Non passa quasi giorno che il presidente della Regione Sicilia, Renato Schifani, ben noto in tutta Italia, non celebri gli straordinari risultati economici dell’Isola sotto il suo governo: PIL regionale che cresce, disoccupazione che diminuisce (!), investimenti crescenti nel campo energetico e così via. Non la pensano così, ingrati!, i giovani che giorno dopo giorno fanno le valigie, gli agricoltori che sanno che l’acqua è proprio lì, negli invasi miracolosamente colmati dalle abbondanti piogge del 2025-26, ma che non possono avvalersi dell’acqua, perché da cinquant’anni le condotte ne perdono più della metà; e ancora l’acqua non raggiunge i rubinetti di casa in mezza Sicilia, se non per qualche giorno ogni tanto; che la Sicilia sia abbandonata a se stessa, o – peggio – lasciata nelle mani di speculatori e truffatori di tutti i tipi, che esprimono e realizzano i loro interessi attraverso una pessima classe dirigente (politica e amministrativa), spesso corrotta, dovrebbe essere noto a tutti. L’ elenco riguarda tutti i settori che, in uno Stato moderno, e in una Regione autonoma, dovrebbero essere curati dalla mano pubblica: scuole accorpate, trasporti interni al collasso definitivo, enti locali privi di risorse, servizi preventivi di ogni tipo, e così via. Ma basta limitarsi al dispendiosissimo e devastato settore della Sanità pubblica: quello delle liste di attesa senza fine, degli ospedali che chiudono o che vengono lasciati senza personale, della erosione progressive e rivendicata del pubblico a vantaggio del privato, dell’assenza di servizi preventivi e territoriali. Si tratta di fatti, e la propaganda trionfalistica del buon governo (il cui punto più grottesco è stato il conferimento a Schifani, da parte delle Regione, come ambasciatore dell’ambiente, lo scorso autunno) non può che dissolversi di fronte ai fatti. Ma il molecolare clientelismo riesce, finora, a tenere in piedi il sistema di potere forse più corrotto della Repubblica.
E tuttavia i fatti, anche quelli di cronaca, possono essere rivelatori, a saperli leggere e connettere. Nell’ultima settimana si è molto parlato, anche su organi di stampa nazionali, dell’episodio drammatico della bimba morta di difterite a Palermo. A quanto pare i genitori erano appartenenti a un gruppo no-vax, e la bambina sarebbe morta, presumibilmente, per non essere stata vaccinata.
Ma se si guarda meglio, trascurando l’episodio singolo, a dati più ampi, appare chiaro che la gestione politica e sanitaria delle vaccinazioni sia alla base di molti drammi possibili. Un articolo, qualche giorno fa, apparso sul quotidiano La Sicilia (un organo di stampa non propriamente di estrema sinistra), ripreso anche da testate nazionali, ci rivela chiaramente uno fra i dati del collasso della sanità pubblica. Ma la tabella che qui si pubblica, tratta dal citato quotidiano a margine delle discussioni sull’episodio, parla chiaro, e denuncia ben altro che le posizioni di una nicchia di cittadini. La Sicilia si colloca saldamente all’ultimo posto nelle “classifiche” nazionali in fatto di vaccinazioni infantili. Un dato che dovrebbe smontare ogni trionfalismo della classe dirigente della regione e dimostrare, al contrario, l’abbandono scandaloso della pubblica prevenzione: un dato evidentemente “politico”. Ecco la tabella pubblicata sul quotidiano citato:
