Dongo, ora e sempre resistenza

Ancora una volta, oggi, abbiamo difeso la Memoria della Lotta di Resistenza, delle Partigiane e dei Partigiani che attraverso il sacrificio della propria stessa vita hanno reso possibile la sconfitta e la fine del regime criminale nazifascista e lo abbiamo fatto a Dongo, uno dei luoghi maggiormente significativi della Storia della Resistenza.

Chi vive da queste parti lo sa molto bene, Dongo non è una passerella, Dongo non è una tribuna elettorale, Dongo non è una “macchina del consenso”, a Dongo ci si misura direttamente con la peggior faccia del neofascismo italiano, quello che rimanda alla RSI – la cosiddetta “Repubblica di Salò” composta da quel pezzo di Italia che, dopo la presa di coscienza che il fascismo ebbe rispetto alla sconfitta militare e popolare, la rimozione di Benito Mussolini dal potere, il suo arresto e il successivo armistizio dell’8 settembre 1943 decise di stare con i nazisti “senza se e senza ma” costituendo di fatto un regime collaborazionista con la Germania nazista, dipendente militarmente e politicamente da Hitler.

Questa è Dongo, questo è ciò che ogni anno, nella domenica più vicina al 28 aprile i fascisti di tutta Italia, nascondendosi dietro la maschera della “commemorazione dei defunti” evocano attraverso una parata nera colma di simbologie e ritualità lugubri che si collocano pienamente nel reato di apologia del fascismo.

Ogni anno tutto ciò viene ostacolato e contestato da quella parte sana di società che ancora crede nei valori indissolubili della Costituzione Antifascista nata dalla Resistenza e, anche oggi, quel pezzo di società ha occupato il lato interno di Piazza Paracchini e, attraverso una piazza colorata, festosa e determinata ha ribadito con forza che i conti col fascismo, questo Paese, li ha chiusi proprio a Dongo e a Giulino di Mezzegra il 28 aprile 1945 per delibera del CLN Alta Italia.

Alcune riflessioni e alcuni interrogativi vengono naturali, come ogni anno:

Perché uno Stato che si regge su una Costituzione dichiaratamente antifascista permette una tale vergogna e relega dietro un muro di camionette e di agenti in antisommossa le piazze di chi si oppone?

O ancora, perché tutti questi gruppi non sono ancora, nonostante le migliaia di richieste avanzate negli anni, stati messi al bando, né da questo Governo post-fascista che vede il Presidente del Senato della Repubblica accumunare i morti tra le file dei Partigiani a quelle degli aderenti alla RSI, né, tantomeno, ed è fatto ancor più grave, dai precedenti di centrosinistra?

Su questo serve insistere, così come sulla concessione degli spazi pubblici. Nessuna agibilità politica deve essere concessa a chi si rivede nei peggiori disvalori del più oscuro ventennio della astoria d’Europa e, per fare questo serve mobilitazione continua e popolare.

Da domani in provincia di Como inizieremo quindi a pensare alla Dongo 2027. Si, perché come ha detto un Compagno, “Dongo non si organizza in due giorni”.

Ora e sempre Resistenza!

Sostienici col 5 X 1000