Depositate le firme per chiedere la consultazione interna a rifondazione comunista sulle prossime politiche. No al campo largo

Questa mattina sono state consegnate nelle mani della Segreteria nazionale di Rifondazione Comunista 2202 firme di iscritte e iscritti al Partito, sulle oltre 2500 finora raccolte, in parte ancora in corso di spedizione, relative alla richiesta di consultazione sulle scelte da intraprendere alle prossime elezioni politiche.

Un numero di molto superiore, più del doppio delle firme prescritte dall’art.15 dello Statuto del Partito per l’indizione di una consultazione interna.  La richiesta di consultazione si è resa necessaria per superare lo stallo dovuto all’assenza di una chiara indicazione sulla collocazione di Rifondazione alle prossime elezioni politiche.

La decisione assunta dal Comitato Politico Nazionale su proposta del Segretario nazionale, mentre la raccolta di firme era già in corso, di lavorare per un’alleanza col Pd e il campo largo, non fa venir meno, anzi rafforza questa necessità.

Siamo, infatti, di fronte a un radicale cambio di linea, si dice di fare esattamente il contrario di quanto deciso al Congresso in cui era stato approvato un documento che affermava: “…non si pone quindi il tema di un nostro ingresso nel centrosinistra o nel cosiddetto campo largo sia perché esso così com’è non è in grado di rappresentare un argine alla destra, sia perché stante la nostra debolezza saremmo sostanzialmente ininfluenti”.

Da qui la richiesta della consultazione della base del Partito. Una consultazione da svolgere al più presto in modo che si possa decidere con chiarezza la strada da intraprendere. Preso atto che a livello di gruppi dirigenti si è in presenza di una spaccatura politica e di orientamenti contraddittori, la richiesta è di dare la parola alle iscritte e agli iscritti.

Questa è la maniera migliore per superare le attuali divisioni del gruppo dirigente. Da qui l’importanza che si arrivi a una consultazione della base del Partito, da tenersi entro la fine di giugno, nel rispetto delle procedure democratiche previste dallo Statuto. Una consultazione fatta all’ultimo momento, in autunno o a ridosso delle elezioni, quando oramai le scelte sono state compiute, sarebbe soltanto una presa in giro.

Roma, 14 maggio 2026

Daniela Alessandri, Fabrizio Baggi, Eliana Ferrari, Paolo Ferrero, Loredana Fraleone, Tonia Guerra, Ezio Locatelli, Vito Meloni, Antonello Patta, Matteo Tarenghi, Sandro Targetti, Roberto Villani

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 di Lorenzo Poli – Tratto da Pressenza

Rifondazione Comunista – con la segreteria di Maurizio Acerbo – ha proposto, a maggioranza risicata del Comitato Politico Nazionale (Cpn), di entrare nel “campo largo” col centrosinistra e quindi col PD, con l’intenzione di costituire un “Fronte Costituzionale e Antifascista per cacciare il governo Meloni”.

Una decisione che è stata percepita, da gran parte degli iscritti, come una posizione arbitraria e calata dall’alto e che smentisce clamorosamente quanto affermato nel documento approvato dall’ultimo Congresso:

“…Non si pone quindi il tema di un nostro ingresso nel centrosinistra o nel cosiddetto campo largo sia perché esso così com’è non è in grado di rappresentare un argine alla destra, sia perché stante la nostra debolezza saremmo sostanzialmente ininfluenti.”

Il PD, come forza politica di centro, si è contraddistinto nei suoi governi per aver inseguito il neoliberismo e per aver approvato l’aumento delle spese militari, oltre ai tagli al welfare state esattamente come hanno fatto le destre negli ultimi anni.

Per queste ragioni, questa mattina, 14 maggio 2026, sono state consegnate nelle mani della Segreteria Nazionale di Rifondazione Comunista 2.202 firme di iscritte e iscritti al Partito, sulle oltre 2.500 finora raccolte, in parte ancora in corso di spedizione, relative alla richiesta di consultazione interna sulle scelte da intraprendere alle prossime elezioni politiche e su un’eventuale adesione al “campo largo” con il centro-sinistra. Si tratta di un numero di gran lunga superiore alle firme prescritte dall’art.15 dello Statuto del Partito per l’indizione di una consultazione interna.

