto ai ceti popolari, etc.) non viene messo in luce dalla stampa sempre più asservita al potere.  

Oggi la popolazione non ha la conoscenza esatta di ciò che sta succedendo in Italia e nel mondo, tanto meno dei rapporti esistenti fra le classi e della grande quantità di ricchezze che il turbocapitalismo finanziario sposta dal basso verso pochissimi super-ricchi…Dopo il grande movimento contro il genocidio di Gaza e gli ultimi scioperi generali per cambiare questo stato di cose non basta certo cha la CGIL proclami un altro sciopero Generale. La Cgil è il più grande sindacato dei lavoratori e pensionati, ha le forze per trasformare  la realtà, ma  dovrebbe sviluppare una battaglia con carattere di continuità su tutte le tematiche sociali, salariali, normative dei diritti, a partire dal ripristino della “Scala Mobile” a salvaguardia del potere d’acquisto dei salari e delle pensioni e lottare contro i provvedimenti di legge approvati dal governo di stampo eversivo liberal/fascista, ma soprattutto costruire l’unità con gli altri sindacati disponibili alla lotta. I lavoratori e le lavoratrici vogliono l’unità, perché sanno che solo così si comincia a vincere.