Energia: anno nuovo, vecchi vizi italiani. Pichetto e i suoi confermano l’amore demenziale per fossili e nucleare (insostenibile)

L’Italia di Gilberto Pichetto Fratin sembra muoversi lungo una linea temporale parallela, ostinatamente slegata dalla realtà climatica ed economica del continente. La strategia di trasformare il Paese in un “hub del gas” per l’Europa, foraggiata dalle massicce importazioni di GNL americano, non è solo una scelta anacronistica: è una scommessa demenziale contro la storia.

Mentre l’Unione Europea registra un calo strutturale dei consumi di gas — scesi del 20% nell’ultimo biennio grazie a efficienza e rinnovabili — il governo italiano decide di blindare il futuro nazionale a infrastrutture fossili pesanti e costose. Invece di accelerare la transizione verso l’indipendenza energetica, ci stiamo consegnando a una nuova dipendenza, quella dal gas di scisto statunitense, estratto con tecniche d’impatto ambientale devastante e trasportato via nave con costi energetici e logistici assurdi. Una scelta, tra l’altro, che non muove una riga di critica alle politiche imperialiste degli USA, disposti a difendere con le unghie e con i denti i propri privilegi in campo internazionale, sino alle azioni di forza come quella appena svolta in Venezuela.

A questo quadro si aggiunge l’abbaglio del “nucleare sostenibile”, sbandierato come soluzione miracolosa. Si tratta di una narrazione tossica che serve solo a distogliere lo sguardo dall’unica urgenza reale: lo sviluppo ben fatto delle rinnovabili.

Parlare di reattori che vedranno la luce, forse, tra vent’anni significa condannare l’Italia a un ruolo di retroguardia tecnologica senza neanche avere risolto i terribili problemi legati alle scorie già esistenti.

Siamo di fronte a una politica energetica che ignora i dati di mercato e le direttive Green Deal (pure messe nel dimenticatoio da una Europa guerrafondai).

Mentre si dovrebbe  investire sull’elettrificazione e sull’accumulo, l’Italia di Pichetto Fratin si candida a diventare il cimitero delle tecnologie del secolo scorso.

Un hub, sì, ma dell’archeologia industriale, dove il costo di queste scelte scellerate ricadrà inevitabilmente sulle bollette dei cittadini e, lasciati soli a rincorrere un futuro che il governo si ostina a non voler vedere.

È il trionfo della conservazione fossile travestita da pragmatismo, un suicidio assistito per l’innovazione italiana e, soprattutto, per l’ ambiente-casa comune dove alla fine tutte e tutti viviamo.