La guerra è il vero spartiacque tra destra e sinistra. Il campo largo che aderisce alle posizioni belliciste del governo è una falsa alternativa

Il risultato del referendum sulla giustizia ha smentito le previsioni, e la vera sorpresa è data dalla partecipazione, spontanea e non organizzata, dei giovani e degli studenti, che avevano finora disertato le urne, perché non si riconoscevano nell’offerta politica dei partiti rappresentati in Parlamento, e ora hanno deciso di votare “No” diventandone i protagonisti decisivi, per fermare la solta autoritaria. Hanno così scompigliato la destra al governo, bloccandone il percorso verso il premierato. Ma l’entrata in campo delle giovani generazioni sul terreno del voto quanto potrà incidere sugli schieramenti parlamentari? Diventa sempre più decisiva la lotta per la pace nel conflitto mondiale fra l’Occidente guerrafondaio, profondamente diviso al suo interno, che si contrappone all’ascesa dei BRICS. Ne sono ben consapevoli i giovani in tutto il mondo, con la loro capacità di informarsi autonomamente, demistificando la falsa propaganda bellica dei governi e media occidentali. Sono diventati i protagonisti di grandi mobilitazioni, autonome e non affiliate a governi e partiti, come la Global Sumud Flotilla, le manifestazioni contro il genocidio israeliano e, da ultimo, il No Kings, che dagli Stati Uniti ha assunto una dimensione mondiale, per fermare le aggressioni trumpiane, dal Venezuela all’Iran e, prossimamente, a Cuba.  

Il nodo centrale per distinguere destra e sinistra è oggi costituita da chi è a favore e contro la guerra, che sta ridisegnando complessivamente gli attuali equilibri mondiali, sempre più basati sull’uso della violenza, cancellando il diritto internazionale, i trattati di non proliferazione nucleare e quelle istituzioni, come l’ONU, che avevano contribuito in una certa misura a contenerla.

Gli Stati Uniti hanno cambiato, esplicitando così le loro intenzioni, il nome del ministero della Difesa in quello di ministero della Guerra. Oggi la “guerra mondiale strisciante” denunciata da papa Francesco è già diventata esplicita e totale, almeno sul piano economico, perché, più che la chiusura di Hormuz, è il bombardamento dei pozzi che sta creando una gravissima crisi mondiale, energetica ed economica, ma anche alimentare, di lungo periodo, con pesanti conseguenze climatiche per il recupero dell’uso del carbone., e che porterà al fallimento numerose industrie italiane.  

Avallando la tesi dell’inizio dei conflitti dall’attacco di Hamas e dall’invasione della Russia, negando i precedenti storici e rovesciando così, a fini bellici, aggressori e aggrediti, le vecchie destra e sinistra sono a favore della guerra in modo pressoché indistinguibile, accusandosi a vicenda di non fare abbastanza, mentre la lotta per la pace sembra provenire unicamente dalle mobilitazioni giovanili e popolari.

Per questo fra i giovani che manifestano per la pace è largamente diffusa la sfiducia nei confronti degli interi schieramenti parlamentari, sia italiani che europei che, sul terreno della guerra, sono sostanzialmente assimilabili, per il sostegno dato alla fanatica vocazione alla guerra delle massime autorità europee, dalla Von der Leyen (eletta dai parlamentari italiani di Forza Italia, Partito democratico ed Europa Verde), alla fascista Callas, passando per i “volonterosi” guerrafondai di Macron.

Il segretario della NATO, Rutte, ha chiesto che il costo delle armi venga pagato col taglio della spesa sociale (sanità, pensioni, istruzione) che in Italia è fra le più basse d’Europa, mentre il continuo incremento di sanzioni hanno fatto molto male non alla Russia, ma alla popolazione europea più povera. In Ucraina dilaga la corruzione e due dei più intimi collaboratori di Zelensky sono stati incriminati per corruzione: Timur Mindich, il suo fedelissimo socio è fuggito all’estero e il suo potentissimo braccio destro, il falco Andriy Borysovy Yermak, chiamato Alì Babà, ha dovuto dimettersi e molti notabili sono stati arrestati per aver rivenduto le armi occidentali a gruppi mafiosi o terroristi in Africa e Medio Oriente.

Nonostante ciò, nel marzo 2025, il Parlamento Europeo ha approvato il piano “ReArmEurope” e il sostegno militare all’Ucraina col voto favorevole della Picierno, capogruppo del PD e vicepresidente europea che è stata accusata da M5S, di chiedere “più guerra, più armi, più povertà, più morti“, e di essere in contraddizione con i valori della sinistra.

Il 20 gennaio il PD ha votato con il governo a favore della conversione in legge del Decreto Ucraina (201/2025) di aiuti militari all’Ucraina, garantendone l’approvvigionamento fino al 2027, in deroga alla Legge 185/1990 sull’esportazione di armi e la segretaria Elly Schlein ha ribadito il suo “pieno supporto” all’Ucraina, rifiutando l’offerta di gas russo per calmierare il caro-petrolio, in una situazione di forte crescita della povertà in Italia.

Allo stesso tempo il PD sostiene il diritto di Israele (il solo Paese a possedere, senza dichiararlo, un cospicuo armamento nucleare in Medio Oriente), “a esistere e difendersi”, proprio mentre sta invece attaccando con particolare violenza, operando il genocidio dei palestinesi di Gaza e della Cisgiordania e intende distruggere l’Iran, il Libano e altri stati mediorientali, per affermarsi come dominus di tutta l’area e avamposto occidentale “contro la barbarie”, e un folto gruppo di parlamentari del PD fa parte di Sinistra per Israele.

Il PD è poi schierato con la NATO, che non è mai stata un’alleanza difensiva ma uno strumento di controllo sulla “zona di influenza” americana.

Con queste posizioni il “campo largo” nega di fatto l’alternanza, aderendo alle stesse posizioni belliciste dell’attuale governo, ponendosi in profondo contrasto col pacifismo dei giovani che hanno contribuito alla vittoria del “No”.  

Per questo ogni ipotesi di “grande ammucchiata” contro la destra fascistoide della Meloni, oggi perdente, non sarebbe alternativa alla guerra, che è il vero spartiacque fra destra e sinistra, ben compreso dai giovani che hanno determinato la vittoria elettorale.

Occorre dunque una chiara contrapposizione al genocidio israeliano, alle scelte guerrafondaie di Trump e dell’Europa, alla fornitura di armi e bisogna chiedere l’uscita dell’Italia dalla NATO, per coinvolgere il mondo pacifista giovanile nella costruzione d’una necessaria alternativa politica e sociale rispetto al bellicismo del “campo largo”, per combattere l’impoverimento della popolazione e dare una speranza di futuro alle nuove generazioni.  Il mondo ha subito una svolta storica senza precedenti dal dopoguerra e dunque dobbiamo aggiornare molto rapidamente le nostre strategie per renderle capaci di porsi in alleanza con la mobilitazione delle nuove generazioni giovanili, contro il nuovo ordine globale guerrafondaio che si sta delineando, lottando per un’uscita dalla crisi attuale verso un mondo pacifista e socialista.