Il grande rifiuto, la nuova sinistra statunitense e l’addio al Partito Democratico

Mentre i media mainstream si concentrano sulle faide di Washington, nelle strade d’America sta accadendo qualcosa di tettonico: la classe lavoratrice e le minoranze stanno riscoprendo il radicalismo, e non hanno intenzione di votare per il “male minore”.

Per decenni, la politica americana è stata retta da un tacito accordo: non importa quanto la sinistra fosse insoddisfatta, al momento decisivo avrebbe “turato il naso” e votato per i Democratici per fermare la destra repubblicana. Nel 2026, sotto il peso del secondo mandato di Donald Trump e di una crisi economica che morde le caviglie della working class, questo accordo è andato in frantumi.

Non siamo di fronte alla solita apatia elettorale. Quello che sta emergendo è un ecosistema vibrante, rabbioso e organizzato di movimenti sociali che considerano il Partito Democratico non più come un alleato imperfetto, ma come un ostacolo strutturale alla sopravvivenza stessa delle comunità oppresse.

La rottura con l’establishment liberale
Il motore di questa trasformazione è materiale, non ideologico. Con l’inflazione che divora i salari e gli affitti che schizzano alle stelle, la promessa democratica di una “normalità” restaurata suona vuota. I dati sono impietosi: per la prima volta nella storia recente, i Democratici stanno diventando il partito dei ceti benestanti, mentre perdono presa sulla classe lavoratrice multirazziale.

La risposta a questo vuoto politico non è l’abbandono della politica, ma la sua radicalizzazione. Organizzazioni come Socialist Alternative e il Party for Socialism and Liberation (PSL) stanno riempiendo gli spazi lasciati vuoti dai sindacati tradizionali e dalle ONG liberali. Non cercano il dialogo con la Casa Bianca; cercano di costruire un “potere indipendente” capace di bloccare il paese. Quando l’agente dell’ICE Jonathan Ross ha ucciso Renee Nicole Good a Minneapolis nel gennaio 2026, non sono stati i politici democratici a canalizzare la rabbia della piazza, ma i quadri del PSL, che hanno organizzato manifestazioni immediate collegando la violenza della polizia interna all’imperialismo estero.

La critica è feroce: per questi movimenti, i Democratici sono “do-nothing” (quelli che non fanno nulla), colpevoli di aver spianato la strada al trumpismo attraverso decenni di politiche neoliberiste e di non aver opposto alcuna resistenza reale se non qualche tweet indignato.

Il ritorno della Pantera: Marxismo e Autodifesa
L’aspetto più visibile e simbolicamente potente di questa rinascita è il ritorno dell’estetica e della politica del Black Power. Dimenticate le immagini sbiadite degli anni ’60: le Pantere Nere sono tornate.

A Filadelfia, un nuovo capitolo del Black Panther Party guidato da Paul Birdsong ha attirato l’attenzione nazionale non solo per le sue uniformi, ma per la sua disciplina. Birdsong ha tracciato una linea netta tra il suo gruppo e il suprematismo nero del “New Black Panther Party” (spesso condannato come gruppo d’odio), rivendicando invece l’eredità internazionalista e marxista di Huey P. Newton. Questi militanti non chiedono riforme della polizia. Forniscono scorte ai manifestanti per proteggerli dagli agenti federali e gestiscono programmi di distribuzione alimentare (“survival programs“) che sostituiscono quel poco di stato sociale in ritirata.

Similmente, nel profondo Sud, il Huey P. Newton Gun Club mobilita uomini e donne che pattugliano i tribunali dove le giurie assolvono chi uccide bambini neri, come accaduto nel caso di Jordan Hill in Mississippi. Il messaggio è chiaro: se lo Stato non garantisce giustizia o sicurezza, la comunità se la prenderà da sola.

Oltre il voto e  verso il conflitto di classe
Ciò che unisce i marxisti della Gen Z del Revolutionary Communists of America (che reclutano apertamente con lo slogan “Sei un comunista?”) e i sindacati degli inquilini che organizzano scioperi degli affitti a Kansas City, è la convinzione che il sistema non sia riformabile.

La sinistra radicale americana del 2026 non guarda più al Congresso come al luogo del cambiamento. Guarda ai luoghi di lavoro, ai quartieri sotto sfratto e alle strade militarizzate. La loro crescita segnala che per una fetta crescente di americani, la democrazia liberale ha fallito, e l’unica opzione rimasta sul tavolo è la costruzione di un contropotere rivoluzionario, incompatibile tanto con il populismo di destra di Trump quanto con il riformismo esangue dei Democratici.

Dobbiamo guardare con attenzione a quello che succede negli Stati Uniti, certo il nostro sistema bipolare sempre più simile al modello USA, non ci informa su nulla di quelle che sono le evoluzioni “radicali” non riformiste in quel sistema, che portano ad una rinnovata lotta di classe,  hanno paura che il giocattolo possa rompersi anche qui. Noi dobbiamo superare frazionamenti e orticelli inutili e ricostruire la lotta di classe dal basso verso l’alto. E “fuck you” al loro bipolarismo di centrodestra e centrosinistra.