Bergamo come Parigi?

di Ezio Locatelli – Segretario PRC federazione di Bergamo, Francesco Macario – Segretario del Circolo cittadino di Bergamo, Aaron Cortiana – Coordinatore federale Giovani Comunisti/e di Bergamo

Nelle scorse giornate abbiamo assistito anche a Bergamo alle mobilitazioni di una nuova generazione, partendo dalla critica alle disfunzioni del sistema scolastico, in poco tempo i giovani hanno preso posizione anche su questioni generali importanti come la partecipazione, la guerra, a partire dal conflitto a Gaza, e il riarmo.
Sabato durante la mobilitazione politica a Bergamo vi sono stati episodi marginali di esasperazione. Sono episodi che evidenziano un malessere assai profondo che attraversa la nostra città, una città in cui le diseguaglianze economiche e sociali si sono negli ultimi 15 anni allargate in forma estrema. E che oggi sono vissute da molti sempre più come inique e inaccettabili.

Ancora peggio è andata lunedì. Bergamo, pur in assenza di ogni iniziativa da parte studentesca, è stata completamente occupata dalle forze dell’ordine. Sono state condotte azioni di fermo e identificazione di massa, anche coinvolgendo pericolosissimi ragazzini di 12/13 anni, e pare eseguiti 30 fermi. Una scena da sud America con presidi spropositati e azioni da stato di polizia, tanto che la questura per legittimarli si è dovuta inventare nella mattinata un corteo che nessuno ha organizzato e che non c’è stato. L’unica iniziativa politica si è tenuta, senza particolari tensioni, ed è stato un presidio in Porta Nuova alle tre del pomeriggio.

Invece a Treviglio nella mattinata si è tenuto un corteo spontaneo di un migliaio di studenti, che ha colto di sorpresa le forze dell’ordine. Anche qui a margine della manifestazione sono avvenuti piccoli incidenti.

Si tratta di manifestazioni che attraversano due campi: quello politico e quello più prettamente sociale. Un fenomeno non solo Bergamasco, ma nazionale (Milano, Torino, Bologna, Roma, ec.) che internazionale (Francia, Germania, Spagna, Portogallo, Albania, Serbia, ec.). È la conseguenza del fallimento delle politiche liberiste, della crisi che le attraversa, e del malessere che sta generando. Un malessere generalizzato nella società come evidenziano i blocchi stradali nel meridione di agricoltori e camionisti, o le mobilitazioni operaie. A partire da quelle degli operai dell’ex Italsider.

Insomma grazie a questa crisi delle politiche liberiste sta sorgendo nel paese sia il suo nuovo antagonista politico che sociale. Un movimento spontaneo e immaturo che sul terreno sociale spesso si esprime anche con un ribellismo e una radicalità estrema. C‘è comunque un’ampia richiesta di cambiamento, e non sarà a colpi di manganello, candelotti lacrimogeni, leggi speciali e di fermi di massa che si potrà dare una risposta alle questioni che sono state poste sul tappeto.

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