di Sebastiano Baroni e Giovanna Magni, cosegretari del Circolo Prc-Se Caravaggio (BG)
La Legge Finanziaria è la legge annuale con cui il Governo stabilisce le entrate e le uscite del bilancio dello Stato e programma lo sviluppo del Paese.
LA SITUAZIONE ATTUALE IN CIFRE
I salari hanno perso l’8,7% del loro valore reale tra il 2021 e il 2024. In Italia, unico dei 39 paesi OCSE, dal 1990 al 2020 i salari sono diminuiti del 2,9%. Il 40% dei contratti vigenti è scaduto. L’occupazione cresce solo per gli over 50 e quella giovanile, sempre più precaria, si contrae. La domanda interna di beni è ferma, perché i soldi in tasca sono pochi. Il costo dei beni alimentari è cresciuto del 25% in quattro anni: Il 32% dei lavoratori è a salario/reddito basso e il 23% sono lavoratori poveri. 6 milioni di persone sono in povertà assoluta (+ 43% in 10 anni); 10 milioni sono a rischio. Sono un milione in più, rispetto al 2023, i malati che rinunciano alle cure, causa la povertà, e la spesa delle famiglie che ricorrono alla sanità privata ha superato i 43 miliardi.
QUELLO CHE CHIEDIAMO AL GOVERNO E AL PADRONATO:
La restituzione del “drenaggio fiscale”, cioè di quei 25 miliardi di tasse in più che i lavoratori e i pensionati hanno pagato negli ultimi tre anni per la perdita di valore reale di pensioni e salari a causa dell’inflazione. Occorre adeguare automaticamente all’aumento dell’inflazione gli scaglioni dell’IRPEF, quindi i salari e le pensioni, le detrazioni, il trattamento integrativo, l’ISEE, le esenzioni.
- Il salario minimo legale di 10 euro /ora, indicizzato all’inflazione, per contrastare il lavoro povero, precario, nero, sommerso.
- Il rinnovo dei contratti pubblici e privati, contrastando la precarietà; e un aumento generalizzato di pensioni e salari per difendere e rafforzare il potere d’acquisto.
- Un piano straordinario di 500.000 assunzioni e la stabilizzazione del lavoro precario nei settori pubblici.
- La riduzione di orario a parità di salario per la piena occupazione.
- La tutela della salute e della sicurezza sul lavoro.
- Il blocco per tutti dell’aumento automatico dell’età pensionabile. Maggiore flessibilità per chi vuole uscire dal lavoro. Una pensione contributiva di garanzia per i lavoratori precari e discontinui.
- Una tassazione progressiva: chi più ha, paga di più.
- Il ripristino dell’articolo 18, l’abrogazione del Jobs act, della legge Fornero e delle leggi che hanno ridotto diritti, tutele, e precarizzato il lavoro.
- Una politica economica pubblica per l’industria e i servizi, che aiuti, anche nel mezzogiorno, il nostro sistema produttivo nell’innovazione e nella transizione ecologica, energetica, tecnologica.
- Risorse per lo “stato sociale”: la sanità, la scuola, la casa, i trasporti.
- Prendere i soldi dove ci sono: dai profitti e dagli extra profitti, dalle grandi ricchezze, dall’evasione fiscale; e anche chiedendo un contributo di solidarietà all’ 1% della popolazione più ricca: si renderebbero disponibili 26 miliardi di euro.
LA FINANZIARIA DEL GOVERNO HA RISPOSTO: AUSTERITA’ E RIARMO
Infatti, applica ragionieristicamente il nuovo Patto di Stabilità europeo, le misure di austerità che esso prevede, per il rientro dal debito dello Stato e la diminuzione del rapporto tra debito e Prodotto Interno lordo (PIL).
- Non restituisce il drenaggio fiscale (25 miliardi)
- Penalizza e impoverisce chi ha un reddito fisso, in primis lavoratori dipendenti e pensionati. Salari e pensioni hanno perso valore reale per l’aumento spropositato e incontrollato di prezzi e profitti. Hanno subito un’ulteriore perdita per il mancato adeguamento della tassazione IRPEF all’aumento dell’inflazione. Infatti, un reddito imponibile da 20.000 € ha perso in tre anni 700 €; uno di 35.000 ne ha persi 2.000; uno di 55.000 oltre 3.000.
