Volutamente si ripropone un articolo scritto nel 2021 in occasione delle rievocazioni e delle analisi svolte per i 20 anni dai fatti di Genova G8. In primo luogo, perché si ritiene che le cose dette allora rimangano valide ancora oggi. In secondo luogo, perché in questa occasione mi preme ricordare e sottolineare un fatto, diciamo, di metodologia storica. Una semplice verità, spesso trascurata o scientemente dimenticata.
La verità è che agli eventi veramente grandi, significativi, “storici” appunto, concorrono due dinamiche. La dinamica dei cosiddetti “gruppi dirigenti”. Gruppi, movimenti, partiti, personalità che organizzano, che elaborano parole d’ordine e che danno indicazioni, da una parte. Nella fattispecie, la rete del Genoa Social Forum. E, dall’altra, la dinamica della forza di massa, nonviolenta in questo caso, di persone, uomini, donne, giovani, anziani ecc., che si mobilitano, che partecipano. Molti anche spontaneamente, oltre a partiti, movimenti, sindacati, associazioni, gruppi della società civile ecc., come volontà, come fattore soggettivo, come protagonismo diffuso. Non come semplici numeri o comparse. Ma come testa e cuore, ragioni e passioni che danno a questi eventi la qualità e la quantità dell’opposizione, della Resistenza al potere e al corso malvagio dei dominanti nel pianeta, e al contempo della rivendicazione di “un altro mondo possibile”.
Della rivendicazione delle alternative possibili alle enormi ingiustizie sociali planetarie, al disastro ecologico-climatico (nell’articolo, “la costituzione materiale del pianeta”), e alla guerra. Impressionante, straordinaria fu la partecipazione e grande fu il protagonismo di giovani e meno giovani a Genova. Come d’altra parte fu impressionante, straordinaria la partecipazione ai primi Forum Sociali Mondiali, da Porto Alegre 2001 in avanti.
Senonché il proscenio spesso è occupato da chi si pone alla testa, dal protagonismo dei “gruppi dirigenti”. Protagonismo molto favorito e alimentato dai media mainstream, dal sistema mediatico dominante, il quale predilige questo modo di procedere. Nel teatrino della politica e nel teatrino dei movimenti. Con immancabile retorica, metafisica, ritualità, reducismo ecc. ecc.
Allora, nel 2001, all’ordine del giorno c’erano le alternative alla globalizzazione neoliberista, alle privatizzazioni e alle liberalizzazioni, al furto e al saccheggio delle risorse su scala mondiale, al furto e al saccheggio dei beni comuni, c’erano le alternative alle diseguaglianze, alla fame, alla povertà, alla dicotomia-frattura Nord Globale e Sud Globale ecc. Tutto ciò già al centro e all’ordine del giorno del movimento altermondialista nel primo Forum Sociale Mondiale di Porto Alegre del gennaio 2001.
Nel settembre 2001 con le Torri Gemelle a New York e con la volontà Usa della guerra infinita e permanente, prima in Afghanistan e poi in Iraq nel 2003, si apriva il processo storico della guerra come aspetto sostanziale e per niente accidentale del mondo unipolare a egemonia Usa. L’egemonia Usa, con l’Occidente collettivo, in primo luogo Europa e Israele, come alleati sì, ma subalterni. Era quello il mondo unipolare scaturito a seguito del crollo del socialismo reale e dell’Urss come statonazione.
Non fu la “fine della storia”, come ci si illudeva, dal 1989-1991 in avanti. Ma fu proprio l’inizio del mondo unipolare e del “controllo militare del pianeta” (Samir Amin) e quindi di un’altra epoca di conflitti, di tensioni geopolitiche, di guerre. La geopolitica a cui si cercava e si cerca di opporre un mondo multipolare che a fatica si delinea. Ma che non riesce a fermare la tendenza alla guerra come soluzione dei dominanti mondiali alle prese con le crisi e con i problemi del sistema mondiale. È la tendenza, il processo storico della “terza guerra mondiale a pezzi”, come lucidamente denominava papa Francesco. Ucraina, Palestina, Venezuela, Libano, Iran ecc. i teatri di guerra oggi. Senza dimenticare le altre guerre, cancellate nei media dominanti, tuttavia presenti, soprattutto in Africa e in Asia. Per riassumere l’aggiornamento dal 2021 a oggi:
- La giustizia sociale. Ogni anni la Ong Oxfam ci fornisce i dati essenziali dell’aumento delle diseguaglianze nel mondo. I pochi miliardari a fronte dei miliardi di esseri umani costretti a vivere nelle condizioni di povertà, assoluta e relativa.