Il comunicato stampa di stamattina redatto dai proponenti – Daniela Alessandri, Fabrizio Baggi, Eliana Ferrari, Paolo Ferrero, Loredana Fraleone, Tonia Guerra, Ezio Locatelli, Vito Meloni, Antonello Patta, Matteo Tarenghi, Sandro Targetti, Roberto Villani – afferma:

“La richiesta di consultazione si è resa necessaria per superare lo stallo dovuto all’assenza di una chiara indicazione sulla collocazione di Rifondazione alle prossime elezioni politiche. (…) Da qui la richiesta della consultazione della base del Partito. Una consultazione da svolgere al più presto in modo che si possa decidere con chiarezza la strada da intraprendere. Preso atto che a livello di gruppi dirigenti si è in presenza di una spaccatura politica e di orientamenti contraddittori, la richiesta è di dare la parola alle iscritte e agli iscritti. Questa è la maniera migliore per superare le attuali divisioni del gruppo dirigente. Da qui l’importanza che si arrivi a una consultazione della base del Partito, da tenersi entro la fine di giugno, nel rispetto delle procedure democratiche previste dallo Statuto. Una consultazione fatta all’ultimo momento, in autunno o a ridosso delle elezioni, quando oramai le scelte sono state compiute, sarebbe soltanto una presa in giro.”

A rilasciare dichiarazioni in merito, a Pressenza Italia, è stato Ezio Locatelli, già segretario provinciale di Rifondazione Comunista di Torino dal 2012 e deputato di PRC nel 2006. 

“La richiesta di consultazione è resa necessaria dal cambio di linea politica intervenuto a seguito della decisione, assunta dal Cpn su proposta del segretario nazionale, di lavorare per un’alleanza con il Pd e il campo largo. Esattamente il contrario di quanto era stato deciso in sede congressuale. Dopo tutto quello che è successo in questi mesi mi sembra che quel giudizio non possa venire meno. Anzi. Per questo la nostra proposta è di lavorare alla costruzione di una colazione alternativa sia al centrodestra e al centrosinistra, in contrapposizione col sistema di guerra, riarmo, autoritarismo e liberismo. Preso atto che su questo punto si è in presenza di una spaccatura a livello di organismi dirigenti la cosa più appropriata è di dare la parola direttamente alle iscritte e agli iscritti. Un punto deve essere chiaro. la consultazione deve tenersi entro l’estate, non all’ultimo momento, a ridosso delle elezioni quando le scelte sono state compiute. In questo caso non sarebbe più una consultazione ma una presa in giro, la presa d’atto di un fatto compiuto.” – ha dichiarato Locatelli.

La richiesta di consultazione interna è legittimata anche dal fatto che sin dall’inizio, nel Comitato Politico Nazionale, i numeri sui vari documenti sono stati risicati e la stessa rielezione del segretario è avvenuta con un solo voto di scarto. Come ha dichiarato Locatelli, “la nostra proposta sin dall’inizio come “documento 2” è stata quella di una gestione unitaria del partito, di pieno riconoscimento del pluralismo interno”. Purtroppo questa gestione è stata rifiutata fin da subito: “Ero e rimango convinto che la cosa più sbagliata, da evitare assolutamente, è di trasformare una diversità in divisione stando sul piano di una gestione monocratica del partito. Ancor oggi, più che mai, rimango convinto di questo” – ha sottolineato l’ex-deputato.

