All’Onu i deliri e le minacce dell’imperialismo Usa

Non per caso, il “Corriere della Sera” titola l’articolo che racconta la giornata del cow-boy Donald Trump all’ONU così:<< Senza accordo annienterò l’Iran>>. Quasi sicuramente, il principale giornale italiano lo fa per colpire l’immaginario collettivo, ma soprattutto per inviare un importante messaggio subliminale: vedi quanto sono potenti gli Stati Uniti e l’Iran farebbe bene a cedere ai ricatti americani, pena la sua scomparsa. Non è chi non vede, tranne gli sciocchi e coloro che sono in malafede, che Trump è andato all’ONU con l’autoinvestitura di rappresentante dell’imperialismo USA e di tutto l’Occidente, facendo vedere non solo di quali distruzioni, devastazioni, genocidi e massacri il capitalismo è capace, addirittura mettendo in conto la fine del pianeta Terra pur di continuare il suo dominio fondato sulla guerra, sulla rapina delle risorse energetiche, sul razzismo, sulle nuove forme di fascismo, sulla restrizione delle libertà, sul conformismo culturale, sulla disinformazione dell’opinione pubblica, e via dicendo. Un imperialismo sempre più in declino, che vede nella guerra e nelle azioni di forza illegali, illegittime e indecenti, fuori da qualsiasi convenzione del diritto internazionale (pensiamo al rapimento del legittimo presidente del Venezuela Maduro e al ladrocinio del petrolio di quel Paese), il modo migliore per uscire dalla sua crisi economica ed egemonica al tempo stesso. E dunque l’affarista Trump si presenta al Palazzo di Vetro come se fosse il padrone del Mondo, con toni gangsteristici e arroganti, privo di qualsiasi approccio diplomatico, con i modi violenti dei razzisti, tipici di chi ha costruito la propria enorme ricchezza sulla fatica e sul sangue dei lavoratori e delle lavoratrici e pensa di dare ordini a tutti. È così rivolgendosi all’Iran ha detto che alla Repubblica islamica iraniana conviene un accordo con lui (sic!), “oppure annienterò la Repubblica islamica…li trascinerò all’inferno”. Un vero statista occidentale, il quale, per non farsi mancare niente, ha minacciato di nuovo Cuba e ha sottolineato le difficoltà del governo socialista, senza però dire al Mondo intero che i problemi di Cuba derivano proprio dal blocco imperialista imposto spudoratamente dagli USA. E poi passando in rassegna la scena mondiale ha citato gli elogi rivolti a lui dei leader di Azaibergian, Armenia, Ruanda, Cambogia e altri Paesi; inoltre, ha riconfermato il suo sostegno allo stato terrorista-sionista israeliano, non facendo alcun riferimento al genocidio del popolo palestinese che continua ancora adesso. Sull’Ucraina ha farfugliato le solite cose, facendosi fotografare con “il suo uomo di paglia” Zelenskjy, ma scordandosi di ammettere che la guerra dei 32 Paesi della NATO alla Russia, nella quale l’Ucraina mette l’esercito e i morti, è sì la guerra della NATO, che però è stata voluta principalmente dallo stato di cui Trump è presidente con Biden che lo è stato prima di lui.

Ma non può certo passare sotto silenzio l’accordo per la Groenlandia: con un atto tipicamente colonial-imperialista USA e Danimarca (attenzione: nessun dei due Paesi può parlare a nome della Groenlandia!) hanno firmato un accordo che sancisce la costruzione di due nuove installazioni militari: così l’America, in perfetto stile orwelliano, secondo cui “la guerra è pace, la libertà è schiavitù, l’ignoranza è forza”, << potrà difendere il continente americano, l’Europa e altri luoghi>>. Da chi? Loro si prendono la Groenlandia, ma i nemici sono gli altri? Ancora: l’accordo prevede che i nemici degli USA, quindi i Paesi antimperialisti e quelli che comunque sono contro il predominio coloniale dell’Occidente, non potranno stabilire basi o fare <<investimenti sensibili>> senza l’approvazione americana: ancora una volta gli yankee si considerano i padroni del Mondo e decidono loro chi sono i buoni e i cattivi.

Ma chi pensa di perpetuare il dominio imperialista dell’Occidente fa finta di non capire che il Mondo sta cambiando in fretta e nuove realtà statuali e importanti aggregazioni fondate su nuove regole, come i Paesi BRICS, si oppongono allo “stato di cose presente” e lavorano per un Mondo di cooperazione, multipolare e più uguale.

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