La Finanziaria, riducendo dal 35 al 33% la seconda aliquota IRPEF, porterà ai redditi compresi tra i 28.000 e i 50.000 € un beneficio tra 0 e 440 € annui; favorirà soprattutto i redditi medio alti, anche quelli superiori ai 200.000 €. E, prevedendo di tassare al 5% gli eventuali aumenti contrattuali, darà ai redditi da lavoro inferiori a 28.000 € un beneficio di 126 euro, ma solo per un anno ed escludendo comunque intere fasce di reddito e il pubblico impiego.
Tutti gli altri contribuenti sono invece garantiti: hanno tassa “piatta” (flat tax), condoni, sanatorie: sono un invito all’evasione fiscale e contributiva.
La Finanziaria non restituisce il drenaggio fiscale, ma neppure lo destina alla spesa sociale e al sistema pubblico dei servizi, per la salute, la non autosufficienza, la casa, l’istruzione, i trasporti. Anzi, perseguendo un obiettivo di privatizzazione dei servizi e dello Stato, definanzia la scuola pubblica e la sanità, e dà soldi ai privati. Taglia di 4 miliardi entro il 2029 le risorse per le Province e i Comuni. Taglia di 1,65 miliardi in 10 anni le risorse per l’inclusione sociale destinate alle strutture sociali territoriali e ai Comuni.
La Finanziaria non investe sulla sanità pubblica. Nel 2028 il definanziamento scenderà dal 6,15 al 5,93% del PIL rispetto a oggi e la minore spesa reale rispetto al 2020 sarà di 40 miliardi. Servirebbero 15 miliardi per riportare la spesa al livello pre Covid rispetto al PIL.
La finanziaria dell’austerità non risparmia la Previdenza. Fa cassa sulle pensioni. La legge Fornero rimane, anzi peggiora. L’ aumento dell’età pensionabile riguarda il 99% dei lavoratori. Nel 2027/28 allunga di tre mesi l’età della pensione, per adeguarla all’accresciuta speranza di vita. Tre sono i mesi di attesa già previsti per percepirla una volta maturata (finestra mobile). C’è stato un tentativo, poi rientrato, di allungarla di altri sei mesi. Viene azzerata ogni forma di flessibilità in uscita dal lavoro (come “l’opzione donna” e “quota 103”). La rivalutazione delle pensioni minime per l’inflazione sarà di 3 € al mese (compreso l’aumento aggiuntivo già previsto nel 2024). Il trattamento di Fine Rapporto (TFR) finirà in un Fondo Pensioni privato, salvo esplicita opposizione del lavoratore. Viene allungata l’età pensionabile e tagliati i fondi per i lavori precoci e usuranti.
Prevede “zero investimenti pubblici” per una politica industriale e di sviluppo, mentre la deindustrializzazione avanza. Però ci sono i soldi a sostegno del profitto delle imprese e senza contropartita. Prevede una crescita del PIL dello “zero virgola”. Diventerà decrescita, dovendo fare i conti con i dazi di Trump e l’esaurimento dei fondi del PNRR.
L’AUSTERITA’ SERVE AL RIARMO! PREPARA UN’ECONOMIA di GUERRA!
A cosa serve questa austerità, osannata dal Fondo Monetario e dal mondo finanziario, che inibisce allo Stato ogni intervento di politica sociale ed economica?
Serve al governo nel 2026 (ma solo fino al 2029) per non conteggiare le spese per la difesa (23 miliardi di spesa aggiuntiva dal 2026 al 2028) nella spesa netta dello Stato. Serve per finanziare, indebitandoci ulteriormente e con il ricorso a prestiti agevolati europei, una folle corsa al riarmo, fino al 5% del PIL richiesto dalla NATO. Non a caso la finanziaria facilita la riconversione delle aziende e fabbriche di produzioni civili per produrre armamenti. SIAMO COINVOLTI NELLA GUERRA NON DICHIARATA GIA’ IN CORSO.
NO AL RIARMO! NO ALLA GUERRA!