L’autonomia regionale differenziata e la metafora dell’ascensore che si ferma al piano sbagliato. Il caso delle tariffe e delle retribuzioni nella sanità

Il principio di sussidiarietà, in base al quale si attribuiscono i poteri pubblici ai vari livelli di governo (Comuni, Province, Città Metropolitane, Regione, Stato, Europa), è stato spiegato molto bene dalla Corte costituzionale nella motivazione della sentenza sulla legge Calderoli che conteneva numerose ed evidenti incostituzionalità in materia di autonomia differenziata (sentenza n. 192 del 2024).

Senza indulgere al linguaggio leguleio – che, in una sentenza della Corte costituzionale, è talvolta quasi inevitabile – il Giudice delle Leggi ha chiarito che ogni potere pubblico (cioè ogni “funzione”, come può anche dirsi a seconda della prospettazione) deve collocarsi nel livello istituzionale più appropriato, seguendo la metafora dell’ascensore.

Partendo dal basso verso l’alto – Comuni, Province, Città Metropolitane, Regioni, Stato, Europa – ma anche nel senso inverso, il potere, proprio come un ascensore, deve fermarsi al piano giusto, cioè deve essere attribuito al livello di governo che, secondo criteri di buon andamento e ragionevolezza, sia in grado di esercitarlo nel modo migliore per l’interesse generale.

Con questa semplice metafora dell’ascensore è facile comprendere perché il tentativo del ministro Calderoli e del Governo di attribuire in modo differenziato importanti poteri alle regioni del Nord sia palesemente incostituzionale.

Si pensi, ad esempio, alla possibilità di consentire alle regioni del Nord di determinare autonomamente le tariffe delle prestazioni sanitarie (ospedaliere, ambulatoriali, di laboratorio, ecc.), svincolandosi dai livelli fissati dallo Stato per l’intero territorio nazionale. Ciò, a parte la condizione di privilegio per i bilanci delle aziende sanitarie e ospedaliere nei quali le tariffe concorrono a determinare sia le entrate sia le uscite, permetterebbe a tali regioni di attrarre investimenti privati nella sanità offrendo remunerazioni più elevate rispetto ad altre aree del Paese. Lo stesso discorso vale per le retribuzioni dei medici che sarebbero attratti da trattamenti economici più elevati rispetto a quelli delle altre regioni che, invece, resterebbero vincolate alla contrattazione collettiva nazionale.

La Presidente del Consiglio e l’allegra compagnia di Calderoli & co. (i governatori Stefani, Fontana, Cirio, Bucci ma anche l’ex Zaia, Occhiuto e altri governatori, pure del Sud, ligi ai patti di governo) pretendono di eludere questa critica sostenendo che gli stessi poteri possono essere attribuiti anche alle altre regioni che ne faranno richiesta. In questo modo, però, si finge di ignorare che ciò darebbe vita a un sistema regionale concorrenziale e caotico, con tutte le regioni l’una contro l’altra armata e con un inevitabile vantaggio per quelle più ricche, a discapito di quelle con minori risorse e più limitate capacità di manovra finanziaria sulle tariffe e sulle retribuzioni.

Insomma, da una parte i poteri sulle tariffe o sulle retribuzioni non possono essere assegnati alle regioni del Nord perché ciò, a tacer d’altro, creerebbe una situazione di vantaggio per esse e di svantaggio per le regioni del Sud. Dall’altra parte, questi stessi poteri non possono essere assegnati a tutte le regioni paritariamente, perché ciò accentuerebbe una situazione di competitività e di caos finanziario contraria al sistema regionale cooperativo voluto dalle Madri e dai Padri Costituenti, e tutt’altro che smentito dal nuovo Titolo V del 2001.

Dunque, questi poteri non possono essere rinunciati da parte dello Stato né per un sistema regionale differenziato né per un sistema regionale paritario.

In questi casi, perciò, l’ascensore che reca la funzione (tariffe, retribuzioni, ecc.) non può che fermarsi al piano dello Stato, che è l’unico livello istituzionale in grado di garantire un ordinato svolgimento delle competenze regionali, assicurando uniformità di poteri tra le regioni su tariffe e retribuzioni e, di conseguenza, condizioni di uguaglianza per tutti i cittadini, indipendentemente dal luogo in cui risiedono.

Diversamente opinando, e limitandosi ai casi in esame, si scardinerebbe il Servizio sanitario nazionale, perché lo Stato non avrebbe più alcuna leva per intervenire sui prezzi delle prestazioni; e si scardinerebbe anche la contrattazione collettiva che potrebbe essere derogata in modo significativo sia in un sistema differenziato sia in un sistema paritario. Il Servizio Sanitario Nazionale e la contrattazione collettiva, si badi bene, sono due conquiste di civiltà del Novecento repubblicano che vanno implementate e non certo smantellate.

È questo, in fondo, il significato autentico del principio di sussidiarietà: non distribuire il potere secondo convenienze politiche o interessi territoriali, ma collocarlo là dove può essere meglio esercitato nell’interesse dell’intera collettività.

Quando l’ascensore viene forzato a fermarsi al piano sbagliato, non si realizza una maggiore autonomia, ma si producono disuguaglianze, si frammenta l’unità della Repubblica e si mette in discussione quel principio di solidarietà che la Costituzione pone a fondamento della convivenza nazionale.

Tutto ciò, beninteso, non esclude una sana e legittima competizione tra le regioni, ma essa deve svolgersi a parità di poteri e di funzionid e c e n t r a b i l i” come avvenne negli anni Settanta all’indomani della istituzione delle Regioni. Saranno allora la capacità organizzativa e il management delle singole amministrazioni regionali a fare le legittime differenze al netto di tutte le anomalie (es.: finanziamento col criterio della spesa storica che cristallizza le ingiuste differenze fra nord e sud) la cui rimozione, quella sì, è urgente.

**********

N.B.: Quello della sussidiarietà è soltanto uno dei numerosi princìpi costituzionali che, secondo la giurisprudenza della Corte costituzionale, delimitano l’attuazione dell’autonomia differenziata; basti pensare ai princìpi di uguaglianza, di unità e indivisibilità della Repubblica, di buon andamento e imparzialità, nonché al criterio di specificità delle funzioni elaborato dalla stessa Corte.

Analogamente, le competenze in materia di tariffe e retribuzioni rappresentano soltanto due delle numerose funzioni (oltre 400) suscettibili di essere trasferite secondo il progetto di autonomia differenziata promosso dalla Lega col Ministro Calderoli e appoggiato dall’attuale Governo.

Per illustrare tutte le anomalie o, se si preferisce, le abnormità di questo progetto non basterebbe l’intera edizione del giornale che ci ospita.

Tutti gli articoli su Autonomia differenziata

Sostienici col 5 X 1000