“Ridiculous. But, you know, i don’t know, if there was some need for it to be closed, that’s fine, but just to mourn someone you know… I came here for just a few days. So….so thank you minister for ruining my vacation”.[1]
Queste sono le parole di un turista, presumibilmente statunitense (che strano), dopo la chiusura del Colosseo a seguito della morte dell’operaio ventiduenne Andrea Moretti.
Parole piene di umana pietas, come si può notare.[2]
Sarebbe a mio avviso un errore derubricare queste parole ad una mera mancanza di empatia da parte dell’intervistato, poiché in realtà esse celano una realtà abbastanza cruda: l’Italia per chi viene in vacanza è una mera scenografia volta solo a soddisfare il bisogno esperienziale di milioni di persone pronte con il telefono a fare decine di storie instagram.
Le persone che vivono e lavorano in questa scenografia sono, appunto, comparse ed essendo tali non vale la pena piangerle se periscono, anzi bisogna lamentarsi perché le loro vicende personali interferiscono con la vacanza di cui tanto mi sono vantato con gli amici.
Ma non è stato il destino cinico e baro a creare questa situazione, bensì una scelta “programmatica” ben precisa.
D’altronde non bisogna stupirsi, dato che per il Ministro Mazzi il “turismo è industria” rendendo palese il mutamente dell’orizzonte produttivo che sta avvenendo in Italia dal almeno un paio di decenni.
Le conseguenze di questo approccio si riverberano ovviamente sui luoghi che ospitano il turismo, in realtà una piccolissima percentuale del territorio italiano corrispondente in gran parte alle città d’arte del nostro paese; le quali diventano appunto scenografie e centri commerciali, andando a creare un fenomeno di “ultraprivatizzazione” dei centri storici il quale porta poi ai noti fenomeni gentrificatori che hanno ricadute su tutto il tessuto cittadino, anche, e soprattutto sulle periferie.
Per ultraprivatizzazione possiamo intendere quel fenomeno dove in primo luogo il tessuto commerciale del centro storico perde la sua utilità per i cittadini tramite la sostituzione dei negozi “storici”, i quali fornivano un servizio alla cittadinanza, con negozi ad uso e consumo dei turisti, tendenzialmente grandi catene internazionali. In secondo luogo l’ultraprivatizzazione è rappresentata dalla chiusura degli spazi di aggregazione cittadini e la cessione o con-cessione di patrimonio pubblico agli interessi privati, che rendono i centri storici luoghi e non più spazi, ossia contenitori fisici svuotati del tessuto sociale, economico e politico che sarebbe loro proprio.
Il terzo fattore risultano essere le ricadute sull’abitare, un tema molto complesso che abbisognerebbe di una trattazione autonoma. In breve: la casa anche in questo caso perde la sua funzione originaria di alloggio di persone a lungo termine e diviene strumento di accumulazione e riproduzione del capitale tramite la sua messa a rendita tramite le locazioni turistiche a breve o brevissimo termine.
Dunque perché ultraprivatizzazione? Perché gli spazi già privati perdono completamente la funzione sociale che avevano in precedenza (e quelli pubblici sono privatizzati de relato tramite partenariati, concessioni e calembour vari), funzione sociale che ricordiamo è il limite alla proprietà privata individuato nella nostra Costituzione.
Dunque il luogo altro non è che la scenografia di cui sopra, una serie di costruzioni, in questo caso di grande pregio artistico, da riempire di locali tutti uguali (i quali sfruttano giovani in cerca di un’opportunità lavorativa), di eventi e di momenti esperienziali a pagamento dove meno residenti fastidiosi si vedono meglio è.
Il nostro paese ha imboccato una strada di non ritorno e due processi inversi, uno centrifugo ed uno centripeto, stanno avvenendo: lo spostamento dai centri storici alle periferie, ossia il più classico fenomeno gentrificatorio, e lo spostamento dalle aree rurali alle medesime periferie.
Il nostro futuro è un grande hinterland, lontano dagli occhi e dal cuore di qualche turista, sia mai che la nostra morte possa rovinargli il cappuccino.
[1] “Tutto questo è ridicolo. Ma sai… se c’era bisogno di chiuderlo va bene, ma [chiuderlo] solo perché si è in lutto [per la morte dell’operaio] sai… Sono qui solo per pochi giorni. Quindi… grazie ministro per aver rovinato la mia vacanza”
[2] Ovviamente non si può fare di tutta l’erba un fascio, alcuni turisti intervistati erano sì dispiaciuti ma comprensivi.