Torino e il Piemonte prigionieri dell’economia di guerra: i nuovi caccia Gcap sono un insulto ai bisogni reali dei cittadini*
Le notizie apparse oggi sulla stampa riguardo il consolidamento di Torino come “polo strategico” per i nuovi caccia Gcap e l’assegnazione di contratti milionari alla joint venture Edgewing non sono motivo di orgoglio, ma il segnale di una deriva industriale e politica allarmante.
“Mentre la sanità pubblica piemontese cade a pezzi, le liste d’attesa si allungano e il potere d’acquisto dei lavoratori è eroso dall’inflazione, la politica e le grandi industrie brindano a investimenti da 686 milioni di sterline per costruire macchine di morte,” dichiara Alberto Deambrogio, Segretario Regionale del PRC Piemonte.
È inaccettabile che l’unico orizzonte produttivo proposto per la manifattura piemontese sia quello della filiera bellica. Si sta scientificamente trasformando un territorio dalla storica vocazione industriale civile in una vera e propria economia di guerra. Università, centri di ricerca e piccole-medie imprese vengono arruolati in un progetto che non produce benessere sociale, ma solo strumenti di distruzione e profitti per pochi giganti della difesa.
“Ci parlano di ‘sovranità tecnologica’ per giustificare l’ennesimo fiume di denaro pubblico regalato ai signori della guerra,” continua Deambrogio. “La verità è che si sceglie consapevolmente di non investire nella transizione ecologica, nei trasporti pubblici o nella messa in sicurezza del territorio, preferendo legare a doppio filo il futuro del Piemonte alla produzione di caccia di sesta generazione. Questa non è innovazione, è subalternità agli interessi del complesso militare-industriale.”
Rifondazione Comunista ribadisce la propria totale contrarietà a questo modello di sviluppo. Chiediamo che le risorse umane e tecnologiche d’eccellenza presenti a Torino siano impiegate per rispondere alla crisi climatica e sociale, non per alimentare i conflitti globali.
“Il Piemonte non deve diventare l’armeria del mondo. Continueremo a batterci per una riconversione civile della produzione e perché ogni euro speso in armamenti venga dirottato sui diritti fondamentali delle persone: salute, istruzione e lavoro dignitoso in settori di pace,” conclude Deambrogio.
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