Fuori dalle logiche del sistema di guerra per un nuovo inizio
Il mondo tra guerre, progetti genocidari, riarmo forsennato sembra essere tornato indietro nel tempo, in un’era in cui valeva in tutto e per tutto l’uso della violenza, l’esercizio della forza bruta con la differenza che oggi siamo non all’età della pietra ma dell’atomica. Anche le sempre più forti contrapposizioni sul fronte commerciale parlano di una peculiare guerra ad oltranza.
Riarmo, guerre militari, imposizione di sanzioni e dazi commerciali sono la modalità con cui il capitale statunitense e, in un rapporto servile, l’Unione Europea cercano di frapporsi al venir meno della loro egemonia su scala planetaria. Questa egemonia è in caduta libera da 17 anni circa, a partire dalla crisi finanziaria globale del 2008 cui ha fatto seguito una depressione degli investimenti, della produzione e dei consumi.
Invece che affrontare le difficoltà con una diplomazia di pace e di cooperazione internazionale tra “eguali” per il miglioramento, la prosperità e il benessere di tutta l’umanità le potenze occidentali, in primis l’Europa, pensano di salvarsi con il riarmo e la guerra senza fine. Vogliono a tutti i costi rimanere padroni del mondo. Una strategia dissennata che va di pari passo con la prosecuzione del genocidio del popolo palestinese, del conflitto in Ucraina, con l’allargamento della NATO verso Est, con l’interruzione di qualsiasi fornitura a basso costo di gas russo costringendoci alle costosissime forniture di gas liquefatto statunitense, col peggioramento delle relazioni con la Cina. E via di questo passo.
Dietro l’apparente compattezza dell’Alleanza Atlantica nel perseguire questa strategia aggressiva si cela una evidente disparità di rapporti a tutto detrimento dell’Europa. Non potrebbe essere altrimenti. L’UE dopo aver tradito i valori iniziali è stata costruita sulle fondamenta di un neoliberismo che si è posto alle dipendenze del capitalismo finanziario statunitense e dell’alleanza militare atlantica.
Questo servilismo finanziario e di guerra fuori tempo, se non contrastato, sarà pagato a caro prezzo non solo nei campi di battaglia – sul piano della distruzione di vite umane, di territori, di ambiente – ma negli stessi paesi occidentali in termini di aumento del costo della vita, di peggioramento delle condizioni lavorative, di aumento delle disuguaglianze sociali, di distruzione completa del Welfare. Le prime vittime designate saranno le classi lavoratrici e popolari. Da qui la necessità che la mobilitazione dei mesi scorsi per la pace, contro la guerra e il genocidio, contro il riarmo che ha visto scendere in piazza una nuova e combattiva generazione vada avanti e cresca ancora di pari passo con una ripresa di lotte per la giustizia economica e sociale. Noi scommettiamo su questa ripresa sociale.
L’attuale crisi di sistema e il suo volgere in un sistema di guerra e di sfruttamento diverrà sempre più terreno di scontro sociale. Fuori dalle logiche del sistema di guerra, del bipolarismo politico militare che accomuna forze di centrodestra e centrosinistra, questo scontro può diventare il terreno di una inedita e rinnovata lotta per l’alternativa politica e sociale.