Poche settimane fa la cucina italiana è diventata patrimonio dell’UNESCO, un riconoscimento che ha visto nelle nostre produzioni agricole il vero punto di forza. Il ministro dell’agricoltura e della (falsa) sovranità alimentare, Lollobrigida, a seguito di questo riconoscimento si è subito precipitato nel prendersi il merito e ha dichiarato in modo tronfio: “Questo riconoscimento celebra la forza della nostra cultura che è identità nazionale, orgoglio e visione … È la festa delle famiglie che tramandano sapori antichi, degli agricoltori che custodiscono la terra, dei produttori che lavorano con passione, dei ristoratori che portano nel mondo il valore autentico dell’Italia. A loro e a chi ha lavorato con dedizione a questa candidatura va il mio più profondo ringraziamento”. Ma dopo pochi giorni “l’identità nazionale, l’orgoglio, la visione … degli agricoltori che custodiscono la terra e dei produttori che lavorano con passione”, viene tradita e umiliata dalla firma sull’accordo Mercosur.
I dubbi che il governo Meloni aveva su questa intesa, come per le accise sui carburanti e la revisione della legge Fornero, sono stati velocemente ritrattati. Per dovere di cronaca bisogna dire anche che il governo è stato “sollecitato” a firmare anche dal PD. Alla faccia della sovranità alimentare bipartisan urlata ai quattro venti e poi tradita alla prima occasione utile.
Ma andiamo per ordine, intanto: cos’è il Mercosur di cui tanto si parla? Nel 1991 Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay fondano il “Mercado Comun de Sur” cioè un mercato comune fondato sulla libera circolazione di merci e servizi al proprio interno e con una tariffa doganale comune per le esportazioni. Nel giro di alcuni anni, in questa zona di libero commercio, entrano la Bolivia e si associano Cile, Colombia, Equador e Perù. Nel 1995 il Mercosur firma un accordo quadro con l’Unione Europea per sviluppare cooperazione e svincolare gli scambi. Il negoziato produrrà rapporti commerciali via via sempre più crescenti. Ma quali sono i prodotti che questi due mercati unici si sono scambianti in questi anni? Prodotti agricoli, energetici, minerari e terre rare dal Sud America verso l’Europa e macchinari, mezzi di trasporto, prodotti chimici e farmaceutici dall’Europa verso il Sud America. Questo flusso, fino al 2024, valeva oltre 55 miliardi di euro di esportazioni dall’Europa al Sud America e 56 miliardi di importazione di prodotti del Sud America all’Europa. È in questo modo che il Mercosur è diventato il decimo partener commerciale dell’UE. La forte crescita di scambi commerciali ha fatto scattare la molla di un accordo di libero scambio, cioè un’intesa economica in cui le due aree eliminano o riducono significativamente dazi, tariffe e barriere commerciali. L’intesa è stata ratificata il 9 gennaio e vede l’Italia tra i Paesi “qualificati” che la sostengono. Ma cosa prevede questo nuovo accordo fra queste due grandi aree commerciali? L’abbattimento delle tariffe doganali per auto, produzione meccanica e prodotti chimici prodotti in Europa a fronte di un aumento di importazioni delle produzioni agricole del Sud America.
NEI FATTI SI STANNO SACRIFICANDO LE PRODUZIONI AGRICOLE EUROPEE E ITALIANE IN PARTICOLARE PER DARE VANTAGGIO SOPRATTUTTO AI PRODOTTI INDUSTRIALI TEDESCHI.
A fine gennaio questo accordo sarà ratificato dal parlamento europeo e sarà votato anche dai parlamentari del PD. Da quel momento le produzioni agricole europee e le loro filiere, soprattutto quelle italiane, competeranno a basso prezzo con i prodotti agricoli del Mercosur e nei nostri mercati vi saranno prodotti che non rispettano i nostri standard produttivi. A poco e a nulla servono le analisi e i dibattiti che si stanno sviluppando sui concetti di reciprocità e di salvaguardia.
La reciprocità è la necessita che le produzioni sudamericane rispettino gli standard produttivi europei. È un concetto difficilissimo da mettere in pratica e garantire, perché mentre i nostri agricoltori sono stati e sono sottoposti giustamente ad una politica agricola sempre più pretenziosa in fatto di qualità produttiva (rispetto delle norme ambientali, rispetto dei contratti di lavori), nei nostri scaffali arriveranno prodotti dove tutto questo è rispettato in parte o non lo è per nulla. Per fare un esempio, vi sono cinque principi attivi: quattro fungicidi e un erbicida che nei Paesi del Mercosur vengono utilizzati e in Europa no. Si tratta del mancozeb (utilizzato su avocado, mango e peperoni); del tiofanato-metile (impiegato su mele cotogne, agrumi e avena); del carbendazim e del benomil (utilizzati su pomodori, soia e grano) e infine del glufosinato, un erbicida impiegato sulle patate. Questi prodotti fanno parte dell’accordo.
Il concetto di salvaguardia invece punta a colmare la sproporzione tra i due sistemi produttivi. Ma in Europa e soprattutto in Italia le dimensioni delle aziende agricole e medio piccola e la loro produzione è incentrata in particolare sulla qualità. In Sud America invece è esattamente all’opposto: grandi estensioni produttive, tanti occupati con basso costo della manodopera ed economie di scala che attivano una riduzione dei costi e “un’efficienza” (sic) legata a maggiori volumi di produzione.
Il risultato di tutto questo ragionamento? Le produzioni agricole sudamericane saranno presenti nei nostri mercati con prezzi minori, mentre le clausole utili a salvaguardare le nostre produzioni sono ambiguamente macchinose.
Poche sono le produzioni salvate da questo accordo e di seguito elencate:
Aceto Balsamico di Modena; Aceto Balsamico tradizionale di Modena; Aprutino Pescarese; Asiago; Bresaola della Valtellina; Cantuccini Toscani / Cantucci Toscani; Culatello di Zibello; Fontina; Gorgonzola; Grana Padano; Mela Alto Adige; Sudtiroler Apfel; Mortadella Bologna; Mozzarella di Bufala Campana; Pancetta Piacentina; Parmigiano Reggiano; Pasta di Gragnano Pecorino Romano; Pomodoro S. Marzano dell’Agro Sarnese-Nocerino; Prosciutto di Parma; Prosciutto di San Daniele; Prosciutto Toscano; Provolone Valpadana; Salamini italiani alla cacciatora; Taleggio; Toscano; Zampone Modena; Asti; Barbaresco; Barbera d’Alba; Barbera d’Asti; Bardolino / Bardolino Superiore; Barolo; Brachetto d’Acqui / Acqui; Brunello di Montalcino; Campania; Chianti Chianti Classico; Conegliano; Prosecco Valdobbiadene; Prosecco; Dolcetto d’Alba; Emilia / dell’Emilia; Fiano di Avellino; Franciacorta; Greco di Tufo; Lambrusco di Sorbara; Lambrusco Grasparossa di Castelvetro; Marca Trevigiana; Marsala; Montepulciano d’Abruzzo; Prosecco; Sicilia; Soave; Toscana / Toscano; Valpolicella; Veneto; Vernaccia di San Gimignano; Vino Nobile di Montepulciano; Grappa.
Tutto il resto subirà una concorrenza spietata. Ecco, questo è il regalo di inizio anno che il governo Meloni, con il sostegno e le sollecitazioni del PD, sta facendo all’agricoltura italiana e soprattutto alle tante imprese agricole siciliane e del nostro Mezzogiorno.
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