di Edoardo Sorge, Movimento 7 novembre
Con estrema chiarezza: non utilizzate le sofferenze e le aspettative dei 1.200 ex disoccupati, oggi tirocinanti lavoratori che ha bisogno oggi di tutt’altro. Questa è una vertenza sociale degli ex disoccupati frutto di anni di mobilitazioni e sacrifici.
Solitamente evito anche di utilizzare i social per “condividere posizioni” che ritengo abbiano altri luoghi e spazi per il confronto e scontro.
C’è una posizione ufficiale e collettiva che è già stata pubblicata. Ho letto poi numerose prese di posizioni, giornali e stampa che parlano del Campo Largo, dei compagni di PaP e del regalo alla destra ecc…in una ricostruzione che confonde anche la stessa giornata.
Ma c’è di mezzo la vita di 1200 famiglie che stanno lottando da anni incessantemente ed una vita che ho scelto di condurre da prima del 2014 insieme ai miei compagni/e, qualcosa mi sento di dirla limitandomi alla stessa vertenza dato che si stanno offuscando un po’ le centinaia di proletari e di tirocinanti lavoratori in piazza che con rabbia sono saliti sul palco ed hanno preteso che la loro questione venisse affrontata.
E visto che parlano tutti a questo punto per noi è “campo libero”. Inizio dicendo che “un grammo di esperienza vale più di una tonnellata di teoria”
In queste ore ho ricevuto la conferma in appello di 6 mesi di reclusione come condanna per un processo legato all’introduzione di una folta delegazione – tra cui me – nel palazzo di Via Verdi del Consiglio Comunale prima di un incontro fissato con alcuni assessori durante gli anni della giunta De Magistris.
Pochi giorni fa, dopo una condanna ricevuta a 2 anni e 2 mesi di reclusione in primo grado, abbiamo saputo che si discuterà in secondo grado di giudizio in riferimento alla contestazione del 2019 a Zingaretti durante un’iniziativa denominata “Prima il Lavoro in Europa” al Teatro Sannazzaro dove chiedevamo un interlocuzione per un tavolo rispetto la vertenza dei disoccupati/e.
Sempre l’altro ieri con Maria abbiamo ricevuto una richiesta di pagamento di 1450 euro per una manifestazione del 2021 che si somma a diversi altri decreti penali di condanna tramutati in richiesta economica per numerose manifestazioni alle quali seguirono gli incontri istituzionali che hanno aperto il percorso per l’inserimento nel progetto DiLD di Napoli.
L’altro ieri ci sono state notificate, ancora una volta, multe per le manifestazioni durante la crisi da Covid-19 con la richiesta di risarcimento per diverse migliaia di euro che si sommano a quelle già ricevute in precedenza.
Qualche mese fa Mimi ed Angelo sono stati condannati in primo grado per un anno dopo che – a seguito della lotteria del Click Day del 10 Luglio dell’anno scorso – furono arrestati nel caos determinato da una selezione che in quel momento escludeva centinaia di disoccupati/e idonei e fondatori del progetto e del percorso.
La settimana scorsa, in Tribunale, si è svolto il Maxiprocesso che vede imputati 43 di noi per il ciclo di lotta dal 2021 al 2023 e che nasceva dall’indagine per Associazione a Delinquere poi caduta mantenendo l’impianto per il “disegno criminoso” che ci sarebbe dietro a tutti gli episodi di lotta di quei due anni.
La settimana scorsa, in Tribunale, si è svolto un altro processo che vede coinvolti più di dieci disoccupati/e che in realtà ora sarebbero firmatari di un contratto di tirocinio-lavoro sospeso, per il secondo processo per gli episodi del 10 Luglio.
Potrei continuare per molto ma mi fermo qua, senza elencare le altre decine di episodi, processi in corso, condanne o anche la “pericolosità sociale” notificata con l’avviso orale a noi del movimento.
Queste informazioni le evidenzio perché credo che non si possa che partire da qui. La lotta delle disoccupate e dei disoccupati organizzati di Napoli è una cosa di tutti i giorni e tutte le ore in questa città. Ed oggi è ad un passaggio cruciale. E sostenerla attivamente, non strumentalizzarla, è oggi un dovere per tutti quelli che non sono dei ciarlatani.
