Depositate ieri le osservazioni avverse alla riapertura della miniera di Novazza


di Gian Pier Battista Godio, Osservatorio dei cittadini sul nucleare e Ezio Locatelli, segretario provinciale Prc di Bergamo

“La riapertura della miniera di uranio Novazza è priva di qualsiasi logica oltre che essere in rotta di collisione con il diritto primario alla difesa dell’ambiente e della salute delle persone” dichiarano Gian Pier Battista Godio e Ezio Locatelli, rispettivamente responsabile osservatorio dei cittadini sul nucleare e segretario provinciale di Rifondazione Comunista di Bergamo. Gli stessi hanno depositato ieri, ultimo giorno utile, tre pagine di osservazioni avverse al riavvio di nuove perforazioni nel sottosuolo finalizzate alla riapertura delle attività estrattive di uranio e minerali associati. Il documento è stato inviato al Ministero dell’ambiente e della sicurezza strategica, alla Regione Lombardia, alla Provincia di Bergamo e al comune id Valgoglio. Tra le osservazioni si rimarca che 1) l’uranio non è compreso tra le materie “critiche” o “strategiche” che il regolamento Ue 2024/1252 ha definito come prioritarie per quanto riguarda l’approvvigionamento delle materie prime; 2)  in conseguenza a ciò che si desume anche che dal “Programma Nazionale di Esplorazione” l’area geologica in esame è soggetta a ben altre priorità, sia per quanto riguarda le attività minerarie sia per quanto riguarda la salvaguardia dei valori paesaggistici e naturalistici in essere; 3)  per la massima tutela della salute dei cittadini e dei lavoratori si ritiene che non debbano essere avviate nuove perforazioni nel sottosuolo dato che il territorio del Comune di Valgoglio è stato individuato dalla Regione Lombardia con deliberazione n.508 del 26 giugno 2023 come area prioritaria a rischio radon radioattivo; 4) la documentazione presentata dall’azienda interessata al riavvio delle attività di perforazione e estrazione dell’uranio sembra voler dimostrare che l’Italia abbia già deciso di utilizzare come fonte energetica la fissione nucleare quando a tutt’oggi il Parlamento italiano non si è espresso ancora in materia   5) la quantità di uranio estraibile, dati alla mano, è poco significativa rispetto al reale fabbisogno energetico del Paese (i dati sono dettagliati nelle osservazioni). “Si ha l’impressione – dicono Godio e Locatelli –  che la riapertura della miniera di Novazza sia motivata prevalentemente dall’idea di ripartire con la corsa all’uranio e al nucleare sfruttando a proprio tornaconto i cambiamenti dello scenario geopolitico internazionale.  La guerra in Ucraina e i conflitti in Medio Oriente hanno innescato una crisi energetica senza precedenti. E allora cosa si fa? Invece che lavorare per porre fine alla guerra e per sviluppare fonti rinnovabili si dà il via di nuovo al nucleare. Lo si fa in barba al pronunciamento referendario del 1987 contro il nucleare. Con le nostre osservazioni dimostriamo che non c’è logica e neanche ragione di procedere alla riapertura della miniera di Novazza” . 

Di seguito le Osservazioni

Al Ministero dell’ambiente e della sicurezza energetica

Direzione Generale Valutazioni Ambientali

va@pec.mase.gov.it

Alla Regione Lombardia

protocollo.generale@pec.consiglio.regione.lombardia.it,  

presidenza@pec.regione.lombardia.it,

Alla Provincia di Bergamo

protocollo@pec.provincia.bergamo.it,

Al Comune di Valgoglio

comune.valgoglio@legalmail.it  

Oggetto: Osservazioni per la Valutazione di Impatto Ambientale per il Permesso di ricerca mineraria per uranio e minerali associati, denominato “Novazza”, in territorio comunale di Valgoglio (BG), presentato dalla Società FUTURO ENERGETICO ITALIANO S.R.L. di Genova.

Riferimenti: MASE-2026-0108205

Avviso al pubblico del 21/05/2026

In merito al procedimento in oggetto, gli scriventi osservano quanto riportato nel seguito.

1) Le materie prime “critiche” o “strategiche” a livello europeo

L’Unione Europea, con il Regolamento (UE) 2024/1252 (Critical Raw Materials Act) ha definito le necessità prioritarie nell’approvvigionamento delle materie prime “critiche” e di quelle “strategiche”, come sinteticamente mostrato nella seguente figura.

