Tillie Martinussen, è una giovane donna groenlandese, membro del Cooperation Party un partito conservatore che ha contributo a fondare.e di cui è stata parlamentare. Questo partito è contro l’indipendenza della Groenlandia dalla corona danese e si oppone a considerare coloniale il rapporto che si è costruito nella storia con la Danimarca. Malgrado questa postura, che lascia alle spalle il problema delle discriminazioni subite dal popolo autoctono dell’isola gli Inuit, (popolo indigeno adattato alla vita artica presente da secoli prima dell’arrivo degli europei), pensiamo che sia significativo il discorso che Tillie Martinussen ha fatto e che riportiamo qui di seguito.
È denso di riferimenti alla difesa della democrazia, della autodeterminazione del suo popolo, della proprietà comune della terra, della irrinunciabilità allo stato sociale e rappresenta il senso della grande mobilitazione cui i groenlandesi hanno dato vita contro le minacce trumpiane di conquista della loro isola. Nella mentalità corrente una conservatrice non dovrebbe dire queste parole. Invece la forzama teriale dei popoli che si autodeterminano apre spazio a nuovi orizzonti e a nuove sensibilità
“Penso che Trump non conosca affatto il popolo groenlandese. Noi non diamo particolare valore ai soldi, alle labbra alla Kardashian e a quel tipo di cose. In Groenlandia, tra l’altro, non si può nemmeno possedere la terra: puoi ottenere un lotto per costruire la tua casa e possiedi la casa sopra il terreno, ma la terra in sé no.
Perché i groenlandesi non credono che la terra appartenga a una persona sola: appartiene a tutti. E lo stesso vale per il mare e per le ricchezze che contiene.
Per questo è un enorme errore di calcolo pensare che i groenlandesi possano essere comprati con il denaro. Non è così. E anche se ci dicessero: “100.000 dollari a persona”, non rinunceremmo mai alla sanità gratuita, non rinunceremmo all’istruzione gratuita, non rinunceremmo a far parte dell’Europa, non rinunceremmo alla nostra sovranità, che prima o poi è comunque il nostro obiettivo.
Non vogliamo essere ricchi come gli americani. Basta vedere quanto sono avidi: arrivano persino a sparare contro i loro amici o a invadere i loro amici per pura avidità. Sappiamo che nel nostro sottosuolo potrebbero esserci minerali e petrolio, e che valgono enormemente più di qualunque cifra. Ma anche se non ci fossero, non ci lasceremmo comunque comprare.
Qui tutti conoscono la storia degli Inuit in Alaska e di tutte le popolazioni native, i popoli indigeni, gli Indiani d’America. Le loro terre sono state sottratte e non sono stati trattati bene negli Stati Uniti. E sappiamo che Trump si circonda in larga parte di persone legate al suprematismo bianco.
Noi non siamo bianchi, come potete vedere. E quindi sappiamo che probabilmente i nostri diritti ci verrebbero tolti.
Sappiamo anche che, insieme alla Danimarca, stiamo bene così come siamo. Come dicevo prima, abbiamo sanità gratuita, istruzione gratuita: qualunque cosa tu voglia studiare, puoi farlo senza pagare nulla e, anzi, il governo ti dà anche una borsa di studio, dei soldi mentre studi. Tutto questo non lo scambieremmo mai: lo Stato sociale, il welfare. Non lo scambieremmo con nulla che venga dall’America.
(…) Non importa cosa sia successo in passato tra Danimarca e Groenlandia: ce la risolveremo tra noi. Così come siamo ora, va bene. E se un giorno vorremo l’indipendenza, dovranno essere i groenlandesi a deciderlo, non una superpotenza che fa pressione da lontano.
Sappiamo benissimo che, se diventassimo indipendenti domani, lui ci invaderebbe subito, perché non avrebbe problemi né con la Nato, né con l’Europa. Per questo credo che stia scommettendo in modo profondamente insultante sull’idea che i groenlandesi siano persone stupide, non istruite, che non seguono le notizie del mondo. Ma non è così. È esattamente il contrario.
Noi saremo qui per centinaia di anni dopo Donald Trump. Anche se ci invadesse, credo che lo aspetteremmo semplicemente come si fa con il cattivo tempo. Qui tutti sanno che è il meteo a decidere: se arriva una tempesta, ci rintaniamo per un giorno o due. Potremmo rintanarci per un anno, per due anni, o anche per dieci o vent’anni, e poi torneremmo alla Danimarca non appena Trump e quelli come lui se ne saranno andati”.