Vediamo perché.
In primis è la lotta, con la sua irriducibile tenacia e con la sua intelligenza tattica, che ha saputo sbloccare negli anni un percorso concreto e che aveva saputo affermare con i fatti la possibilità di conquistare un lavoro senza strisciare – da singoli individui in concorrenza tra loro – davanti a nessun boss della politica o della camorra. Conquistare non un lavoro qualsiasi, ma un lavoro finalizzato a bisogni sociali reali: la manutenzione del verde, la tutela e pulizia dell’ambiente, l’accoglienza museale ecc…
Nell’attuale contesto di guerra fra poveri, rivendicare da disoccupati un lavoro che risponda a bisogni sociali, e farlo in modo collettivo e autorganizzato, fuori da logiche clientelari non è affatto poco. Se a questo si aggiunge lo schierarsi a fianco della resistenza palestinese e la partecipazione alle battaglie contro la devastazione ambientale, contro la guerra e contro la repressione, ce n’è abbastanza per esprimere la solidarietà.
L’interminabile sequenza di rinvii, scaricabarile, ostacoli burocratici, trabocchetti, manovre aperte o coperte, minacce, tentativi di “cooptazione” e come si diceva prima denunce, processi, arresti, avvisi di pericolosità sociale, messi in atto per seminare paura, scoraggiamento, divisioni, e per provocare una “guerra tra poveri” – resi vani dalla esemplare resistenza dei disoccupati/e organizzati intorno alle loro avanguardie.
Dopo l’agguato del click day del 10 luglio 2025 è stato l’apice dei tanti tentativi precedenti di dividere e scompaginare il movimento di lotta, miracolosamente si è ricostituita l’unità tra quanti avevano lottato, e si sono stabiliti buoni rapporti anche con chi si è aggregato alla platea solo alla fine inizialmente e spesso strumentalizzati dalla destra locale.
La firma solenne di un’intesa tra Ministero del Lavoro, Prefettura, Comune e Città Metropolitana e poi la Regione Campania per la formazione e l’avviamento al lavoro di 1.200 disoccupati/e. Con la partenza del relativo percorso, e la sottoscrizione dei contratti individuali.
Senonché nei giorni scorsi, dinanzi errori procedurali ed amministrativi la cui responsabilità è del Comune di Napoli e dell’Assessore al Lavoro, insieme al Soggetto Promotore, per regolamenti di conti interni alle cricche di potere delle destre al governo, con sullo sfondo le imminenti elezioni, è arrivata dal ministero del lavoro l’improvvisa sospensione del progetto.
I violatori sistematici di ogni regola, i ladri professionali di legalità, i produttori seriali di leggi e prassi ad uso privatistico e personale, non trattandosi dell’orgia del potere con la Coppa America ed i lavori a Bagnoli ora controllano fino al punto da fare scaricare sulla pelle delle famiglie errori delle istituzioni!
Gli stessi che trovano in due giorni decine di miliardi per le guerre, ora pretenderebbero – in nome del “corretto uso dei fondi pubblici” – di mettere in discussione uno stanziamento, per fini sociali, di pochi milioni di euro.
In secondo luogo, perché stiamo parlando di persone, con il movimento di lotta, sono andati al Centro per l’impiego territoriale di competenza. Sono firmatari del Patto di Servizio sottoscritto per poi essere inseriti nel percorso Garanzia Giovani e GOL.
Sono stati assegnati ad enti di formazione più vari in corsi che corrispondono al bando per il progetto DILD di Napoli (manutenzione del verde, addetti cura e pulizia, operatori ambientali, operatori agricoli, accoglienza museale, marketing dei beni culturali ecc…). Hanno svolto 300/600 ore di formazione in aula e 80/160 di stage tirocinio. Hanno ricevuto solo un misero rimborso spese per questi corsi, per chi è riuscito ad averlo.
Hanno concluso il corso di formazione e fatto l’esame appena la Regione, con tempi biblici, fissava le date per le singole aule.
Per non parlare di una stagione estiva, come volontari, per la pulizia delle spiagge.
Tutti i nostri iscritti hanno partecipato, nonostante le evidenti anomalie prodotte dalla piattaforma, al clickday del 10 Luglio 2025 che a pochi giorni prima della pubblicazione già fa emergere diverse criticità ampiamente evidenziate da parte nostra nei giorni precedenti a tutti gli organi istituzionali.