Un solo esempio, veramente emblematico, dello stato di cose. Quest’anno il bullo mondiale Elon Mask ha raggiunto la vetta del patrimonio personale di 1.000 miliardi di dollari. Ancora nel mondo ogni 4,4 secondi muore di fame un bambino/una bambina. Inoltre ogni giorno, più 1.000 bambini sotto i 5 anni muoiono a causa di malattie dovute ad acqua contaminata, non potabile, e a servizi igienici inadeguati. La stessa causa della morte di circa 1,4 milioni di persone l’anno.
- La giustizia ecologico-climatica. La tendenza al riscaldamento globale non si ferma. E ciò causa disastri ambientali enormi. Siccità e alluvioni che colpiscono soprattutto la popolazione più povera del pianeta.
Un solo dato. La metà dei gas serra presenti nella stratosfera origina da emissioni nel periodo di tempo 1992-2026. Vale a dire, a partire da Rio 1992, il vertice mondiale sul clima nel quale si certificò definitivamente che la temperatura media globale al suolo aumenta a causa delle emissioni. In breve, a causa delle attività umane.
- La guerra e l’economia di guerra. L’Occidente collettivo tende a riassumersi e a restringersi alla sola alleanza militare Nato e l’Europa alla guerrafondaia “Commissione UE”, a guida Ursula von der Leyen e Kaja Kallas.
Le élite mondiali pensano realmente che l’economia di guerra, vale a dire la spesa in armi e il finanziamento del vorace complesso militare-industriale, costituisca un modo per riavviare il ciclo di accumulazione, il ciclo capitalistico di sviluppo e di espansione.
Un solo esempio. La Germania, a suo tempo la seconda manifattura del mondo, è andata in recessione a causa della retroazione delle sanzioni nei confronti della Russia e a causa del costo dell’energia a seguito dell’attentato terroristico del North Stream e dell’interruzione della fornitura di gas naturale a prezzo stracciato dalla Russia. Il costo dell’energia è aumentato di 4/5 volte rispetto a prima. I circoli dominanti pensano di riavviare il ciclo capitalistico con la riconversione di buona parte dell’industria manifatturiera in industria bellica.
- Il fervore, la voglia di riattivarsi di migliaia di persone di buona volontà, di molte compagne e di molti compagni fattisi vivi a seguito dei fatti di Genova all’inizio fu grande. Molti incontri, molti dibattiti, molti gruppi di lavoro. Poi un lento, inesorabile venir meno, un lento dileguarsi. Così è in molte dinamiche storiche e sociali. Gli esempi sono molti.
Partitisti e movimentisti si cimentano e dibattono, spesso si scontrano. La soluzione è difficile a trovarsi. Molto comunque si può fare. Ma questa è materia di un altro discorso da svolgere in altra sede e in altro tempo.
Di seguito l’articolo in questione.
———————————————-
Il movimento altermondialista e le vicende di Genova G8. Le necessarie riflessioni a venti anni dagli eventi
di Giorgio Riolo
I.
Scrivevo nel precedente articolo, dedicato ai vent’anni del Forum Sociale Mondiale e del movimento altermondialista (vedi nella sezione “articoli e saggi” in www.giorgioriolo.it l’articolo “2001-2021 Il Forum Sociale Mondiale e il movimento altermondialista”), che si possono avere due modalità.
Una è la semplice rievocazione. Molto importante comunque, poiché la memoria storica è sempre minacciata nella frenesia neoliberista e postmoderna del tempo brevissimo del presente e del dileguare di ogni esperienza nell’effimero e nel frammento, negante ogni possibile sedimentazione, antropologica, culturale e politica. A favore nondimeno di un’altra sedimentazione. Consumistica, improntata alla forma-merce, al dato, alla superficie, al non porsi domande di senso e di carattere generale del proprio vivere, della propria condizione, dei propri veri, profondi desideri di una vita migliore.
L’altra modalità è invece quello di cogliere l’occasione per riflettere e per ponderare alla luce dei due decenni trascorsi. Per cercare di trarre le lezioni e per proiettare nell’oggi e nel futuro ciò che necessariamente impariamo nel cammino. Per progettare, per costruire alternative, per costruire società, comunità, istituzioni e assetti nazionali e internazionali alternativi al corso dominante.
E per decidere la propria agenda in questo cammino, in questo processo che necessariamente abbisogna il tempo lungo, tipico delle costruzioni storiche non effimere, non evanescenti. Nel nostro caso, per non cadere nella strategia dei dominanti, i quali con la feroce repressione, come avvenuto nei giorni di luglio 2001 a Genova, miravano e mirano a bloccare il processo e a cacciare indietro, a porre necessariamente i movimenti e le persone nella difensiva. Tragica difensiva, beninteso. Il modo migliore per i dominanti nel porre all’ordine del giorno la “loro” agenda. Così come è la loro agenda un vertice qualsiasi, come era allora il G8.
II.
