Il territorio siciliano con una sterzata significativa da parte del Ministero della Difesa viene sempre più militarizzato con l’ingresso dell’aeroporto di Trapani-Birgi nel cuore della strategia militare occidentale internazionale.
La base si distingue, infatti, come elemento chiave nel programma F-35, grazie all’autorizzazione di un investimento di 112,6 milioni di euro destinato alla creazione del Lightning Training Center (LTC).
Già dalla fine di dicembre 2025, lo scalo di Trapani Birgi è il maggiore avamposto per le operazioni di intelligence e guerra elettronica della NATO, con il trasferimento dei grandi aerei radar E-3A AWACS. Gli stessi velivoli concorrono quotidianamente alle operazioni di comando, controllo, intelligence e sorveglianza delle forze armate NATO nello scenario cruento di guerra russo-ucraino.
Il progetto PilotTraining Center per F-35 è il primo al di fuori dei confini statunitensi ed è parte integrante del programma internazionale Joint Strike Fighter, per realizzare due gruppi volo (uno nazionale e uno internazionale) e un centro di addestramento comune.
La struttura sarà aperta anche a Paesi NATO ed europei coinvolti nel programma e in questo scenario Trapani sarà il primo Pilot Training Center F-35 fuori dagli Stati Uniti.
Con questa svolta accelerata entro qualche anno la base di Trapani Birgi diventa la terza base operativa italiana dedicata agli F-35, affiancandosi a Amendola e a Ghedi. Qui il Ministero della Difesa realizzerà la terza Main Operating Base (MOB) per la flotta F -35 che è già in dotazione all’Aeronautica Militare.
La stessa rivista specializzata ARES mette in risalto il fatto che su Trapani verrà istituito “un vero e proprio ecosistema operativo e formativo”, in cui coesisteranno “un Gruppo Volo Operativo nazionale (ITAF OPS Squadron), un Gruppo Volo Internazionale Addestrativo (PTC Squadron) e il Centro di Addestramento Comune (LTC) oggetto dell’attuale contratto”.
Si prevede, anche, la realizzazione di un edificio principale per il Ground Training, una Special Access Program Facility (SAPF) ad elevati standard di sicurezza e l’installazione di due Full Mission Simulators (FMS).
L’intera operazione è affidata a un raggruppamento temporaneo di imprese tra Leonardo e Lockheed Martin, con quest’ultima che fornirà i simulatori F-35, mentre Leonardo gestirà i dati ingegneristici classificati, secondo normative USA e accordi di sicurezza.
Si stima che la struttura entrerà a regime entro dicembre 2028, con il completamento dell’LTC previsto per il 1° luglio 2029.
Solo tra il 2028 e il 2029, sono previste spese superiori a 87 milioni di euro.
Per Trapani Birgi, questo progetto rappresenta un cambio non di poco conto dato che trasforma lo scalo in un asset strategico di livello internazionale, con ricadute geopolitiche e militari di grande rilievo. Tuttavia, le ricadute industriali e occupazionali appaiono modeste, limitate alla predisposizione di infrastrutture per futuri Pilot Training Devices (PTD) mentre è innegabile che la struttura diverrà un obiettivo militare importantissimo.
Il Partito del PRC Sicilia si oppone alla continua militarizzazione dell’Isola e ribadisce che l’aumento della presenza militare espone i cittadini siciliani a rischi di guerra. Basti pensare che la stessa posizione geografica di Trapani offre anche dei vantaggi logistici e soprattutto minori tempi di transito rispetto alle basi del Nord, consentendo ai velivoli di trascorrere meno tempo in volo. Si va prospettando per la Sicilia un vero teatro di appoggio alle guerre nel Mediterraneo: l’aereo radar E-3A sarà un vero supporto a rendere più facilmente accessibili le zone meridionali e operativi della Nato, oltre ad attuare con maggiore efficienza i compiti di sorveglianza in tutto il Mediterraneo, nei Balcani e nelle più lontane aree orientali di interesse strategico.
Tutto ciò comprometterà sempre di più la pace e la stabilità della nostra regione. Davanti a questo scenario il governo italiano si mostra sempre più succube delle pressioni di USA e NATO, sacrificando gli interessi e la sicurezza dei siciliani a favore di strategie geopolitiche di potere.
Il PRC Sicilia invita tutte le forze politiche e sociali a Palermo come a Roma a introdurre un’azione seria per la tutela della pace e per la difesa degli interessi popolari, sottolineando la necessità di opporsi a una militarizzazione dell’Isola che mette a rischio la stabilità e la vita dei cittadini siciliani. Sarebbe allo stesso modo necessario ripensare ad un Mediterraneo che superi la logica che divide una parte della sponda di fronte alla Sicilia che è già teatro di guerre e violazioni dei diritti umani e a realizzare un’alleanza per la pace e la giustizia sociale contro le logiche e gli interessi neocoloniali che sottomettono intere popolazioni costrette da anni ad attraversare il mare militarizzato e della morte.