Inizialmente il progetto era per 800 tirocinanti (la piattaforma del click ne accoglieva però un massimo 1600 e “chi cliccava più velocemente” rientrava nei primi 800).
Come volevasi dimostrare il 10 Luglio la piattaforma va in crash e subisce rallentamenti. Centinaia di disoccupati che avevano partecipato dal primo giorno al percorso escono dai primi 800.
Il Ministero del Lavoro già prima del 10 Luglio alle nostre segnalazioni circa il dubbio sulla validità di una piattaforma tramite Spid con il criterio del “chi arriva prima”, aveva comunicato che si sarebbe allargata la platea.
Infatti, in Prefettura, il 29 Luglio 2025 indica a Sviluppo Italia Lavoro di verificare i requisiti dell’intera platea che ha partecipato al clickday per il coinvolgimento di tutti gli idonei.
Nonostante questo, prosegue e si rafforza una speculazione politica da parte di chi, in vista della campagna elettorale, dopo essersi inserito nella vicenda della vertenza senza aver speso un minuto della sua vita per essa.
Lo scopo è sempre quello di alimentare la guerra tra poveri, dividere i disoccupati, delegittimare i movimenti di lotta (gli unici davvero protagonisti del percorso e riconosciuti da anni sui tavoli anche istituzionali ovvero il Movimento 7 Novembre ed il Cantiere 167 Scampia) dando spazio alla “normalizzazione” di questa lotta rendendola di nuovo compatibile ai sistemi clientelari di consiglieri e Company.
Consiglieri comunali ed aspiranti consiglieri regionali pronti, sulla pelle di migliaia di famiglie, a scaricare tensioni tra le platee dei disoccupati.
Dopo diverse settimane, si pubblica il primo elenco di idonei iniziando i questionari per una prima parte circa i dati per i DPI, mentre si resta in attesa della verifica complessiva dell’intera platea per delimitarne il numero di idonei.
Nel frattempo, solo a Dicembre, con enormi ritardi e richieste ai disoccupati di presentarsi nuovamente a consegnare i documenti necessari Sviluppo Italia Lavoro aveva verificato che la platea intera fosse di 1200.
Infatti in Prefettura dinanzi a Sindaco e Sottisegretario Durigon si annuncia che il 7 Dicembre 2025 sarebbero partiti prima di Natale i primi 40 senza DPI poi a Gennaio altri 800 e tra Febbraio e Marzo altri 400.
I primi 42 (diventati 39) partono dopo il 26 Gennaio con ritardi e problemi con i primi pagamenti delle prime indennità.
Si parte, dopo un bando ad un ente formativo, con i corsi sulla sicurezza sul lavoro per tutti/e andando in ordine. 4 ore in FAD e 8 in presenza obbligatori per poter andare a firmare i contratti PFI.
Nel frattempo la Regione Campania prevede la copertura finanziaria per l’intera platea.
Il Ministero, la Regione, la Città Metropolitana, il Comune di Napoli decidono, con modifica di Sviluppo Italia Lavoro, che il progetto sia di 1200 con 6 mesi pagati dal Ministero e i 6 mesi restanti dalla Regione.
Si prosegue con molta lentezza alla convocazione, da parte di Dadif, di tutta la platea per la firma dei contratti.
Dal 6 Maggio al 29 Maggio tutta la platea di 1200 disoccupati/e firma un contratto PFI diventando tirocinante lavoratore. Sul contratto viene indicata una sede, un orario giornaliero ed un tutor. Gradualmente dal 21 Maggio al 1 Giugno tutti iniziano con le attività di lavoro.
Ai singoli tirocinanti viene comunicato che è necessario, per i percettori di Adi, procedere con l’AdiCom per il ricalcolo dell’assegno che a fronte dei 600 di indennità da tirocinio dovrà essere ricalcolato.
A tutti/e viene fatta la copertura Inail sanitaria e anche la convocazione come da programma delle visite mediche.
