Il recente annuncio di Ursula von der Leyen sulla volontà di rilanciare il nucleare come pilastro della strategia energetica europea non è solo una scelta politica sbagliata; è un atto di cecità storica e sociale. Mentre l’Europa si trova nel cuore di una tempesta geopolitica senza precedenti, la Commissione sceglie di rifugiarsi in un passato pericoloso, ignorando le urgenze del presente e i rischi del futuro.
Colpisce, innanzitutto, l’incapacità di von der Leyen di assumere una posizione netta e immediata per la fine dei conflitti che insanguinano il mondo ora. Non c’è stata una parola di fermezza per esigere il rispetto del diritto internazionale in Iran e nel resto del Medio Oriente, né un’azione diplomatica risolutiva per fermare il massacro in Ucraina. La guerra, oltre all’orrore delle vite spezzate, è una delle principali cause di devastazione ambientale e di impoverimento delle classi popolari. L’economia di guerra gonfia i costi energetici, scaricandoli su chi già fatica ad arrivare a fine mese, e distoglie risorse vitali dalla transizione ecologica.
In questo contesto, proporre il nucleare è una distrazione di massa che serve solo a coprire l’assenza di una vera visione di pace.
Il punto centrale, che persino lo scetticismo di centro sinistra sembra dimenticare, è la pericolosità. Non è solo una questione di costi o di tempi; è una questione di sicurezza. Il nucleare è intrinsecamente pericoloso. L’illusione del rischio zero è stata smentita dalla storia, ma la politica sembra affetta da un’amnesia colpevole. A ciò si aggiunge il dramma irrisolto delle scorie. In Italia non siamo ancora stati in grado di individuare un sito per il Deposito Unico Nazionale delle scorie esistenti, figlie di una stagione passata e mai chiusa. Immaginare un nuovo piano nucleare significa alimentare all’infinito questo fardello tossico, lasciando in eredità alle prossime generazioni un territorio disseminato di rifiuti radioattivi per millenni.
Non ci facciamo ingannare dalla retorica tecnologica. Le cosiddette “nuove frontiere” dei reattori modulari (SMR) e dei sistemi AMD non sono la soluzione. Nonostante il marketing dell’industria e dei governi come il nostro, queste tecnologie non risolvono affatto il problema della sicurezza, né quello della gestione delle scorie. Sono prototipi che, in ogni caso, arriverebbero troppo tardi per rispondere alla crisi climatica, che invece richiede azioni drastiche e immediate entro il 2030.
Spendere miliardi di euro pubblici in questa direzione significa sottrarli alle energie rinnovabili, all’efficientamento e alla redistribuzione energetica.
La scelta di von der Leyen è un tradimento del principio della ragione in nome di una razionalità strumentale malata e pure millantata a favore delle grandi lobby della finanza e del nuovo/vecchio nucleare. Serve una voce forte che torni a dire no, mettendo al centro la sicurezza delle persone, la giustizia sociale e una vera diplomazia della pace, l’unica in grado di fermare la catastrofe ambientale e sociale in atto.