Giovani camerati all’attacco della libertà di insegnamento: marionette del potere

“Se non li conoscete guardateli un minuto… sembran tori ma son buoi… solamente chi è fascista sa far bene da lacchè…” 

Così Fausto Amodei nel 1972 descriveva, con ironica maestria, il profilo del fascista e la sua organica allergia per il rosso. Oggi, giovani camerati, si aggirano fuori dai cancelli delle scuole, da Palermo a Pordenone, distribuendo volantini che invitano a compilare, tramite QR code, un questionario che, assieme a qualche domanda insulsa, ne contiene una di una gravità sconcertante: “Hai uno o più professori di sinistra che fanno propaganda durante le lezioni? Descrivi uno dei casi più eclatanti”

Sono i giovani di Azione studentesca, il movimento giovanile di Fratelli d’Italia, che sotto la croce bretone marciano al grido “sogna, combatti, distinguiti” e che, con metodi squadristi, attaccano i coetanei mobilitati contro il genocidio e il riarmo o chi lotta per l’ambiente e i diritti civili. A dicembre erano accanto a Valditara durante la manifestazione Atreju, ostentando lo striscione “La scuola è nostra”, lo stesso slogan scelto per il questionario. Forse un Ministro dell’istruzione avrebbe dovuto cogliere quell’occasione per redarguirli e ricordare loro che la scuola è un organo vitale della democrazia e che non è di proprietà di nessuno. Ma avrà certamente deciso di chiudere un occhio quando questi giovani rampolli della destra nazionale, contagiati dalla mania per i questionari e le schedature, si sono prontamente messi a disposizione per realizzare il grande sogno di disciplinamento e repressione del dissenso che il Ministro sta tentando in tutti i modi di attuare  nelle scuole. Senza grandi successi, per la verità; quella  meravigliosa e oceanica presenza di ragazzi e ragazze nelle piazze ne è la prova.

L’aria che tira in tutto il Paese e non solo nelle scuole li ha fatti ringalluzzire e hanno scelto la via della delazione: cercano spioni per stanare chi si ostina, nelle scuole, a parlare di antifascismo e principi costituzionali. Il coro di sdegno che da più parti si è levato contro il questionario, e che sta dando peraltro ad Azione studentesca una grande notorietà, è un segnale positivo. È da denunciare con fermezza l’attacco alla libertà di insegnamento, il tentativo di intimidire i docenti per indurli a zittirsi, ricordando nel contempo il dovere che ha la scuola di formare al confronto democratico e al pensiero critico. E lo sappiamo, impedire ad un cervello di funzionare è il sogno fascista. L’intervento istituzionale, come prevedibile, non arriva mentre si dà il via libera definitivo ai metal detector nelle scuole e ad ogni tipo di censura anche  preventiva.

Ma dietro tutto ciò c’è un’altra questione che bisogna avere il coraggio di affrontare: come siamo arrivati a questo punto? Perché queste marionette del potere che si definiscono “studenti non conformi” (evidentemente ai principi costituzionali) hanno seguito tra chi fa fatica a riconoscere  l’arroganza e l’ignoranza su ciò che si può o non si può fare? Com’è possibile confondere la politica con la propaganda partitica, arrivando a considerare la Costituzione un testo di propaganda? Forse non sanno che essere antifascisti è un dovere soprattutto per un docente e che, invece, essere fascisti è un reato.

Anni di distruzione della scuola pubblica e di controriforme che hanno eroso  il tempo scuola da dedicare alla formazione critica e culturale dei ragazzi, per regalarlo alle aziende e agli interessi dei privati, l’imbarbarimento del mondo del lavoro e il discredito verso i docenti e le attività collegiali   hanno progressivamente tolto ogni antidoto necessario per riconoscere e contrastare, in maniera netta, l’avanzata della destra. E la libertà di insegnamento, in maniera subdola, è stata  compromessa da tempo.  Chissà se i giovani di Azione studentesca, che nel questionario chiedono informazioni sulle condizioni strutturali degli edifici scolastici, sapranno poi chiedere al governo di non operare altri tagli alla scuola pubblica come la finanziaria ha fatto. O sapranno capire le ragioni che stanno dietro la mancanza di organizzazione di quelle che loro, nel questionario, chiamano “gite” scolastiche.

Se autodenunciarsi come docenti di sinistra può servire a snellire i tempi di raccolta dei questionari   e consentire loro di mettersi subito con il sedere sulla sedia a studiare un po’ di storia allora facciamolo subito.

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