L’attuale vicenda giudiziaria che vede coinvolte le associazioni di beneficenza per la Palestina in Italia non rappresenta solo un caso di cronaca, ma segna un punto di rottura preoccupante nella prassi del diritto e nell’indipendenza della magistratura. L’inchiesta, che ha portato ad arresti basati su accuse di finanziamento al terrorismo, solleva interrogativi fondamentali sulla solidità delle prove e sulla legittimità etica e giuridica delle procedure adottate.
Il paradosso di un’assenza di prove ventennale
Uno degli elementi più controversi riguarda la discrepanza tra la durata delle indagini e i risultati ottenuti. Per circa venticinque anni, queste associazioni sono state sottoposte a una sorveglianza pervasiva: intercettazioni telefoniche, cimici ambientali, indagini patrimoniali e persino l’impiego di agenti infiltrati.
- Nonostante tale monitoraggio asfissiante, nelle oltre 300 pagine dell’ordinanza di arresto non risulterebbe alcuna prova tangibile che anche un solo euro sia stato destinato ad attività terroristiche.
- I flussi di denaro, spesso provenienti da elemosine raccolte nelle moschee, venivano regolarmente contabilizzati e dichiarati alle frontiere.
- Le risorse erano destinate a scopi puramente umanitari: adozioni di orfani, costruzione di impianti di desalinizzazione a Gaza e sostegno a famiglie indigenti.
- Precedenti indagini, condotte con i medesimi presupposti, erano state sistematicamente archiviate poiché la beneficenza non costituisce reato, a prescindere dal gradimento dei destinatari.
Il dossier israeliano e la “giustizia per riassunto”
Il mutamento di rotta della magistratura italiana sembra scaturire non da nuove prove raccolte sul territorio nazionale, ma da un dossier inviato dalle autorità israeliane. Tale documento sostiene che le organizzazioni benefiche siano una facciata per Hamas, alimentandone indirettamente il prestigio sociale.
Tuttavia, l’attendibilità di tali informazioni appare estremamente fragile sotto il profilo del diritto processuale:
- Israele non avrebbe fornito i documenti originali, ma semplici riassunti che i giudici italiani sembrano accettare acriticamente.
- Le prove raccolte in zone di guerra, per essere utilizzabili in un processo italiano, devono rispettare i diritti umani e costituzionali. Eppure, non vi è alcuna argomentazione giuridica che attesti la conformità delle operazioni militari israeliane a Gaza e in Cisgiordania rispetto a tali standard.
- Il rischio concreto è che la magistratura italiana si riduca a un ruolo di “passacarte” per un esercito straniero impegnato in un conflitto ampiamente documentato come genocidario.
La criminalizzazione del sostegno materiale e la radicalizzazione
L’accusa sostiene che il sostegno economico (circa 7 milioni di euro in 24 anni) a familiari di detenuti o persone coinvolte in attentati rafforzerebbe la strategia terroristica. Questa visione ignora deliberatamente il contesto giuridico e sociale della Cisgiordania.
| Elemento Critico | Descrizione del Contesto |
| Detenzione Amministrativa | Israele detiene palestinesi senza accusa né processo, basandosi su fascicoli segreti rinnovabili indefinitamente. |
| Punizione Collettiva | Il Regolamento 119 permette la demolizione di case di familiari innocenti di persone accusate di terrorismo. |
| Fattori di Radicalizzazione | Occupazione, soprusi sistematici e politiche di annientamento sono i veri motori della violenza, non i donatori italiani. |
È legittimo e doveroso chiedersi come famiglie sottoposte a regimi di punizione collettiva non debbano ricevere sostegno materiale per la propria sopravvivenza.
Il doppio Standard della Responsabilità
Infine, l’inchiesta di Genova evidenzia un’inaccettabile asimmetria nell’applicazione dello “zelo investigativo”. Mentre si colpiscono cittadini che donano in buona fede per la causa palestinese, si ignora il ruolo di grandi multinazionali e colossi industriali:
- Settore Turistico: Aziende come Booking.com e Airbnb hanno incrementato la loro presenza negli insediamenti illegali in Cisgiordania, traendo profitto da territori dove la presenza dei coloni si traduce in violenza per i palestinesi.
- Industria Bellica: Società come Leonardo continuano a fornire componenti essenziali per la flotta israeliana di F-35, utilizzati nei bombardamenti indiscriminati su Gaza.
Se l’obiettivo è davvero la legalità e la lotta al terrorismo, la giustizia deve avere il coraggio di guardare ai centri di potere e non solo a chi è più facile da colpire, innocente o colpevole che sia.