2) L’uranio non è compreso tra le materie prime “critiche” o “strategiche”

Da quanto mostrato sinteticamente al punto precedente si desume innanzitutto che l’uranio non è classificato né come materia critica né come materia strategica, e dal “Programma Nazionale di Esplorazione” redatto da ISPRA si desume anche che l’area geologica in esame è destinata a soddisfare ben altre necessità minerarie prioritarie.

3) Alto valore paesaggistico e naturalistico dell’area

L’alto valore naturalistico dell’area in esame è attestato dalla presenza della Zona di Protezione Speciale (ZPS) “Parco Regionale delle Orobie Bergamasche” (IT2060401), con la presenza di specie protette.

Si ritiene pertanto che i valori paesaggistici e naturalistici dell’area in esame non possano essere subordinati ad una attività mineraria che non riguarda neppure l’estrazione di materie prime “critiche” o “strategiche”.

4) Presenza di gas radon nel sottosuolo

La Regione Lombardia, con deliberazione n. 508 del 26 giugno 2023 ha individuato il territorio del Comune di Valgoglio come area prioritaria a rischio radon radioattivo, come mostrato dalla seguente figura.

Per la massima tutela della salute dei cittadini e dei lavoratori si ritiene che in questo contesto non debbano essere avviate nuove perforazioni nel sottosuolo.

5) Valutazione del fabbisogno e della “opzione zero”

Il Rapporto Ambientale compreso nella documentazione progettuale, al paragrafo 6.1 (pagine 281 e seguenti), appare voler mostrare che l’Italia ha già deciso di utilizzare come fonte energetica la fissione nucleare quando invece a tutt’oggi il Parlamento non ha approvato il DDL del Governo in merito, e men che meno sono stati emanati i numerosissimi atti che potrebbero rendere operativa questa eventuale approvazione.

Ad oggi pertanto il fabbisogno di Uranio per l’Italia è nullo, al punto tale che il nostro Paese ha giustamente rinunciato a ritirare l’uranio arricchito derivante dal riprocessamento, negli impianti di Sellafield (Regno Unito) e di La Hague (Francia), del combustibile nucleare irraggiato proveniente dalle quattro centrali nucleari italiane dismesse.

6) La quantità di uranio estraibile è comunque poco significativa

La miniera di uranio di Novazza fu dismessa dall’ENI (Agip Nucleare) già nel maggio del 1983, ben prima del referendum sul nucleare del 1987, a causa della sua non competitività economica ed alla esiguità della risorsa estraibile, valutata all’epoca, e anche oggi, in non più i 1.500 tonnellate di uranio naturale.

Un simile quantitativo rappresenta circa il 25% delle circa 6.000 tonnellate di uranio naturale che sono suo tempo servite ad alimentare le quattro centrali nucleari italiane, che, tutte insieme, hanno prodotto circa 90 miliardi di kWh di energia elettrica mentre il consumo annuo nazionale di energia elettrica totale è di circa 300 miliardi di kWh.

Indicativamente si può pertanto affermare che con tutto l’uranio previsto come disponibile nel giacimento di Novazza – dopo averlo debitamente arricchito e confezionato in barre di combustibile-  si potrebbero ottenere poco più di 20 miliardi di kWh di energia elettrica, cioè meno del consumo elettrico del nostro Paese per un mese, quando il solo fotovoltaico già installato nello scorso anno ha prodotto e messo in rete 45 miliardi di kWh e questi stessi impianti fotovoltaici già installati continueranno a produrne altrettanti negli anni a venire.

Si ha quindi l’impressione che l’interesse verso la miniera di Novazza sia motivato prevalentemente dall’esigenza di mostrare che il nostro Paese dispone di una sorta di “autosufficienza uranifera” tale da giustificare la realizzazione di nuove centrali nucleari, ma come si è sopra indicativamente mostrato, questo non risulta vero.

7) Le conseguenze sull’ambiente e sulla salute del successivo avvio dell’estrazione di Uranio

Se alla ricerca mineraria facesse seguito l’attività estrattiva vera e propria. allora i rischi sarebbero dovuti all’aumento della emanazione di gas radon radioattivo, di polveri fini radioattive (esempio di Radio 226), di contaminazione delle falde e dei corpi idrici superficiali con uranio o altri metalli pesanti e con i vari inquinanti utilizzati.

Conclusioni

Sulla base delle osservazioni sopra riportate, gli scriventi richiedono che l’Autorità procedente voglia pronunciarsi negativamente per la Valutazione di Impatto Ambientale, nonché per la Valutazione di Incidenza.

Vercelli-Bergamo, 20 luglio 2026

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