Che cosa avvenne e soprattutto perché la straordinaria esperienza del G8 di Genova. La chiamata, il proposito di andare a Genova per contestare il vertice dei potenti, non fu casuale. Fu un passaggio nel processo del risveglio dei tanti soggetti che chiamammo a suo tempo movimenti antisistemici, novecenteschi e non (il movimento operaio, socialista e comunista rimonta almeno al secolo XIX). Negli anni Novanta a misura della sfida totalizzante del capitalismo nell’era del neoliberismo e della cosiddetta “globalizzazione”, soggetti e correnti del movimento del lavoro, operaio e contadino, di pezzi del movimento sindacale, del movimento ambientalista, del movimento pacifista, del movimento femminista, del movimento dei popoli indigeni, del movimento dei diritti civili, del movimento del solidarismo, cattolico, protestante e laico ecc. cominciarono a dialogare, a porsi in una relazione efficace, se non di collaborazione. Tutto ciò sfocerà nella protesta al vertice del Wto a Seattle di fine 1999 e poi nella costruzione delle alternative al sistema con il Forum Sociale Mondiale, a cominciare dal Fsm di Porto Alegre di gennaio 2001.
Genova non avrebbe avuta quella straordinaria mobilitazione e quella straordinaria partecipazione di movimenti, associazioni, partiti, semplici persone e famiglie, dai gruppi di religiosi e di religiose ai gruppi radicalizzati dei centri sociali, se prima non si fosse svolto il Fsm di Porto Alegre. Sulla spinta di quel straordinario, impressionante evento, nei mesi dal gennaio 2001 fino al luglio 2001, si tennero numerose assemblee di analisi del Fsm, da una parte, e di preparazione quindi a Genova G8, dall’altra. Assemblee partecipate, di grande dibattito, non celebrative e di contenuti notevoli.
Senonché a tante assemblee vi partecipavano anche alcuni funzionari della Digos. A uno di loro che si fermò a parlarmi, dopo una di queste assemblee, chiesi perché si voleva “appiattire” una mobilitazione di popolo pacifica e così profonda di contenuti, riconosciuti come notevoli questi contenuti dal funzionario stesso, e farne solo una “questione di ordine pubblico”. “Ordini dall’alto, per evitare disordini”. Fu la risposta.
Poi capimmo molto bene cosa ciò significava.
Il Genoa Social Forum e i vari organismi che si mobilitarono per l’evento organizzarono conferenze e dibattiti sui contenuti prima delle giornate fatidiche dal 19 al 22 luglio. Poi tutto precipitato nello stato d’eccezione che si creò volutamente. Con l’azione repressiva dei cortei di inaudita violenza a opera dei vari apparati repressivi dello Stato. Con la modalità tipica in quella occasione. L’uso strumentale delle esibizioni dei cosiddetti Black Bloc, e anche di gruppi mai visti nelle mobilitazioni, inspiegabilmente non intercettati nei giorni precedenti dalla stretta sorveglianza nell’arrivo a Genova. Queste attività di detti soggetti in prossimità o entro i cortei, come giustificazione per attacchi e violenze efferate compiuti contro gente inerme, compresi anziani e donne di evidente ispirazione pacifista, nonviolenta. Nella mente della catena di comando, dal livello politico italiano (Fini presente in una caserma a Genova) al livello dei singoli comandi delle forze repressive, l’occasione per dare una lezione definitiva a un movimento, a ragione ritenuto pericoloso per il sistema. Pericoloso perché forte di ragioni storiche, di idee, di cultura, di etica, di partecipazione, di passioni durevoli e non effimere.
Il culmine di questa esibizione della faccia feroce ed eversiva dello Stato furono i criminali pestaggi nella caserma di Bolzaneto e nella macelleria messicana operata alla scuola Diaz. Con l’uccisione di Carlo Giuliani in piazza Alimonda come tragico suggello. Suggello di questo incredibile, quasi surreale, spettacolo di efferatezze. Anche agli occhi di incalliti oppositori al sistema come eravamo molti di noi partecipanti, forgiati dalla militanza dal ‘68 e anni Settanta in avanti.
III.
Il problema per i dominanti mondiali, a mo’ di mandanti, nei loro incontri di G8, e per i loro esecutori nelle strade di Genova è stato che quell’evento alla fine è risultato uno degli eventi più fotografati, più filmati, più testimoniati della storia. Da migliaia di giornalisti e di attivisti della comunicazione, da migliaia di partecipanti, improvvisati fotografi e cineoperatori. Migliaia di foto, di video, di registrazioni, di cronache e di articoli di giornalisti onesti e non asserviti.
Vero problema e saltati tutti i tentativi di creare false prove, false testimonianze ecc. per giustificare i comportamenti e per scagionare esponenti delle forze dell’ordine palesemente colti in flagranza di reato.
La verità giornalistica e storica e la verità giudiziaria, grazie anche al lavoro di squadre di avvocati e di esperti di vari campi, vicini al movimento altermondialista, e grazie a esponenti della magistratura, obbedienti alla legge e alla Costituzione e non al potere, alla fine sono state sanzionate, sancite.
Fermo restando che molti capi e funzionari di detti apparati, giudicati colpevoli nelle varie sentenze di vario grado, la “eterna continuità dello Stato”, ma anche “l’eterno fascismo italiano”, l’eterna impunibilità di dirigenti del molto avariato Stato italiano, di cui dirò dopo, addirittura sono stati promossi e hanno continuato il normale, tipico cursus honorum della vera casta di intoccabili.
IV.
Genova G8 costituì un vero e proprio shock. Nelle manifestazioni, nelle attività di movimento, successive a luglio 2001, nei gruppi tematici di lavoro e di studio ecc. si ritrovarono, e ritrovammo, molti attivisti e militanti, molte semplici persone, che non vedevamo da molto tempo. I tanti e le tante delusi dalle dinamiche autoreferenziali e settarie anche dei vari pezzi della sinistra, storica e nuova, i quali non conducevano più alcuna militanza o attività pur rimanendo con testa e cuore a sinistra, nel solidarismo, nei valori di riferimento della loro fase precedente. Un rinnovato protagonismo si palesò. Una febbrile attività fu lo scenario.
Poi, come è avvenuto nella storia dei Forum Sociali Mondiali e nel movimento altermondialista, un lento venir meno di questa passione e di questo fervore, di questo protagonismo e di questo attivismo.
V.
Alcune considerazioni finali.
- La ragione (cultura, idee, studi ecc.) e la passione (scelta etica, qualità morali, volontarismo, attivismo ecc.) sono necessarie, ma non sufficienti. Per dare continuità a questa grande cosa che pensammo, vale a dire “un altro mondo è possibile”, occorreva e occorre sempre “forza” e “organizzazione”. Nozioni completamente diverse dalla forza e dall’organizzazione dei dominanti, da chi esercita e vive di potere. Nozioni aliene anche dalla gerarchia e dalla burocrazia di organismi abituati a operare con gerarchia e burocrazia.
Un lavoro paziente di lunga durata per tenere assieme culture, sensibilità, matrici culturali, di diversa ispirazione e di diversa indole, ma tutte miranti a dare un volto umano a questo mondo e a questo pianeta, ormai in pericolo nella sua stessa costituzione di civiltà, a causa delle enormi, incredibili diseguaglianze, e nella sua stessa costituzione materiale.
È possibile riprendere il cammino interrotto dei Fsm e del movimento altermondialista. E quindi delle passioni e delle ragioni di Genova G8. Indicavo alcuni passaggi nel precedente articolo dedicato ai venti anni del Fsm.
- Infine, senza riforma dello Stato italiano, senza riforma degli apparati dello Stato, senza riforma della Pubblica Amministrazione ecc., senza la ferrea selezione costituzionale e culturale dei dirigenti, ricadiamo nella condizione dell’eccezione e nell’anomalia italiane.
Non solo Genova, non solo Santa Maria Capua Vetere, non solo Stefano Cucchi, non solo caserma dei carabinieri di Piacenza ecc., ma ogni episodio eversivo, di quelli noti e di quelli ignoti, per i quali non abbiamo filmati, testimonianze ecc. perché semplicemente occultati, nel passato, nel presente e nel futuro, perché quello di cui discutiamo è solo la punta dell’iceberg. Chissà quale montagna di altri episodi simili. Dicevo “cultura” e “Costituzione”. Ma anche il livello antropologico di chi semplicemente porta la divisa, si sente sotto la copertura e la protezione e l’omertà anche di essere rappresentante dello Stato, della Pubblica Amministrazione.
Un tempo dicevamo “Forti con i deboli e deboli con i forti”. Le frustrazioni di persone non formate, non educate e che pertanto considerano sudditi i cittadini e le cittadine. Così come d’altra parte inculcano loro il livello politico e il livello dirigenziale di detti apparati. Così è. E a farne le spese soprattutto i più deboli, i migranti, gli stranieri, i “senza documenti”. Attendiamo di sapere, per esempio, che ne è del detenuto algerino di cui testimonia uno dei reclusi bastonati nel carcere in questione.
- Concludo.
Dicevamo “l’eterno fascismo italiano”, “il sovversivismo delle classi dominanti”, lo “spagnolismo” tipico italiano. Privilegi, status, potere “con qualunque mezzo possibile”. Todo modo, evocato da Leonardo Sciascia, e “Io so, ma non ho le prove” negli Scritti corsari di Pier Paolo Pasolini.
Leggi anche:
A 25 anni dal G8 di Genova: cosa rimane, cosa c’è ancora da fare –
Ciao Carlo, la nostra lotta continua –