Per una sanità veramente pubblica può bastare una legge di iniziativa popolare?

Il diritto alla cura è universale, la medicina non è un’impresa commerciale e il profitto non dovrebbe mai entrare negli ospedali” GINO STRADA Fondatore di EMERGENCY. 

Il 15 maggio la CGIL Confederazione Generale Italiana del Lavoro ha iniziato una raccolta firme per una proposta di legge di iniziativa popolare (LIP) che io appoggio e che firmerò. 

La Cgil insieme ad altre associazioni vuole rendere effettivo il Diritto alla salute con il rafforzamento del SSN e la valorizzazione del personale.

Tra le disposizioni previste ci sono: l’intera destinazione delle risorse aggiuntive al potenziamento dei servizi e dei percorsi di cura direttamente erogati dalle strutture pubbliche, il rafforzamento e la valorizzazione del personale, lo stop alle esternalizzazioni, l’individuazione della copertura finanziaria.

Si dispone che Il rafforzamento e la valorizzazione del personale del Ssn sono una assoluta priorità al fine di contrastare la “fuga” di medici e infermieri dalla sanità pubblica verso l’estero o il mercato privato.

  • l’inquadramento dei medici di medicina generale nei ruoli della dirigenza sanitaria del personale del SSN, garantendo loro la specializzazione universitaria, fino al progressivo esaurimento dell’attuale rapporto convenzionale;
  • l’equiparazione del trattamento economico e normativo, per i dipendenti del profilo sanitario e sociosanitario delle strutture di assistenza residenziale e semiresidenziale pubbliche, a quello delle corrispondenti professionalità operanti negli enti del SSN;
  • l’applicazione del contratto collettivo nazionale e l’equiparazione del trattamento economico e normativo al personale delle strutture accreditate di diritto privato, degli enti della società civile e del privato sociale operanti nel settore sociosanitario;

Nella presentazione della proposta di legge però la CGIL afferma che “non intende provvedere ad una integrale riforma dell’organizzazione e del funzionamento del SSN……”

È qui iniziano varie questioni con punti interrogativi non risolti e che non sono stati voluti affrontare dalla Cgil su proposte che alcune associazioni volevano integrare nella LIP.

Sulla sanità la Cgil rischia la subalternità come afferma Ivan Cavicchi (sociologo, ex responsabile sanità Cgil) alle logiche neoliberiste perché non ha voluto inserire nella proposta di legge   il tema del Welfare aziendale (fondi sanitari e assicurazioni private) limitandosi a dire che i fondi sanitari non possono costituire uno dei fondamenti del SSN.

La Cgil è tra i sindacati che hanno promosso l’estensione del “welfare aziendale “anche a fondi integrativi in sostituzione di parte degli aumenti salariali e indebolendo indirettamente il SSN. 

” Di fatto il welfare aziendale offre solo vantaggi marginali ai lavoratori dipendenti con il rimborso di alcune spese, peraltro ampiamente ripagate dalla rinuncia all’aumento salariale e a una quota di pensione e TFR. Inoltre, i lavoratori finiscono per pagare due volte, perché continuano a sostenere attraverso la fiscalità generale il servizio pubblico.

Chi invece beneficia sicuramente dei fondi sanitari sono le imprese, che risparmiano sul costo del lavoro, l’intermediazione finanziaria e assicurativa che aumenta i propri profitti e i privati erogatori, che possono contare sull’incremento della domanda di prestazioni, anche inutili.”(Comitato NO AUTONOMIA DIFFERENZIATA)

La Cgil dichiara che c’è una discussione all’interno del sindacato che però continua ad inserire nei contratti come, ad esempio, nell’ultimo contratto della scuola è questo è un errore perché ormai la Sanità integrativa diventa sostitutiva con danni enormi alla Sanità pubblica come, per esempio, l’ultima delibera della Regione Lombardia sulla Superintramoenia. 

Non viene affrontato il tema dell”aziendalizzazione delle USL introdotta da De Lorenzo e poi confermata dai governi di centrosinistra con la Bindi trasformando gli ospedali in aziende, la privatizzazione con l’introduzione dei Drg esternalizzando i servizi e l’introduzione della libera professione negli ospedali pubblici.

L’altro grosso contributo è venuto dalla modifica del Titolo V, che ha introdotto la regionalizzazione di molte competenze, tra cui la sanità, ed ha permesso alle Regioni, in particolare al Nord, di anticipare i contenuti dell’autonomia differenziata e accelerare la privatizzazione della Sanità.

Non si interviene efficacemente contro le cliniche private convenzionate.

Qualche mese fa non un pericoloso estremista radicale ma il deputato del PD Andrea Crisanti ha affermato “È arrivato il momento di iniziare a nazionalizzare la sanità privata convenzionata. L’Italia è uno dei Paesi con la spesa sanitaria privata più elevata al mondo. È necessaria una decisa e progressiva riduzione del rilascio di nuove convenzioni ai privati e la nazionalizzazione delle strutture private convenzionate di interesse strategico che non sopravvivrebbero senza il supporto delle convenzioni. “

Insomma, luci ed ombre perché la Cgil nel confronto con le altre associazioni ci sono state molte difficoltà non accettando le varie integrazioni proposte.

Può bastare una iniziativa di raccolta firme per una proposta di legge di iniziativa popolare sulla Sanità se a questa non si associa una lotta dei lavoratori sui rinnovi contrattuali (sanità pubblica) che si va fatto presto e bene come dicono alcuni dirigenti sindacali ma vanno fatte discussioni con i lavoratori che al momento non ci sono e devono essere proposti aumenti che vadano oltre l’inflazione altrimenti gli stipendi rimarranno sempre i più bassi d’Europa. Si devono dare risposte sia economiche che professionali con l”obiettivo di un Contratto unico dei lavoratori della sanità pubblica e privata. 

Può bastare una proposta di legge di iniziativa popolare se non si interviene efficacemente contro il finanziamento agli armamenti indirizzando verso la sanità pubblica le risorse economiche se non si interviene tassando i patrimoni: insomma il sindacato faccia il proprio dovere senza condizionamenti politici.

Se si parla di sindacato di strada allora la forza del sindacato sta nelle lotte a difesa della salute e in questa fase politica dove la destra al governo sta distruggendo la sanità pubblica a favore dei privati con il nuovo Ddl delega che sancisce la fine del SSN sarebbe più opportuno incanalare le lotte, nei territori, attivando i comitati a difesa della sanità pubblica e proseguendo con la strategia di alleanze avviata con la Via Maestra.

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