DI Eliana Ferrari e Stefano Grondona – Segretaria e segretario Rifondazione Comunista Emilia-Romagna
Rifondazione Comunista Emilia-Romagna condanna con la massima fermezza la proposta del presidente Michele de Pascale di aprire un nuovo CPR (Centro di Permanenza per il Rimpatrio) in Emilia-Romagna, nell’ambito di un dialogo con il governo sul tema della sicurezza.
L’Emilia-Romagna ha già conosciuto cosa significhi avere un CPR sul proprio territorio: è stata un’esperienza drammatica, segnata da atti di autolesionismo, suicidi, condizioni di trattenimento indegne e gestioni opache e fallimentari. Una pagina buia che non può e non deve essere riaperta. Riproporre oggi quella strada significa ignorare quanto accaduto e dimostrare di non aver imparato nulla dagli errori del passato.
Accettare la logica del CPR nel nome di un presunto dialogo sulla sicurezza con il governo significa legittimare la propaganda securitaria della destra e alimentare la criminalizzazione delle persone migranti. Al contrario, noi riteniamo che la gestione dell’immigrazione debba partire dalla cancellazione dell’attuale legislazione (la Legge Bossi-fini ndr), che produce irregolarità e mette i migranti in condizione di ricattabilità e fragilità, e dalla costruzione di politiche fondate su accoglienza, inclusione, lavoro regolare e diritti.
Accogliamo con favore le prese di posizione di tutte le forze politiche e di tutti coloro che hanno criticato la proposta del presidente de Pascale e le invitiamo a costruire, insieme alle tante realtà dell’Emilia-Romagna impegnate nell’accoglienza, nella solidarietà e nella tutela dei diritti, una giornata di mobilitazione regionale contro l’ipotesi di riportare un CPR nella nostra Regione.
L’Emilia-Romagna non può diventare il laboratorio di nuove politiche repressive condivise fra destra e Pd. I CPR vanno chiusi ovunque, in Italia come in Albania, non moltiplicati.
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