Se il consenso non è “libero ed attuale “c’è violenza sessuale

Tutti gli strumenti di informazione parlano del banditesco sequestro di Maduro, il capo di stato del Venezuela e della sua compagna, avvocata Clelia Flores. Ha fatto notizia anche il barbaro assassinio a sangue freddo da parte delle forze speciali della polizia statunitense di Renee Good a Minneapolis. Ovunque prevale la legge della forza sul diritto e risultano inefficaci le impalcature istituzionali internazionali, che il mondo si era dato dopo la fine della seconda guerra mondiale. Si percepisce un clima di assuefazione, indifferenza o addirittura giustificazione della violenza, in tutti i campi delle relazioni umane e in questo clima non è un caso che passano inosservati i femminicidi (3  in Italia nelle prime settimane del 2026, 84 nel 2025), le violenze sessuali  per non parlare delle le violenze in famiglia, ogni tipo di maltrattamenti delle donne, la violenza fisica, quella psicologica , quella economica  (25 .000 donne all’anno vengono aiutate dai CAV a uscire dalla loro situazione di violenza e umiliazione e riprendono in mano le redini della loro vita.) Al massimo sono relegati a fatti di cronaca nera e inquadrati in narrazioni di storie d’amore e di gelosia finite male, mai considerati come manifestazioni di una struttura profonda della nostra società che è appunto il patriarcato e che forse ha una relazione anche con la guerra, il militarismo, il darwinismo sociale.

In questo contesto è noto solo alle addette ai lavori e alle attiviste femministe il gravissimo arretramento, che si sta prospettando in Parlamento rispetto ad una modifica migliorativa dell’articolo del Codice penale sulla violenza sessuale. Il recente 25 novembre il movimento femminista nella sua articolazione plurale e territoriale, Non una di meno, Udi, i centri Antiviolenza collegati nella rete Dire sono scesi in piazza nella Giornata Internazionale contro la violenza di genere in una ottica transfemminista, anche con la consapevolezza che, grazie alle lotte e alle mobilitazioni, si sarebbe fatto un passo in avanti rispetto alla postura che il dibattito processuale assume storicamente verso le vittime di violenza. Si sarebbe potuto trasformare in un retaggio barbaro del passato la pratica degli interrogatori umilianti e colpevolizzanti che le donne hanno subito fino ad ora quando portano in tribunale i loro violentatori. Infatti si prospettava una modifica dell’art. 609 bis del codice penale, che definiva il consenso come “libero ed attuale” Era imminente il voto all’unanimità in Senato e ora invece viene rimesso tutto in discussione. La proposta sostitutiva della Senatrice della Lega Bongiorno, che si è assunta la responsabilità di rompere l’accordo è inaccettabile: lei propone la formula del “consenso riconoscibile “. Ma riconoscibile da chi? dal giudice a cui servono prove. Mentre il movimento femminista in tutto il mondo grida “Sorella, io ti credo “il testo del codice penale farebbe il contrario e lascerebbe ancora alla donna l’onere della prova in giudizio. Sarebbe addirittura peggiorativo del testo esistente, in coerenza con la cultura reazionaria della Lega e delle destre. A questo punto è meglio non fare nessuna modifica e lasciare l’articolo del codice penale così come è stato rinnovato nel 1996, quando la violenza sessuale non è stata più considerata reato contro la morale pubblica, ma contro la persona “Chiunque, con violenza o minaccia o mediante abuso di autorità, costringe taluno a compiere o subire atti sessuali è punito con la reclusione da sei a dodici anni” Poche parola lapidarie, frutto di una lunga lotta femminista che ha costruito nel diritto l’habeas corpus delle donne. Il percorso non è ancora completo, perché nel vigente articolo si parla di coercizione (violenza, minaccia, abuso di autorità) ma non è citata la parola “consenso” il discrimine vero, che genera violenza, che è la volontà della donna. Non sarà questa mancata modifica del codice penale che impedirà al movimento femminista e alle donne di agire l’affermazione della loro piena autodeterminazione con il conflitto, la decostruzione delle regole patriarcali.