Pubblichiamo una serie di contributi e comunicati riguardo il disastro di Niscemi
Niscemi, una tragedia annunciata 236 anni fa
Tratto daTerramatta- Il blog di Giorgio Stacquadanio
La citta di Niscemi è al centro delle cronache perché in pericolo. Un pezzo dell’abitato ricade in una frana complessa attiva riportata negli elaborati del PAI (Piano Assetto Idrogeologico) della Regione Sicilia. Per comprendere la dinamica della frana di Niscemi bisogna guardare il suolo su cui sorge la città. Il centro abitato poggia su un bancone di sabbia che presenta un certo spessore, questo a sua volta insiste su un basamento di argille. Tale assetto geologico è già instabile di suo, diventa ancora più precario quando le precipitazioni sono abbondanti come in questo periodo. Infatti, la sabbia, su cui poggia l’abitato perde parte della sua consistenza è diventa un po’ fluida, quindi meno capace a sostenere il peso delle case sovrastanti. Ma il danno non finisce qui. L’acqua piovana, filtrando attraverso lo strato di sabbia, su cui è costruito il paese, viene bloccata dallo strato argilloso sottostante. L’argilla quando è asciutta è molto consistente, ma quando viene bagnata dalle acque di infiltrazione diventa scivolosa, come il sapone, e agisce come un vero e proprio piano di scivolamento lubrificato, ed è qui che iniziano i problemi seri.
Tutto questo non è che si conosce da ora. NO! E’ noto sin dalla notte dei tempi. Su Facebook vi è una pagina “Niscemi tra cronaca e storia” gestita da uno storico locale, Giuseppe D’Alessandro, il quale ha pubblicato un post sugli eventi franosi di quei luoghi e allo stesso ha allegato un documento del 1794, una relazione, redatta dal Cav. Saverio Landolina Nava che descrive dettagliatamente l’evento franoso di Santa Maria di Niscemi avvenuto nel marzo del 1790. I luoghi di quel dissesto sono identici a quelli di oggi.
https://www.google.it/books/edition/Relazione_del_casma_accaduto_in_Marzo_17/khE28aItzDsC?hl=it&gbpv=1&dq=niscemi+casma&pg=PA17&printsec=frontcover&fbclid=IwY2xjawPmuAhleHRuA2FlbQIxMABicmlkETBWcDNQZUFodGZ0aUppMW16c3J0YwZhcHBfaWQQMjIyMDM5MTc4ODIwMDg5MgABHv-BWE8GQW9YDyqzXrL8Nj4LKuiEuNC2SuRMG8jpvXAi8h3njG4JX_dxMO6j_aem_gm965t7exOy1RJIDIaLS9g
E’ da 236 anni che quel territorio è interessato da frane, smottamenti, calanchi e da ogni tipo di dissesto idrogeologico. Eventi che si sono ripetuti nel tempo. L’ultimo fu nel 1997. Anche qui l’eccezionalità delle precipitazioni rese fluide le sabbie su cui poggia l’abitato e rese plastiche le argille sottostanti. Gli studi tecnici dimostrarono inoltre come la forte urbanizzazione e la mancanza di un adeguato sistema di regimazione delle acque bianche avesse contribuito in modo determinante a saturare il sottosuolo e quindi ad accelerare il dissesto, ma anche quella frana come tutte le precedenti non ha insegnato nulla.
236 anni persi, buttati al macero. In nome di uno sviluppo distorto, che ha creato ricchezza e consenso per pochi, si è continuato a costruire a fare affari. Ora, di fronte al dramma, si è scatenato lo show, le passerelle, grosse auto con lampeggianti, elicotteri, visite lampo, promesse a mai finire. Ma quando si spegneranno i riflettori Niscemi, o quello che ne resta, forse (non glielo auguro) sarà una città fantasma.
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Niscemi, il cuore della Sicilia, sta franando
di Tania Poguisch – Segretaria PRC Sicilia
In questi ultimi dieci anni il Partito della Rifondazione Comunista in Sicilia è stato a fianco dei niscemesi contro il MUOS. Niscemi è un territorio straordinario, la terra dell’oro verde (il carciofo), ma devastato dalle antenne americane della guerra contro il volere di tantissime e tantissimi sicilian3 che a partire dal 2013 hanno sostenuto e partecipato alle manifestazioni per dire NO ad un altro avamposto di guerra che sarebbe servito ad allargare le basi per controllare il Mar Mediterraneo e i confini. Antenne che negli ultimi tre anni sono state utilizzate per i conflitti in Ucraina e per sostenere il genocidio in Palestina.
Un territorio che, come il resto d’Italia, è fragile e la frana del 1997 doveva già orientare la politica dei territori verso la cura e la costruzione della bellezza, per mantenere una sughereta che era l’anima e la forza, mentre in pochi anni all’interno vi sono state costruite illegalmente antenne “MUOSTRUOSE”, simbolo di politiche neoliberiste e di asservimento ai progetti militari statunitensi. Una politica che doveva prevenire attraverso una gestione adeguata ed attenta alla fragilità siciliana, terra in molti punti a rischio di terremoti e smottamenti. Invece, nei fatti la Sicilia è stata sempre utilizzata per sfruttare in maniera violenta i territori facendo sparire boschi e migliaia di ettari di macchia mediterranea, essenziali per evitare tragedie e distruzione.
