Cosa ci insegna la frana di Niscemi. Sotto inchiesta 4 Presidenti di regione in Sicilia per disastro colposo

Contestati dalla magistratura i reati di disastro colposo e danneggiamento per frana, dopo il crollo di una parte dell’abitato a Niscemi di mesi passati e tuttora in corso.

L’accusa, rivolta agli ultimi 4 Presidenti della Regione: Schifani (Forza Italia), il Ministro Musumeci (Fratelli d’Italia), Crocetta (PD, centrosinistra, che aveva come interlocutore privilegiato del suo governo Antonello Montante, che sarà poi arrestato e condannato per gravissimi reati ), Raffaele Lombardo  (autonomista di centro, erede del sistema di potere democristiano degli anni novanta assieme a Salvatore Cuffaro, e sostenuto da Confindustria Sicilia e da esponenti del centrosinistra), è quella di non avere eseguito i lavori e non avere applicato le ordinanze della Protezione civile nazionale sulla mitigazione del rischio.

Con loro, sono sotto inchiesta i responsabili regionali della Protezione civile, compreso Salvo Cocina ancora in carica, i Direttori della Regione preposti al dissesto idrogeologico, Sebastiana Coniglio, responsabile della Associazione temporanea di Imprese Edilter Costruzione di Giarratana e Comer costruzioni meridionali di Santa Venerina.

Una vicenda che mette a nudo gli interessi affaristici che permeano e intrecciano mondo politico di tutti gli schieramenti, di destra, centro e centrosinistra, mondo delle professioni, apparati burocrati della Pubblica amministrazione, l’imprenditoria e la sua rappresentanza, che continua a operare lucrando sul finanziamento delle opere pubbliche, sulla devastazione del territorio, sulle privatizzazioni dei beni comuni.

Un intreccio che dal secondo dopoguerra ad oggi si è via via strutturato e costituito come borghesia mafiosa, all’interno del quale le classi dirigenti e le elites politiche convivono e competono tra di loro per la gestione del potere.

Le vittime, in questo caso, sono i 1500 sfollati, le nuove generazioni costrette ad emigrare, gli strati più deboli della società.

L’azione della magistratura è da apprezzare, ma non è sufficiente, né da sola può assicurare una svolta: troppe volte le inchieste giudiziarie hanno smarrito i responsabili dei crimini lungo il percorso giudiziario e per il contrasto di quei settori politici e dell’informazione compromessi o appartenenti all’area grigia.

Solo sviluppando un’opposizione sociale e politica di sistema, autonoma dai giochi della politique politicienne e del trasformismo consociativo, quale quella praticata dalle lotte contadine nel secondo dopoguerra e da figure come quelle di Salvatore Carnevale e Peppino Impastato, che hanno saputo cogliere il nesso tra borghesia mafiosa e accumulazione di capitali, può creare le condizioni che determinano il rispetto e l’attuazione dei diritti sanciti dalla Costituzione, e con essi il riscatto del popolo meridionale.