Arriviamo ai primi di Giugno quando, a seguito di un tavolo in Prefettura, viene comunicato prima per interlocuzione con una nostra delegazione poi sul sito di Dadif Consulting che per 457 si sarebbe potuto proseguire (dato che per tali tirocinanti era stato rilasciato il nullaosta da Sviluppo Italia Lavoro) mentre per altri 690 il nullaosta non era stato rilasciato a causa di problemi relativi alla stesura dei PFI (difformità della compilazione dei moduli dei tutor, delle strutture ecc…) quindi avrebbero dovuto attendere e riprendere le attività di tirocinio lavoro.
Invece il 1 Luglio Sviluppo Italia Lavoro annuncia che “per gravi anomalie” procedurali ed amministrative il progetto è sospeso in autotutela fino a verifiche da parte degli Ispettorati del Lavoro.
Trapelano diverse informazioni circa tali problematiche procedurali ed amministrative: “anomalie sui dati trasmessi dal Soggetto Promotore ai fini del nulla osta; la dichiarazione di dati non veritieri relativi alla consistenza occupazionale presso le diverse sedi di tirocinio dei soggetti ospitanti; l’incoerenza nei PFI e negli Unilav sull’identità del soggetto ospitante; il superamento dei limiti numerici di assegnazione dei tirocinanti ai tutor del soggetto ospitante e del soggetto promotore previsti dalla disciplina regionale applicabile; la contemporanea assegnazione di tutor del soggetto ospitante a percorsi svolti presso sedi differenti, nonché ulteriori profili di disallineamento tra le sedi dichiarate nella documentazione progettuale e quelle risultanti dagli atti acquisiti ecc…”
Tutte cose che, se confermate, dovrebbero riempire di vergogna fino ad assumersi le responsabilità politiche con dimissioni da parte dell’Assessore al Lavoro del Comune di Napoli.
Eppure come è possibile che Sviluppo Italia Lavoro solo dopo la partenza da Gennaio di 40 tirocinanti, poi di 1200 di cui 457 con nullaosta e 670 senza, decide di sospendere il progetto senza comunicare le problematiche alla Prefettura ed al Comune anche al fine di trovare soluzioni veloci che non facciano ricadere tali responsabilità sulle spalle dei stessi tirocinanti?
Perché subito si è buttato tutto in campagna elettorale alimentando guerra tra poveri, sospetti e caos?
Come è possibile lasciare per giorni e settimane 1200 famiglie per strada, tra le quali alcune percettrice di ADI ora ricalcolata a ribasso o che avevano deciso di emanciparsi dal lavoro nero e precario anche se con l’attività di tirocinio avrebbero guadagnato molto di più?
Si parla anche di tirocinanti che non avevano i requisiti. Ma se le idoneità e le verifiche erano state fatte a monte stesso da Sviluppo Italia Lavoro?
Si parla di un elenco di problemi sui dati comunicati dalla Dadif a Sviluppo Italia sulla base delle informazioni date dal Comune di Napoli. Ma perché devono andarci sotto 1200 famiglie? Perché le istituzioni proprio sulla vita dei proletari non cercano di trovare una soluzione?
La risposta è semplice: questa vittoria sarebbe un precedente esplosivo. Ci hanno provato con i fascisti, con la sussunzione in dinamiche classiche di spartizione, ci hanno provato con la repressione, con la divisione interna ma siamo ancora qui e resistiamo.
E se si capisse che questa lotta è una lotta di tutti per la portata politica che rappresenta, ci sarebbe il caso di porsi il problema di costruire una grande mobilitazione unitaria, una forte piattaforma unificante che rafforzi la lotta dei disoccupati/e, attorno ad essa ma generalizzandola per il salario garantito, per la riduzione dell’orario di lavoro, per i lavoro utile, sociale e dignitoso, per la corrispondenza del lavoro con la difesa dell’ambiente, per il superamento dello sfruttamento dell’uomo sull’uomo e dell’uomo sulla natura iniziando dalla liberazione di una fetta di proletari dal ricatto della marginalità sociale, della precarietà e del lavoro nero al Sud.
Una piattaforma che si basi sulla soddisfazione dei bisogni e non dei profitti, non per i piani di riarmo e di guerra, attorno alla lotta dei disoccupati rafforzando questa lotta. Per vincere e rilanciare il movimento di classe.
Noi, nel frattempo, stiamo continuando senza tregua a lottare. Voi da che parte state, la vogliamo costruire insieme? Ci siete?