L’eclissi della civiltà: l’ICE come nuova SS e l’ipocrisia del progressismo da salotto

Mentre le vette gelide di Minneapolis diventano il teatro di una caccia all’uomo che non conosce pietà, il mondo osserva un paradosso grottesco. Sotto il cielo plumbeo del Midwest, il “Re Folle” invia i suoi pretoriani a pattugliare le strade, trasformando la neve in un sudario per i diritti umani. Ma il vero scandalo non risiede solo nella brutalità di questa “macchina delle espulsioni”; risiede nel silenzio complice, durato decenni, di chi oggi grida al regime mentre ieri firmava i decreti della medesima repressione. L’Immigration and Customs Enforcement (ICE) non è un’aberrazione del presente: è il braccio armato di uno Stato Prerogativo che ha radici profonde nel consenso bipartisan di Washington e nel disinteresse colpevole delle élite europee.

La macchina da guerra: l’ICE come Guardia Pretoriana del capitale

Chiamiamoli con il loro nome: squadracce. Gli agenti dell’ICE, che oggi operano con un’immunità totale garantita per decreto, hanno smesso di essere funzionari di confine per trasformarsi in una milizia politica. La dinamica è quella dello “Stato Doppio” teorizzato da Ernst Fraenkel: una facciata di legalità per i privilegiati e un dominio di violenza arbitraria per i “non-persone”. Quando madri vengono strappate ai loro neonati a temperature sotto lo zero, o quando gas lacrimogeni vengono lanciati in auto cariche di bambini, non siamo di fronte a una gestione dell’ordine pubblico, ma a una prassi operativa di stampo terroristico. Questa è la funzione cinegetica dello Stato moderno: l’uomo che caccia l’uomo. L’ICE è diventata una vera e propria SS americana, un corpo che non risponde più alla legge comune ma solo al potere esecutivo più oscuro. Eppure, questa metamorfosi non è avvenuta nel vuoto. È stata alimentata dal “Keynesismo mercenario”, un sistema perverso in cui lo Stato, incapace di offrire infrastrutture sociali o futuro ai giovani, offre bonus da 50.000 dollari per trasformarli in aguzzini dei propri vicini. L’apparato repressivo è diventato l’unico volano di un’economia reale che, al di fuori della bolla borsistica di Wall Street, sta marcendo tra stagflazione e disperazione.

Il peccato originale, l’eredità bipartisan della crudeltà

Il coro di indignazione che oggi si leva dalle fila del Partito Democratico americano e dai media liberal è di un’ipocrisia nauseante. La “Macchina” non è stata costruita da un singolo agitatore; è un’opera collettiva. È necessario ristabilire la verità storica: l’amministrazione Obama non è stata il baluardo dei diritti umani, ma il periodo d’oro della deportazione di massa. Con 3,1 milioni di “rimozioni formali”, Obama ha trasformato l’ICE in un’industria del trauma, sostituendo i rimpatri volontari con procedimenti penali indelebili. Le famigerate “gabbie” di McAllen, diventate il simbolo della crudeltà trumpiana, sono state autorizzate nel 2014 da Jeh Johnson sotto la presidenza democratica. Quella che oggi chiamiamo “SS” è stata nutrita, addestrata e dotata di tecnologie biometriche invasive (“Secure Communities”) proprio da chi oggi si professa oppositore. La realtà è che il sistema delle prigioni private, gestito da colossi come CoreCivic e GEO Group, ha prosperato sotto ogni bandiera. Anche l’ordine esecutivo di Biden del 2021, tanto sbandierato come svolta umanitaria, ha deliberatamente risparmiato il DHS (Department of Homeland Security), permettendo ai centri di detenzione ICE di veder crescere la quota di detenuti in mano ai privati fino al 90,8% nel 2023. Un record che supera persino l’era Trump.

La sinistra “col Rolex” e il silenzio delle Élite Europee

Ma il disprezzo più profondo va riservato a quella pseudo-sinistra in Europa, e segnatamente in Italia, che vive tra attici, centri storici e Talk Show — la cosiddetta “sinistra col Rolex”. Questi commentatori, pronti a strapparsi le vesti per l’ultima sortita retorica del “palazzo nella palude Trumpiana”, sono gli stessi che per otto anni hanno celebrato il “coolness” di Obama mentre il suo governo batteva ogni record di espulsioni. Sono gli stessi che oggi tacciono sul fatto che l’infrastruttura di sorveglianza globale è una rete in cui le multinazionali come Target e UnitedHealth collaborano attivamente con l’apparato repressivo. Per questi analisti da salotto, i migranti sono solo pedine retoriche per confermare la propria superiorità morale, mai esseri umani per cui battersi quando il potere che li schiaccia ha il volto “gentile” del neoliberismo progressista. La loro cecità non è un errore, è una scelta di classe. Non hanno mai denunciato le SS americane quando queste servivano gli interessi del globalismo finanziario; lo fanno ora solo perché il “comandante” non appartiene al loro circolo esclusivo.

L’assurdo italiano,  le olimpiadi sotto l’ombra del distintivo

L’impotenza e la sudditanza del governo italiano raggiungono vette di surrealismo politico se guardiamo ai prossimi Giochi Olimpici invernali di Milano Cortina. In un mondo che avesse ancora un briciolo di dignità sovrana, a un’agenzia macchiata di sangue e violenza arbitraria come l’ICE verrebbe vietato l’accesso al territorio nazionale. Invece, assistiamo all’assurdo: lo Stato italiano non è riuscito a impedire che questa “squadraccia” venga incaricata di “garantire la sicurezza” agli atleti e alla delegazione statunitense. Accettare la presenza dell’ICE sul suolo italiano significa legittimare i loro metodi, le loro immunità e la loro filosofia del dominio. È un segnale di debolezza sistemica: un Paese che apre le porte ai pretoriani di uno Stato Prerogativo straniero ha già rinunciato alla propria funzione di garante del diritto. Gregory Bovino potrà anche essere stato spostato da Minneapolis alla California, ma la struttura resta intatta, feroce e pronta a esportare il proprio modello di “ordine” basato sul terrore.

La legge marziale invisibile

Dobbiamo smetterla di aspettare il prossimo ciclo elettorale come se fosse la panacea di tutti i mali. La democrazia americana è già collassata sotto il peso di una disuguaglianza che triplica quella della Gilded Age. Lo Stato non è più un arbitro, ma un’arma dello 0,01% contro il resto della popolazione. La legge marziale è già operativa nelle strade di Minneapolis, anche senza documenti ufficiali; è scritta nei lacrimogeni lanciati nelle auto, nei rapimenti fuori dalle scuole, nella totale impunità di agenti assassini come Johnathan Ross.

La resistenza non può passare per petizioni futili o per la retorica dei “penitenti confusi” del liberalismo. Richiede una presa di coscienza radicale: l’ICE è il volto del futuro se non si spezza la catena del consenso bipartisan alla repressione. Se l’opposizione “col Rolex” continuerà a ignorare le radici strutturali di questa macchina di morte, finirà per essere travolta dal mostro che essa stessa ha contribuito a nutrire con il proprio silenzio. La libertà non si difende con i post su Instagram, ma denunciando la continuità di un sistema che ha trasformato il confine in un mattatoio e la città in un campo di battaglia.