Il cibo non è una merce. Rifondazione Comunista al fianco degli agricoltori. Deambrogio (PRC): il Piemonte esca dal silenzio e risponda alle istanze di chi ha protestato a Roma il 6 e 7 marzo

“Le giornate del 6 e marzo a Roma hanno segnato un punto nodale: il mondo contadino ha ribadito con forza che il cibo non è una merce, ma un diritto primario, e che la sovranità alimentare è l’unica strada per garantire dignità a chi lavora la terra e salute a chi consuma”. Con queste parole Alberto Deambrogio, segretario regionale per il Piemonte e la Valle d’Aosta di Rifondazione Comunista, commenta l’esito della mobilitazione nazionale.

La protesta, animata da Altragricoltura e dal coordinamento COAPI, ha portato centinaia di trattori nella Capitale per denunciare la crisi del settore, aggravata da accordi commerciali come il Mercosur che svendono l’agricoltura mediterranea in favore degli interessi delle multinazionali.

“Sposiamo pienamente l’analisi di chi era in piazza nella capitale”, prosegue Deambrogio. “Mentre la politica nazionale si perde in promesse di facciata, le richieste degli agricoltori, dell’agricoltura contadina, rimangono drammaticamente inevase. In Piemonte, la Giunta Cirio e l’assessore Bongioanni continuano a favorire un modello agricolo che premia le grandi concentrazioni industriali, anziché sostenere le piccole e medie aziende familiari che presidiano il nostro territorio”.

“Rifondazione Comunista chiede che la Regione Piemonte si faccia carico immediatamente di affrontare i principali nodi affrontati dalla protesta: garanzia del reddito, interventi contro le speculazioni lungo la filiera che costringono i produttori a vendere sottocosto. Stop al consumo di suolo: protezione delle terre fertili dall’avanzata del cemento e della logistica selvaggia. Tutela della biodiversità e dei piccoli produttori: superamento di una burocrazia che penalizza l’agricoltura contadina a vantaggio dell’agroindustria. No all’accordo UE-Mercosur: non si tratta di essere chiusi ad accordi internazionali in assoluto, ma serve oggi una posizione netta della Regione per evitare di fare i conti con prodotti che non rispettano i nostri standard sociali e ambientali”.

“Il successo della piazza di Roma è un segnale di speranza”, conclude Deambrogio. “Senza risposte concrete dalla Regione Piemonte, la mobilitazione sarà in ogni caso il punto di forza di chi sa che la terra appartiene a chi la lavora e a chi ne cura il futuro, non ai mercati finanziari”.

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