Post elezioni in Israele tra scetticismo e speranza, rilanciando la critica anti-sionista

tre domande a Moni Ovadia, attore, scrittore, attivista

Alberto Deambrogio: In occasione del voto del 27 ottobre hai dichiarato pubblicamente il tuo scetticismo totale verso l’esito delle urne. Alla luce della situazione attuale, quali sviluppi prevedi?

Moni Ovadia: Riconfermo il mio scetticismo totale. Intanto queste elezioni ci dicono qualcosa di molto drammatico. Bibi Netanyahu ha vinto, cioè una parte rilevante della società sionista ha confermato il suo appoggio a un criminale di guerra genocida, colonialista. Mancano gli aggettivi per definirlo come merita e quindi questo dice qualcosa di veramente drammatico. In secondo luogo, Eisenkot è sì un oppositore di Bibi, soprattutto per ciò che riguarda la politica interna, ma è pur sempre un sionista; anche un militare che ha collaborato con Bibi, quindi da lui non mi aspetto niente. C’è la novità del massiccio voto arabo palestinese, dei palestinesi di cittadinanza israeliana. Questo, sì, è qualcosa che mostra anche quale sia la tempra e la determinazione straordinaria dei palestinesi cittadini di Israele, o quelli che vivono nei territori occupati, ma io dubito fortemente che per fare un governo con gli arabi, che peraltro, adesso, diverse manifestazioni sostengono in Israele, accendendo un barlume di speranza, Eisenkot sarà in grado di accettare le condizioni giuste, iper- ragionevoli che gli arabi palestinesi porranno. Non voglio dare una sanzione definitiva, però io sono molto pessimista.

A.D.: Tu hai spesso ribadito con forza il rifiuto di associare l’ebraismo al sionismo, definendo quest’ultimo come un’ideologia coloniale e segregazionista. Di fronte a un elettorato israeliano che, pur diviso sulla leadership, si è espresso all’interno di una cornice politica profondamente segnata dagli eventi successivi al 7 ottobre 2023, vedi ancora lo spazio per la transizione verso lo Stato laico da te auspicato, o ritieni che la deriva confessionale e nazionalista sia ormai irreversibile?

M.O.: Non vedo oggi una transizione possibile verso uno stato laico unico come auspicio mio e di altri. Naturalmente, però, non ritengo che la deriva confessional-sionista sia irreversibile: certo è fortissima. lo ritengo che solo un evento fortemente traumatico o addirittura un conflitto interno allo Stato sionista, dove in realtà ci sono due Stati, quello di Israele più o meno laico e poi quello dei coloni, cioè la Giudea, possa rompere questa tendenza. Questi coloni fanatici non molleranno il loro scellerato progetto, quindi potrebbe esserci addirittura una guerra civile interna. Lo so, è un’ipotesi, comunque chiudere all’idea che il sionismo possa finire, cioè che ci sia una presa di coscienza progressiva di quella società di ebrei nello Stato sionista, che si renda conto che il sionismo è impossibile in un mondo che vuole un diritto internazionale, è pur sempre una possibilità per quanto remota. Prendiamo ad esempio il Sudafrica: il Nelson Mandela palestinese c’è ed è il grandissimo Morwan Barghuthi, manca il De Klerk da parte sionista, però. È meglio non profetizzare ed essere facili profeti di sventura. Lo ripeto ancora una volta: io sono molto pessimista, ma non si può sapere. Si sono visti dei fenomeni imprevedibili. che poi si sono verificati. Spero davvero di sbagliarmi nel mio pessimismo ma, lo ribadisco, sono molto pessimista.

A.D.: Mentre la politica interna israeliana affronta l’ennesimo scenario di forte instabilità e potenziale stallo per la formazione del governo, in Europa e in Italia il dibattito si inasprisce, come dimostrano le tue durissime critiche ai recenti provvedimenti legislativi sul reato di antisemitismo, da te definiti liberticidi per la libertà di critica politica. In che modo il risultato di queste elezioni influenzerà, a tuo avviso, la frattura culturale e politica tra le comunità della diaspora e le istituzioni dello Stato di Israele?

M.O.: La posizione del governo italiano e la proposta di questa legge sull’antisemitismo mostrano quanto la politica di questo esecutivo della signora Meloni sia totalmente appiattito sui sionisti israeliani. Addirittura qualcuno ha definito il governo italiano una lobby sionista. Io condivido questa definizione. In questo modo, questo governo coinvolge il nostro Paese in una responsabilità terrificante, perché quello che fa lo indica non solo come complice dei crimini sionisti ma come direttamente responsabile dei loro crimini con il suo appoggio incondizionato, le forniture di armi, le sue astensioni come per esempio nella votazione dell’ONU per il riconoscimento dello Stato palestinese e via dicendo. Il DDL antisemitismo è insieme una pagliacciata e un provvedimento depravato. Lo Stato di Israele, lo Stato sionista è uno Stato e come tale può essere criticato. Alcuni autorevoli intellettuali, giornalisti israeliani hanno espresso critiche durissime contro le politiche del loro governo, hanno riconosciuto il genocidio. Nel mondo c’è oramai un movimento di diverse centinaia di migliaia di ebrei che sono apertamente antisionisti e quindi non capisco cosa venga in mente a questi parlamentari di commettere un errore così marchiano: un’idiozia sesquipedale. Io riconosco la mia identità ebraica, ma sono radicalmente antisionista, anzi considero che il sionismo abbia una latenza, e anche un po’ più, di antisemitismo in alcuni dei suoi presupposti. Quindi ritengo che vada combattuto con tutte le nostre forze questo stupidissimo e scellerato DDL. Quanto ai rapporti fra le comunità della diaspora e lo Stato di Israele, va detto che alcune di esse sono appiattite sul sionismo. Ma all’interno di queste comunità, se consideriamo comunità non solo le istituzioni ma proprio gli ebrei che si riconoscono ebrei, vanno riconosciute due posizioni: quelli che sono appiattiti sul sionismo e quelli che sono antisionisti o perlomeno a-sionisti. Bisogna riconoscere questa verità e si tratta di un confronto di opinioni delle quali ciascuno risponderà un giorno.  Coloro i quali, delle comunità della diaspora, si sono appiattiti sullo Stato sionista si rendano conto che verranno indicati come complici e responsabili del genocidio del popolo palestinese. Essi dovranno rispondere. Quanto a noi ebrei antisionisti o non sionisti, se qualcuno ci indicherà la responsabilità di avere diffuso antisemitismo o idiozie del genere, vedremo, saremo pronti ad assumerci le nostre responsabilità. La diffusione dell’antisemitismo e l’antisemitismo sono una sottocultura che è sempre in giro, lo sappiamo, però il suo aumento e la sua eventuale deriva, a mio parere, sono responsabilità dei sionisti e dei loro complici.