Il momento critico interno a Rifondazione, secondo Locatelli, “è dovuto, tra le altre cose, alla divaricazione di linea politica che si è prodotta all’interno del gruppo dirigente tra chi pensa che bisogna andare col campo largo e chi invece pensa, io tra questi, che occorra costruire una coalizione contro la destra e alternativa al Pd e al centrosinistra, una coalizione contro la guerra, il riarmo, il liberismo. Con questo non voglio disconoscere che ci sia una competizione tra progressisti e reazionari ma questa competizione è largamente sovradeterminata dalla condivisione delle stesse politiche di fondo in tema di riarmo, di guerra, di austerità, di politiche che hanno attribuito un potere smisurato alla finanza, alle imprese. Queste politiche hanno distrutto l’esistenza di una immensa quantità di persone, sono quelle che in tutta Europa hanno spianato e continuano a spianare la strada alla destra come tendenza generale. Lo spazio del cambiamento non può stare dentro questo quadro caratterizzato da una commistione d’intenti e di interessi deleteria. Occorrerebbe investire sullo sviluppo e la convergenza dei movimenti e delle forze contro la guerra, fuori dal bipolarismo politico militare che connota l’attuale quadro politico.”

Nonostante ciò, lo storico dirigente del PRC si è detto ottimista sulla raccolta firme per una consultazione interna, che è inevitabilmente un segnale forte da parte della base del partito per impedire che Rifondazione diventi una “stampella-complice” di politiche neoliberiste di un eventuale “centro-sinistra”.

“Fatte le debite proporzioni è come se 15 milioni di elettori e elettrici italiani avessero sottoscritto una richiesta di referendum.” – ha dichiarato Locatelli. “Un segnale che non può essere negato o ignorato.” – rimarca Locatelli – “Il nostro progetto è sempre stato quello di costruire un movimento e una sinistra antiliberista, anticapitalista, contro la guerra, una sinistra autonoma sul piano politico e progettuale dai poli esistenti. Guai a non avvedersi che il bipolarismo cancella questo spazio mirando a distruggere la sinistra di alternativa. Peraltro parliamo di un sistema bipolare in crisi drammatica, di credibilità come dimostrano tutte le indagini e le elezioni degli ultimi tempi. E’ del tutto illusorio pensare di ricondurre i giovani che sono scesi in piazza contro il genocidio a Gaza o che hanno dato la vittoria all’ultimo referendum o pensare di ricondurre il malcontento sociale che c’è in questo momento nell’alveo del bipolarismo politico. Occorrerebbe trarne le conseguenze ponendosi in alternativa a questo sistema, costruendo in maniera molto aperta, senza settarismo alcuno, una soggettività che dia centralità al tema della lotta alla guerra e alle diseguaglianze come unica possibilità di invertire la tendenza ad una continua regressione sociale e democratica.”

Come la storia politica recente ha insegnato più volte, le logiche del frontismo con il fine unico di abbattere la destra hanno prodotto l’esatto opposto: svolte a destra dei centro-sinistra, consolidando negli anni l’unità della destra. Le recenti elezioni amministrative a Londra ne sono una dimostrazione: il Labour Party è crollato e l’estrema destra del Reform UK di Nigel Farage è primo partito.

L’attuale premier labourista inglese Keir Starmer ha avviato una palese svolta a destra (con tanto di sostegno esplicito ad Israele e al sionismo) che nulla dovrebbe c’entrare – oltre la parentesi di Tony Blair – con il Labour Party. Il Labour Party ha cacciato dal partito Jeremy Corbyn, il regista Ken Loach e tutta l’ala sinistra per fare una politica alla Tony Blair guerrafondaia e neoliberista. La recente sconfitta del Labour Party di Starmer conferma che i centristi neoliberisti aprono la strada all’estrema destra sostenuta da Trump e Musk.

Come è stato in Italia con il passaggio da Renzi-Gentiloni a Salvini-Meloni, ciò dimostra che chi vuole fare la destra per impedire alla destra di salire al potere, si ritrova la destra al potere. È normale che la gente, alla copia, preferisca l’originale.

“La nostra proposta non è assemblaggio solo di forze politiche minoritarie, ma riguarda l’unione di forze politiche, sociali e di movimento che vogliono costruire un’alternativa radicale al bipolarismo centrodestra e centrosinistra” – rimarca Locatelli.

Il frontismo ha ragione d’esistere laddove ha come obiettivo temi e programmi radicali che più forze condividono per un’alternativa alle politiche vigenti. Laddove il frontismo è una coalizione (come quelle del centro-sinistra) di forze diverse unite dal fine esclusivo di impedire alla destra di vincere, significa creare una chimera.

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