Oggi insieme ai tanti disastri ambientali il cuore della Sicilia frana. Niscemi è vittima di una gestione del territorio che da anni avvelena l’acqua, l’aria e la terra. Un totale avvelenamento causato dall’istallazione delle antenne MUOS, opere strategiche per la guerra e nello stesso tempo “arma ambientale”. In queste ore basta guardare le riprese dei droni per far somigliare quei territori devastati simili agli scenari che riproducono aree colpite dalle bombe. Un nesso che non è per nulla casuale e un territorio, quello siciliano, non scelto a caso per diventare una grande piattaforma per le operazioni americane nel silenzio totale della politica che proprio in questi giorni fa passerella, invece di sostenere con aiuti veri i bisogni di un territorio che va rivitalizzato naturalmente e non con altre cementificazioni, come lo stesso ciclone Harry ha mostrato qualche settimana fa. Una serie di catastrofi volute e scelte politiche che sacrificano un territorio agli interessi dei grandi colossi economici e strategico- militari. Studi importanti svolti dal Politecnico di Torino nel 2011 ed altre ricerche avevano associato la presenza delle antenne militari con i cambiamenti climatici evidenziando come tali strumenti se da una parte influenzano i circuiti elettrodinamici dei satelliti dei paesi nemici, dall’altra influenzano negativamente anche la ionosfera. Una vera arma ambientale su cui spesso è stato fatto calare il silenzio. Oggi, possiamo dire che la scelta di utilizzare il territorio siciliano per queste operazioni è da un lato strategica per come è situata geograficamente la Sicilia, ma dall’altro perché da cinquant’anni la politica ha totalmente piegato l’isola agli interessi del capitale mondiale e dei guerrafondai.
Per il Partito della Rifondazione Comunista Sicilia bisogna sempre di più stare, come è stato fatto, nei movimenti contro le grandi opere, tra queste il Ponte sullo stretto di Messina, l’aeroporto di Trapani- Birgi e il delicato territorio di Niscemi distrutto dalle antenne del MUOS. In questo senso non bisogna fare sconti a nessuno, comprese quelle forze politiche che si dichiarano a favore dell’ambiente e contro le guerre, ma che contemporaneamente nelle sedi deputate alle scelte votano per la continuità di interventi guerrafondai, devastanti e inutili di fronte ai bisogni di una TERRA che non va più cementificata e piegata agli interessi capitali di pochi.
Il PRC Sicilia è vicino a tutte le cittadine e i cittadini niscemesi con cui da anni incrocia la lotta contro il Muos con la lotta contro il Ponte sullo stretto di Messina e sarà sempre in piazza per battersi contro ogni forma di guerra ambientale e militare. Per questo i fondi destinati alla mega opera distruttiva del Ponte sullo stretto di Messina vanno subito destinati alla cura dei terreni per l’agricoltura, per l’aria inquinata dalle antenne, alla nascita di centri studi e ricerca per migliorare la qualità della vita e del lavoro dei siciliani.
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Comunicato stampa
di Gaetano Piazza Segretario Federazione PRC Caltanissetta-Enna
Il ciclone Harry e la frana di Niscemi sono gli ultimi disastri annunciati che si presentano all’appello. La siccità è un altro cronico male idrogeologico che fa balzare ai disonori della cronaca nazionale la nostra regione e la nostra provincia in particolare. Un altro marchio di fabbrica della nostra provincia è il MUOS di Niscemi. Il MUOS (Mobile User Objective System) di Niscemi è un sistema di comunicazione satellitare sviluppato dagli Stati Uniti per le forze armate, progettato per fornire comunicazioni ad alta velocità e a bassa latenza per i militari. La stazione di Niscemi, in Sicilia, è una delle quattro stazioni terrestri del sistema MUOS, insieme a quelle situate in Virginia, Hawaii e Australia. Siamo importanti, quindi, ma non come esseri umani con il diritto di vivere in pace, ma come tiro a bersaglio comodo, in balia del presidente USA di turno, uno dei primi bersagli che verrebbero colpiti in caso di guerra generalizzata. Quella guerra verrà decisa senza che nessuno verrà ad interpellarci per chiederci il nostro parere. Ma la guerra è un fatto attuale, è già iniziata.
Non è la continuazione della politica con altri mezzi, semmai è la politica che è la guerra condotta con altri mezzi, come sostiene l’ottimo Angelo d’Orsi. Ed in una economia di guerra dobbiamo abituarci a rinunciare ai lussi, ai disastri incombenti. In guerra i morti e le distruzioni sono normali.
In guerra è normale aumentare fino al 5% del PIL per armarsi, e ridurre gli investimenti pubblici per il riassetto idrogeologico del territorio, per la sanità, per la scuola e l’università, per le pensioni e la spesa sociale, ecc. Il ponte sullo stretto, è presentato come una priorità strategica per la logistica in caso di guerra, mentre invece sarà una ulteriore occasione per sperperare il denaro pubblico in un’opera inutile e dannosa per il territorio, invece di rifare la rete ferroviaria le cui condizioni sono dimostrate tra l’altro dal disastro di questi giorni nel messinese. Nel senso comune ogni giorno viene costruito un nemico immaginario per far dimenticare il nemico reale che è l’apparato finanziario militare industriale, che investe sulla guerra e sulla distruzione per far profitto.
Rifondazione Comunista denuncia tutto questo ed invita i siciliani ad organizzare la lotta ed alzare la testa.