Stefania De Marco, segretaria del Circolo PRC Lidia Menapace – Riviera jonica messinese
In data 8 settembre, intervistato da Tele90, il sindaco di Furci Siculo (Me) – Matteo Francilia- ha parlato del post ciclone Harry e delle azioni intraprese e da intraprendere. Riteniamo importante esprimere il nostro punto di vista sulla questione.
Il discorso del sindaco si regge sostanzialmente sulla “retorica della difesa” che sta -pericolosamente- permeando l’immaginario collettivo in tutti gli ambiti e che giustifica il “riarmo” (di armi e di cemento). Il mare viene quindi inteso come un nemico da contenere. E, coerentemente, siccome il mare ci “aggredisce”, noi dobbiamo difenderci e quindi la strategia è quella di accelerare con consolidamento a terra e barriere in mare. Questa stessa narrazione, che da decenni trasforma fenomeni naturali in avversari da combattere, consente così di giustificare opere rigide, costose, spesso inutili e molto dannose.
Quello che il sindaco non dice è cosa ha davvero reso vulnerabili le spiagge. La fascia costiera è stata consumata da decenni di edificazione sregolata, in violazione della legge regionale 78 del 1976 che stabilisce il divieto di costruire a meno di 150 metri dalla battigia in tutta l’isola. La stessa eccezione prevista per le zone A e B dei piani regolatori (i centri urbani e storici esistenti nel 1976) è stata abusata per consentire ampliamenti e nuove edificazioni che hanno incrementato oltre misura il carico urbanistico. L’aspetto più grave della vicenda è che sono stati, e continuano ad essere, gli stessi comuni a realizzare strade ed opere annesse nella fascia di rispetto assoluto dove sono consentite le sole opere dirette alla fruizione del mare,
È chiaro che c’è un problema di sicurezza per i cittadini e che c’è un risvolto economico considerevole per tutta la riviera, ma bisogna intendersi su cosa (e chi) lo ha determinato. Perché se non si identifica con precisione l’origine del male la “cura” rischia di diventare più letale della “malattia”.
Quando il sindaco afferma che con onde di cinque metri il lungomare è a rischio, conferma esattamente questo. Se un lungomare rischia con onde di cinque metri, significa che non doveva essere lì. La difesa che oggi manca era la spiaggia, non le scogliere, non le barriere. E la spiaggia è scomparsa perché ci abbiamo costruito sopra chilometri di lungomari e abbiamo cementificato i torrenti che consentivano il suo naturale ripascimento.
Ed è paradossale che la spiaggia, che era la vera difesa, sia stata cancellata proprio dalle opere che oggi invoca come soluzione. Perché le evidenze scientifiche ci dicono che la realizzazione di ulteriori opere di difesa rigide amplificheranno il fenomeno dell’erosione, cancellando del tutto le nostre spiagge e rendendoci più insicuri e anche più poveri. Perché i turisti vengono attratti dalla spiaggia e dal mare e attorno a questo si è costruita parte dell’economia locale ma, se la spiaggia non esisterà più, non avranno più ragione di venire a trovarci.
Il discorso di Francilia vira poi su un altro grande tema, la “retorica della somma urgenza”. E lo dice con una franchezza disarmante: la somma urgenza serve a bypassare pareri, valutazioni, pianificazione. Dopo il 21 gennaio si è ricostruito esattamente com’era e che era già sbagliato, si è speso denaro pubblico senza cambiare nulla e ora si pretende di difendere l’indifendibile.
La promessa delle barricate poi, è teatro politico. I fondi per una barriera unica da Marzamemi a Messina non arriveranno mai e poi perché dovrebbero arrivare da noi e non invece sul versante tirrenico, o ancora sui litorali adriatici? Non esiste alcuna strategia nazionale che preveda un’opera di quel tipo, né sarebbe tecnicamente sensata. È una promessa impossibile, utile solo ad alimentare la retorica dell’emergenza.
Ma a chi sta parlando davvero il sindaco? Ai cittadini forse, ma non ai loro figli! Le opere rigide che oggi si invocano consumano risorse pubbliche, aggravano l’erosione, richiedono manutenzione continua, producono nuove emergenze. Sono interventi di pura propaganda che guardano all’immediato consenso elettorale e non certo al futuro.
Ma c’è una buona notizia. Registriamo con soddisfazione che su queste tematiche sta nascendo un dibattito civico importante sulla riviera jonica messinese, alimentato da una serie di incontri che si sono già realizzati e a cui seguiranno altri. Incontri che mirano ad analizzare lo stato di cose presenti, recuperare l’identità storica e culturale e ambientale del nostro territorio e da lì ripartire per immaginare un futuro possibile per tutti noi e per i nostri figli. Un futuro dove “restare” sia davvero possibile.
A questo proposito cogliamo l’occasione per invitare il sindaco Francilia, i sindaci della riviera e tutta la cittadinanza a partecipare al seminario “La scomparsa delle spiagge e il degrado dell’ambiente costiero – Cause, conseguenze, scenari” previsto per il 15 settembre 2026 · ore 16:30–19:00 Università degli Studi di Messina – Piazza Pugliatti 1, Aula Magna.
Si aggiungerà un tassello fondamentale per la comprensione dello stato di cose presenti che determineranno il nostro futuro
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