L’ultimo macigno sulla Torino-Lione – ha dichiarato il segretario regionale del PRC SE per Piemonte e VdA Alberto Deambrogio – arriva direttamente dalla Corte dei conti Europea. I dati contenuti nella recente relazione confermano quello che il movimento No Tav e i tecnici indipendenti denunciano da decenni: la TAV è un’opera tecnicamente superata, economicamente fallimentare e strategicamente inutile.
I numeri del disastro non lasciano spazio a interpretazioni: i costi sono lievitati del 127% rispetto alle previsioni iniziali, trasformando il tunnel di base in un buco nero finanziario che sta divorando risorse pubbliche sottratte a sanità, scuola e trasporti locali. A questo si aggiungono ritardi cronici che spostano l’orizzonte del completamento a un futuro indefinito, rendendo l’opera già vecchia prima ancora di essere conclusa.
Nonostante l’evidenza dei fatti, assistiamo all’imbarazzante spettacolo di un arco parlamentare compatto – dal centro-destra al centro-sinistra – nel difendere l’indifendibile. Una “sacra alleanza” del cemento che ignora i dati oggettivi per perseguire una retorica del progresso che non ha alcun riscontro nella realtà dei flussi di merci, costantemente in calo lungo l’asse del Frejus.
Come più volte sottolineato dalle sagge e lucide osservazioni del Professor Angelo Tartaglia, fisico del Politecnico di Torino, la TAV è l’emblema di un’assurdità sistemica. Tartaglia ha dimostrato, numeri alla mano, come l’opera sia basata su previsioni di crescita smentite dalla storia e come il bilancio energetico e ambientale dell’operazione sarà negativo per decenni, rendendo la “sostenibilità” del progetto una pura invenzione di marketing.
Si continua a scavare per inerzia politica, non per necessità logistica – ha concluso Deambrogio -, centro destra e centro sinistra condividono la responsabilità di questo scempio. Mentre i pendolari piemontesi viaggiano su linee obsolete e i tagli ai servizi essenziali colpiscono i cittadini, miliardi di euro vengono sepolti in una montagna per un’opera che la stessa Europa oggi definisce un rischio finanziario fuori controllo.
Chiediamo di non giubilare con la solita assurda noncuranza i dati della Corte dei conti Europea, con l’ennesima operazione di delegittimazione. È tempo di fermare la follia e investire la restante parte dei fondi nelle vere priorità del Paese.