Paolo Pisu, Comitato di Salvaguardia del Trenino Verde della Sardegna
In questi giorni la Regione Sardegna ha annunciato con soddisfazione l’arrivo del primo treno a idrogeno destinato a circolare nell’Isola. Ogni innovazione tecnologica merita attenzione e può rappresentare un’opportunità per il sistema dei trasporti regionale.
Mi colpisce però una domanda. Mentre si discute del futuro della mobilità ferroviaria, quale futuro stiamo immaginando per il Trenino Verde e per le ferrovie turistiche della Sardegna?
Già nel 2014 l’allora Assessore regionale ai Trasporti Massimo Deiana aveva avviato una riflessione che oggi appare sorprendentemente attuale: il Trenino Verde non doveva essere considerato semplicemente un servizio di trasporto, ma uno strumento di promozione territoriale e di sviluppo delle aree interne.
Nello stesso periodo venivano inoltre poste le basi per un coinvolgimento diretto dei Comuni, dei territori e degli operatori turistici ed economici nella valorizzazione delle linee ferroviarie turistiche, che come Comitato ci trovavano concordi.
Questa impostazione trovò una prima concreta traduzione nel progetto By Rails, presentato presso la Sala Aldo Moro di Montecitorio con il coinvolgimento di Confcommercio Sardegna, che proponeva l’integrazione tra turismo ferroviario, mobilità attiva, recupero del patrimonio ferroviario e sviluppo delle economie locali.
Nel 2017 la Legge nazionale n. 128 sulle Ferrovie Turistiche ha successivamente riconosciuto e disciplinato proprio questi principi, prevedendo anche la possibilità di affidare specifici servizi turistici ai territori interessati.
A partire dal 2019 diversi territori della Sardegna hanno manifestato formalmente il proprio interesse verso forme di partecipazione diretta alla valorizzazione delle linee ferroviarie turistiche.
Gallura, Sarcidano, Barbagia di Seulo e Ogliastra hanno promosso protocolli d’intesa, manifestazioni di interesse, delibere comunali e progetti di sviluppo integrato nei quali la ferrovia rappresentava l’elemento di connessione tra patrimonio ambientale, culturale e turistico.
Alcune di queste iniziative hanno ottenuto approvazione e finanziamenti regionali.
Tra queste:
- circa 4,8 milioni di euro destinati al recupero di stazioni e cantonieri lungo la linea Macomer-Bosa;
- oltre 7,4 milioni di euro destinati a infrastrutture e valorizzazione del Trenino Verde nell’ambito del PST Sarcidano-Barbagia di Seulo;
- il finanziamento di un progetto sperimentale dedicato ai ferrocicli.
Diversa sorte hanno avuto invece le proposte relative al coinvolgimento diretto dei territori nella gestione e valorizzazione delle linee ferroviarie turistiche.
Le manifestazioni di interesse e le richieste di affidamento presentate formalmente da amministrazioni locali e soggetti territoriali per le tratte Palau-Bortigiadas, Arzana-Lanusei,
Seui-Arbatax e Mandas-Seui non risultano aver ricevuto riscontri formali né aver dato origine a successivi percorsi di confronto istituzionale.
Nel frattempo il legislatore regionale ha scelto di affrontare il tema attraverso l’istituzione della Fondazione Trenino Verde e Storico della Sardegna. Una scelta che ha avuto il merito di portare a scala regionale riflessioni e una proposta e iniziativa che era già emersa in uno dei territori attraversati dalle linee ferroviarie turistiche. Questa scelta è arrivata a fine mandato della Giunta Solinas, ma non ha avuto un seguito molto felice, anche secondo me perché mancava la rappresentanza degli operatori turistici ed economici.
Comunque, la sfida sarà ora quella di trasformare questa intuizione in un reale strumento di coordinamento, capace di valorizzare il patrimonio di proposte, relazioni ed esperienze sviluppato negli anni dalle comunità locali lungo le diverse linee ferroviarie turistiche.
Tuttavia, anche per la stagione turistica in corso, l’offerta ferroviaria continuerà a svilupparsi soltanto su una parte limitata della rete storica potenzialmente disponibile, lasciando ancora inattive o sottoutilizzate diverse tratte che negli anni sono state oggetto di proposte di valorizzazione provenienti dai territori.
La domanda, quindi, non riguarda il passato ma il futuro. Ma soprattutto si tratta di fare, come Giunta e Consiglio Regionale, una scelta politica chiara e netta se si intende veramente valorizzare questo immenso e unico patrimonio regionale ferroviario.
Dunque, la Sardegna deve chiarire se intende considerare le proprie ferrovie turistiche, di 438 km (la più lunga ferrovia turistica e storica a livello europeo), come un patrimonio strategico per lo sviluppo delle aree interne o come una semplice attività residuale da mantenere in esercizio pochi mesi l’anno, per gite domenicali?
Le migliori esperienze europee dimostrano che il successo delle ferrovie turistiche nasce quando infrastruttura ferroviaria, territori, amministrazioni, associazioni e operatori turistici ed economici lavorano insieme.
L’auspicio è che il percorso di consolidamento e piena attuazione della Fondazione Trenino Verde e Storico della Sardegna, previsto dalla recente normativa regionale, rappresenti finalmente l’occasione per riaprire un dialogo concreto con i territori che, negli ultimi anni, hanno avanzato proposte, sottoscritto protocolli e manifestato la propria disponibilità a contribuire direttamente alla valorizzazione delle linee ferroviarie turistiche.
Perché il Trenino Verde non appartiene soltanto a una rete ferroviaria o ad una istituzione o Ente. Appartiene anche alle comunità, ai paesaggi, alla storia e alle economie locali che attraversa, alle persone e ai Comitati che si sono impegnati per tenere aperto questo percorso, che ha consentito che arrivasse fino ai giorni nostri.
Per questo sarebbe auspicabile un gesto di alta politica e di rispetto di tutti gli interessati, e cioè che la Presidente Todde e gli Assessori di merito ci coinvolgessero in questo grande tema che contribuirebbe a rendere la Sardegna con un grande attrattore in più e dunque più ricca.
Paolo Pisu